mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Distorsioni a sinistra
Pubblicato il 22-08-2017


Se scrivo “guerra di civiltà lanciata dai terroristi islamici” gli ortodossi della sinistra mi bacchettano e stravolgono in “guerra di civiltà tra musulmani e cristiani” (io peraltro non sono religioso). Se parlo di “guerra ispirata a una interpretazione radicale o estrema dell’Islam” mi bacchettano lor signori perché il terrorismo non sarebbe ispirato a nessuna religione. E scambiano un’interpretazione estrema con l’Islam come viene interpretato dai più. Se osservo che “l’intervento in Iraq e il non intervento in Siria non sono certo gli unici elementi che hanno fatto esplodere il terrorismo”, visto che l’11 settembre del 2001 non c’era la guerra né in Iraq né in Siria, allora difendo la guerra di Bush. E magari anche il non intervento di Obama. Ma quest’ultimo é più popolare. Se sostengo che era giusto combattere per espropriare al terrorismo il territorio occupato i parolai della sinistra obiettano di essere contrari a tutte le guerre, dunque bisognava lasciare in vita lo stato islamico. Se affermo che la Spagna, il Belgio, la Francia, e anche l’Italia non hanno attaccato e bombardato nessuno, i custodi del vero asseriscono che anche questi paesi in quanto occidentali sono complici. Fornendo una lettura di comprensione del razzismo all’incontrario. Sono complici in quanto occidentali, cioé infedeli. E una giustificazione folle al terrorismo degli sgozzatori. Se scrivo che la Fallaci aveva ragione sulla debolezza culturale dell’Occidente e sui fini del terrorismo, allora ho sposato in toto le tesi della Fallaci. E per questo sono islamofobo e anche razzista. Sapete che vi dico, illustri signori che forgiate la Bibbia della teologia di sinistra? Voi siete assai peggio di tutti gli eretici che nella storia hanno sempre avuto ragione. Dopo. Molto dopo. Troppo dopo. E siete i principali responsabili delle sconfitte di una sinistra a vocazione minoritaria.

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Commenti all'articolo
  1. L’ortodossia della sinistra non è certo una giovincella dei giorni nostri, ma ha già sulle spalle parecchi anni, e ha di fatto una “vocazione minoritaria”, e non a caso nel passato ci furono dirigenti della sinistra, o meglio di quella determinata sinistra non riformista, che puntarono ad entrare nella “stanza dei bottoni” senza tuttavia assumere responsabilità dirette, e senza aspirare alla guida del Governo (forse perché ritenevano che potesse sempre rispuntare la suddetta vocazione minoritaria).

    In ogni caso quella parte politica sta facendo il suo mestiere, e segue per così dire il suo “istinto” e la sua natura, e l’errore è semmai di altri, cioè quello di volersela fare alleata in modo da raggiungere i numeri che servono per ottenere la maggioranza, ossia la condizione per poter governare, dal momento che la “vocazione minoritaria” difficilmente scompare, e può anche assumere un andamento “carsico” e riemergere inaspettatamente.

    Paolo B. 31.08.2017

  2. Intervistato sui recenti sgomberi a Roma, sulle politiche di accoglienza e sulla minaccia rappresentata dal terrorismo, il capo della Polizia Franco Gabrielli chiama in causa la politica che non può “delegare tutto alle forze di polizia, perché certi problemi, prima che di ordine pubblico, sono problemi sociali, che non si possono scaricare sulle forze dell’ordine, facendole diventare oggetto di strumentalizzazione e scontro tra chi solidarizza con loro e chi le attacca”. Al Corriere della Sera, Gabrielli spiega poi la sua posizione sull’intreccio tra questione sicurezza e migranti, auspicando che smetta di essere terreno di scontro politico: “bisogna procedere con l’integrazione, e se ci sono realtà e territori refrattari trovare il modo di far capire che non c’è alternativa. A parte coloro che hanno diritto alla protezione internazionale, ci sono etnie che non otterranno mai lo status di rifugiati e sono destinati a restare illegalmente; per impedirlo, – afferma il capo della Polizia – se non si riesce a ottenere i rimpatri, non resta che l’integrazione, che peraltro è un’opportunità da utilizzare per salvaguardarci dalla criminalità e dal terrorismo”. “L’illegalità – prosegue Gabrielli – porta a commettere reati, diventa terreno di reclutamento per le organizzazione criminali ma anche per il terrorismo di matrice religiosa. L’adesione alla propaganda jihadista, molte volte, prima ancora che una causa di pericolo per noi è un effetto di una mancata integrazione sociale; l’aspetto religioso diventa quasi un corollario di situazioni di marginalità e disagio che non trovano altre risposta e diventano espressione di sfida e ribellione”.

  3. Quanto riferito da Andrea sembra avere il sapore di una posizione politica, anche se espressa da una figura essenzialmente tecnica, e a me pare che i rappresentanti del PSI dovrebbero dire come la pensano in merito, per l’appunto sul piano politico, visto l’alto ruolo istituzionale di chi si è pronunciato, e stante la delicatezza dell’argomento, nel senso di sapere da parte loro se condividono o meno la proposta, che mi pare essere piuttosto precisa, da come almeno viene riportata e da come l’ho intesa, e sulla quale la politica dovrebbe per l’appunto dichiararsi (a mio modestissimo parere).

    Paolo B. 01.09.2017

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