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Opinioni e commenti
 

Il trionfo del giustizialismo e le ragioni di Craxi
Pubblicato il 01-08-2017


craxi monetineIl 30 aprile 1993 è una data indimenticabile per i feticisti di Mani Pulite. È il giorno in cui Craxi venne linciato con un terribile lancio di monete all’uscita dell’hotel Raphael, dopo che la Camera aveva respinto quattro delle sei richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti.

A ventiquattro anni di distanza, sopite le emozioni del tempo, è doveroso provare a comprendere perché Craxi venne aggredito in tal modo.

La violenza ai danni del leader del Psi è spiegabile seguendo due linee interpretative interrelate: le logiche del finanziamento ai partiti e la demonizzazione sistematica di Craxi, con il conseguente trionfo del moralismo-giustizialista postcomunista.

Il finanziamento illecito ai partiti è il centro della questione, ed è anche il motivo per cui Craxi verrà processato, ma soprattutto demonizzato dal circuito mediatico-giudiziario a trazione pidiessina. È ormai noto che tutti i partiti della Prima Repubblica si finanziassero, almeno in parte, in modo illegale. Le ragioni di questa realtà sono molto complesse e riguardano, da un lato gli scenari e le conseguenze della guerra fredda e dall’altro i crescenti costi della politica.

La presenza del Partito comunista più forte d’Europa fiancheggiato anche finanziariamente dall’Urss fu un elemento particolarmente gravoso per la democrazia italiana. Il contrasto al Pci e alla sua macchina burocratico-propagandistica, in altre parole, costava moltissimo ai partiti democratici.

Inoltre, a partire dagli anni Ottanta, con la modernizzazione delle campagne elettorali e con la diffusione di massa del mezzo televisivo – e quindi degli spot elettorali – i costi della politica iniziavano ad aumentare vorticosamente.

In effetti, l’aumento dei costi della politica si era reso evidente ben prima dello scoppio dell’inchiesta di Mani Pulite. Infatti nell’autunno del 1989 era stata approvata da tutto l’arco costituzionale un’amnistia riguardante la violazione della legge sul finanziamento ai partiti.
Il provvedimento è emblematico ed evidenzia anzitempo l’attendibilità delle denunce fatte da Craxi ad indagini iniziate. Ma soprattutto implica che i processi di Mani Pulite riguardino solo il triennio 1989-1992. La presunta opera di moralizzazione della vita pubblica, dunque, è solo parziale e non tiene conto di tutti fatti ante 1989.

Anche la demonizzazione di Craxi, iniziata ben prima del triennio 1992-1994, per varie ragioni tra cui il suo viscerale anticomunismo e la sua forte personalità, ebbe il suo punto apicale proprio con le indagini di Mani Pulite. Ed ebbe una notevole accelerazione con il discorso del 3 luglio 1992 in cui Craxi rivelò al Paese la natura del finanziamento illecito a tutti partiti, incluso il Pci che si finanziava tramite i contributi sovietici. Le sue affermazioni – riprese anche nel discorso difensivo prima della votazione per l’autorizzazione a procedere 29 aprile 1993 – di una verità sconcertante per il tempo gli costarono care. Rivelando ciò che tutti i principali leader sapevano, il segretario del Psi venne identificato come il campione della partitocrazia. A questo concorse massicciamente il Pds, che tramite il gruppo l’Espresso e tramite alcune emittenti televisive, cercò di identificare Craxi come l’incarnazione del malcostume politico e della corruzione, portando a compimento la demonizzazione iniziata alla fine degli anni Settanta

E così, a causa delle denunce sul finanziamento illegale ai partiti manipolate ad arte dal circuito mediatico-giudiziario guidato dai post comunisti e da una magistratura particolarmente attiva e connivente, Craxi divenne il capro espiatorio della drammatica crisi in cui era precipitata l’Italia nei primi anni Novanta. Il leader del Psi, insomma, venne identificato come il Cinghialone ovvero il principale ostacolo da abbattere per il rinnovamento morale (miseramente fallito..) dell’Italia.

Il Pds riuscì ad eliminare giudiziariamente – e non politicamente, si badi – il proprio nemico di sempre, colui che aveva relegato l’ex Pci all’opposizione dal 1979.

Tramite questo apparente successo la diversità comunista del tardo Berlinguer divenne il nuovo faro ideologico del Pds, che da pochi anni aveva abbandonato, sconfitto dalla Storia, il dogma marxista-leninista.

Le monetine lanciate a Craxi, dunque, si trasformarono da deprecabile gesto squadristico, in compiuta affermazione del paradigma giustizialista che ormai guidava gran parte del Paese.

Martino Loiacono

Martino Loiacono

Laureato in Lettere, esperto della Storia dell'Italia Repubblicana e appassionato di politica. Mi occupo di comunicazione pubblica e istituzionale.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Loiacono, tutto molto vero e corretto. Manca però un punto che non può essere dimenticato, pena fare un torto alla realtà.
    Parli di circuito mediatico giudiziario, ma dimentichi di dire che anche e soprattutto Berlusconi con le sue reti fece da cassa di risonanza a questo circuito, cavalcando il giustizialismo con Fede e Brosio su tutti.
    Dimenticarlo significa non comprendere come e perché gli fu difficile contrastarlo quando gli si ritorse contro una volta sceso in campo.
    Inoltre non dimentichiamoci che le monetine non furono tirate solo da PDS ma anche da Alleanza Nazionale.
    Questo per verità di fatti completi e non per sminuire il valore ed il merito della ricostruzione.

    • Caro Preti, ha assolutamente ragione. Purtroppo in un articolo non si può inserire tutto, anche se questo aspetto sarebbe potuto essere menzionato. In effetti, Berlusconi inizialmente cavalcò l’onda e poi ne venne brutalmente travolto.
      Strana l’Italia.

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