lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione. Meno banalità
e più pragmatismo
Pubblicato il 29-08-2017


La fiera delle banalità ha sempre le porte aperte, e pare che molti dei politici odierni paghino il biglietto e facciano la fila per entrare e iscriversi ai club degli urlatori. Tanto più si avvicinano le elezioni (a proposito, è bello ricordare ai vincitori del referendum di dicembre 2016, che siamo già ad agosto 2017…) tanto più si cerca di toccare la corda del populismo.

Sull’immigrazione, la politica ha perso la capacità di analisi e di proposta che dovrebbe caratterizzare il ruolo dei governanti e degli aspiranti tali, invece si assiste a una classica girandola di parole sconclusionate che non consentono di esaminare con il dovuto realismo il fenomeno. Il fatto che non possiamo ospitarli tutti è una tale ovvietà che pare inutile ripeterla. Una ovvietà che comunque anche il papa si è sentito in dovere di ribadire. “Aiutiamoli a casa loro” è diventato lo slogan più abusato dell’estate. Salvini ne ha dato l’imprimatur, poi anche Renzi l’ha seguito. Ma anche qui, si parla di un’ovvietà che tuttavia cozza pesantemente con le condizioni geopolitiche dell’Africa. La domanda vera è: aiutarli dove e come? Sostenere ogni paese da cui si muovono i migranti? Ma ai nostri politici dice qualcosa il tema dei “confini porosi”? Aiutarli in Libia, che è uno dei punti principali di partenza verso l’Europa? Se si, però, rapportandosi con chi? Con quale governo legittimo? Agire militarmente nei paesi africani? Certo se le azioni militari degli ultimi anni sono state eseguite senza alcune valutazione degli equilibri internazionali, stiamo freschi. Soprattutto se crediamo a teorie politologiche come l’esportazione della democrazia, che tanti guasti ha prodotto nel primo decennio del ventunesimo secolo. In Italia però, fortunatamente, è successo quello che non ci aspettavamo.

Negli ultimi mesi, l’azione del ministro Minniti denota quella dose di pragmatismo che era fondamentale. Occorreva identificare le autentiche fonti di fiancheggiamento delle rotte dei migranti, agire con accordi bilaterali per i rimpatri, rendere più responsabilizzata l’Europa di fronte a un fenomeno che, in primis, investe la penisola come prima base di attracco delle rotte. Minniti si è mosso con competenza in settori delicati, anche a costo di creare dissapori in maggioranza. Sta mettendo in riga tutte le ong, rivedendo il ruolo della nostra marina anche in una logica di maggior controllo e di coordinamento tra forze. In sostanza, sta usando l’unica dote che serve di fronte a temi così complessi: un pragmatismo che, fino a questo momento, il governo aveva applicato solo a spizzico e bocconi.

Leonardo Raito

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Commenti all'articolo
  1. Se si tratta di impiegare il pragmatismo, la Prima Repubblica ne ha usato probabilmente in abbondanza, perché, salvo mie errori di memoria, vigeva allora la regola e la prassi di portare gli aiuti sul posto, attraverso forme di collaborazione e azioni similari, e a quei tempi il fenomeno migratorio era in misura fisiologica e dunque sostenibile per il Paese ospitante, almeno da come lo ricordo.

    Penso che questo andrebbe doverosamente ricordato, anche per trarne un qualche insegnamento, o perlomeno una qualche indicazione “operativa”, da parte degli odierni “decisori” politici, anche se c’è chi teorizza che il confronto non si può fare essendo cambiato fortemente il contesto, per un insieme di cause e fattori.

    Il che ha sicuramente un fondo di verità, dal momento che da quegli anni è trascorso un quarto di secolo, e anche più, ma pure a quell’epoca non mancavano di certo i problemi sulle sponde del Mediterraneo, e non solo, ed è pertanto verosimile che quella classe politica sia riuscita a trovare risposte e soluzioni agli eventi che si andavano via via determinando.

    Paolo B. 31.08.2017

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