venerdì, 15 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il renzismo e la prospettiva di una nuova “Terza Forza”
Pubblicato il 02-08-2017


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Sul merito della questione “vitalizi” il nostro direttore e le altre voci ospitate dall’Avanti! hanno allegato tutte le considerazioni possibili per dimostrare che la legge Richetti è un vulnus al Parlamento e dunque alla Costituzione e alla democrazia. La prosa di Mauro si segnala per il pathos che la caratterizza: quasi una trasfigurazione lirica della bella politica. Non aggiungerò una sola parola per argomentare il mio “lucro cessante” (così si chiama nelle pandette) derivato dal mancato o ridottissimo esercizio della attività professionale da quando ho dedicato me stesso al lavoro politico. Ribadisco soltanto un’ovvietà: quando ho varcato per la prima volta la soglia di Palazzo Madama conoscevo il “trattamento di quiescenza” che mi sarebbe spettato. Ne sapevo abbastanza per conoscere l’intangibilità dei diritti acquisiti. Sulla “bella politica” che ha dato un senso alla nostra milizia non farò chiose alla nobile palinodia di Mauro del Bue. Dico soltanto che, malgrado gli errori che ho sicuramente compiuto, sono orgoglioso della mia modesta “storia” personale.

E sono anche lieto che ci sia qualcuno, per la verità ex militanti del PCI come Sposetti e Macaluso, che biasimano come aberrante la cosiddetta “abolizione dei vitalizi”, di cui si gloria in televisione il “sassolino” Matteo Richetti, ancorché si tratti di un progettato “taglio”. Confido che durante l’esame della legge al Senato non rimarrà silente il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ciò premesso, allineo alcune riflessioni politiche. Richetti è il portavoce del PD; i deputati del PD hanno sostenuto e votato la demagogica legge del veltro di Sassuolo. Dunque la normativa approvata dalla Camera rispecchia la volontà del segretario del PD, Matteo Renzi. Dunque noi socialisti, che abbiamo reso esplicito la nostra disapprovazione, dobbiamo affrontare il “caso Renzi” oggi.

Entro in argomento con una confessione personale. Quando il boy scout di Rignano ha corso nelle primarie come candidato alla Presidenza del Consiglio sono andato a votarlo insieme ad alcuni amici e compagni del mio paese. E’ andata a finire che i socialisti “hanno vinto il seggio”, come dicevano, sconcertati, i postcomunisti inossidabili del posto. Ho votato sì al referendum sulla riforma del Senato, sia pure turandomi il naso. Ho pensato e detto che noi della vecchia guardia socialista, novelli Ulissidi, non potevamo che sostenere “Matteo-Telemaco”. E adesso, mentre Telemaco ruba il mestiere a Grillo e Casaleggio? Dico subito che esagera chi è convinto che “Renzi sia finito”. E tuttavia è difficile negare qualche fondamento alle severe argomentazioni che Enrico Cisnetto ha allineato nel numero del 29 luglio della News Letter di Terza Repubblica: “La rottamazione è stata una parola d’ordine fortunata, ha incarnato esigenze effettive, ma ha finito col lisciare il pelo al populismo”. Vero: lo conferma la demagogica impresa richettiana sui vitalizi. Ma la diagnosi di Cisnetto è ancor più severa sul bilancio della “gioventù bruciata” dei quarantenni rottamatori: “Non ha dimostrato una reale autosufficienza, non solo perché priva della necessaria esperienza e di adeguata preparazione…ma perché inconsapevole di questa mancanza e comunque indisponibile a cercarla laddove presente”.

Non possiamo, nel nostro piccolo, fingere che questo giudizio negativo non sia sempre più diffuso. Tocca anche a noi aprire sul punto la discussione nel centro-sinistra, al riparo da ogni tendenza nichilista, ma con il proposito di suscitare anche all’interno del PD e nei centri di cultura politica una esegesi critica ed autocritica ed una nuova elaborazione progettuale.

La mia esperienza personale richiama alla mente gli anni dell’egemonia democristiana che precedettero la svolta dei primi governi di centro-sinistra con la partecipazione dei socialisti. Allora fu determinate la “Terza forza” composta dal PRI e dal neonato Partito Radicale. L’eclissi del renzismo conferma che anche oggi può essere virtuosa, nell’interesse del Paese, l’opera critica e propositiva di una nuova “Terza Forza”, di cui ho già patrocinato la nascita nel mio intervento dei giorni scorsi su questo giornale.

Leggo che Emma Bonino e Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, danno vita a “Forza Europa”. Pare a me che nel Paese siano presenti altre energie politiche e culturali che dovrebbero entrare in campo. Non voglio sopravvalutare le nostre forze. E tuttavia, come ho già rimarcato, penso che l’Associazione Socialismo, Mondoperaio e l’Avanti, insieme all’intera comunità del PSI, possono operare attivamente per far uscire l’Italia dal cul di sacco rigonfio di renziani ed anti-renziani in perpetua lotta.

Fabio Fabbri

Post scriptum.
Apprendo dal fondo “domenicale” di Eugenio Scalfari che è frequente il suo dialogo diretto con Matteo Renzi. I consigli del fondatore di Repubblica, che è dotato di saggezza e di preclara intelligenza politica, sono sicuramente utili e benvenuti. Non basta però, caro Eugenio, l’invocato ausilio di Romano Prodi, di Enrico Letta e di Walter Veltroni. Osservo ancora che resta da chiarire il ruolo dell’ex Sindaco di Milano Pisapia. Vedo invece vivida la nuova stella di Marco Minniti. Saranno comunque essenziali per attivare il nuovo corso idee chiare, gente nuova e adesione ai problemi concreti: proprio come heri dicebamus.

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