lunedì, 24 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Fine vita, l’orripilante risposta del silenzio
Pubblicato il 02-08-2017


“Ma ci sono cose più importanti!”. Chi non rammenta l’improvvida ed arrogante frase di Massimo D’Alema, interrogato sui diritti LGBT? Il leader maximo de noantri ha fatto scuola. L’ultima vittima in ordine di tempo del “ci sono cose più importanti!” è la legge sul fine vita, passata alla camera dei deputati il 20 aprile scorso, ormai definitivamente seppellita in Senato.

In materia non c’è una norma e sono costretti ad intervenire i giudici. E lo fanno come un elefante in un negozio di cristalli, non avendo né la competenza scientifica né l’inquadramento etico della materia. La politica si gira dall’altra parte, salvo poi, al primo caso di cronaca, intasare le redazioni giornalistiche con comunicati ad effetto ed occludere i social network con lacrime di coccodrillo. Così è stato con Eluana. Così è stato con il piccolo Charlie. Così è stato per Elisa.

Ma cos’è che paralizza il palazzo? Da un lato il timore, forte, delle gerarchie ecclesiastiche. Dall’altro l’ombra dei medici, che masticano amaro all’idea di doversi trasformare in “angeli della morte”. Il giuramento di Ippocrate glielo vieta.  Eppure il presidente della pontificia accademia per la vita, Monsignor Paraglia, ha tuonato sulla necessità di una legge. Il Vaticano vuole una legge sul fine vita. Su Libero la dottoressa Melania Rizzoli ha dato voce alla posizione di moltissimi medici: ha detto chiaramente che una legge è necessaria. Si tratta di posizioni diverse, ambedue legittime, da dialettizzarsi con quelle di chi, come me, crede che la dignità umana vada garantita a qualunque costo.

Eppure la politica di tutti gli schieramenti  ha messo la testa sotto la sabbia, solo per paura di perdere qualche consenso. Pavida in maniera oscena, incapace di guardare ai fatti e di collegarsi con la società,  essa si rifugia in un patologico dialogo con i fantasmi. In primis lo spettro di un corpo politico cattolico diffuso, totalmente dipendente dalle gerarchie ecclesiastiche, che non esiste più. Da lungo tempo la gran massa dei credenti è perfettamente autonoma in materia di morale sessuale, contraccezione, aborto e preferenze politiche. In seconda battuta il fantasma dei medici aggrappati in maniera fanatica al giuramento di Ippocrate. I medici non sono macchine devote all’ideologia: sono persone come noi, come noi esattamente capaci di empatia: soffrono guardando la sofferenza.

Insomma tutti vogliono una legge sul fine vita: la chiesa, i medici, gli attivisti, gli uomini e le donne che, ogni giorno, vedono il corpo straziato, umiliato ed offeso dei loro familiari ed amici, condannato ad una “vita” priva di dignità. Di fronte a questo dramma la politica, invece di comporre le diverse posizioni, è riuscita a dare l’unica ed orripilante risposta sbagliata: il silenzio.

Mario Michele Pascale
Presidente Associazione Spartaco

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento