giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps, da settembre arriva il “Polo unico
per le visite fiscali”
Pubblicato il 30-08-2017


Inps

POLO UNICO VISITE FISCALI

Dal 1° settembre, come stabilisce il decreto legislativo 75 del 27 maggio, entra in vigore il “Polo unico per le visite fiscali”, con l’attribuzione all’Istituto della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo, sia su richiesta delle pubbliche amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Il decreto prevede anche la revisione della disciplina, da regolamentare mediante apposite convenzioni, del rapporto tra Inps e medici di medicina fiscale. Un apposito decreto ministeriale procederà all’armonizzazione della disciplina dei settori pubblico e privato in materia di fasce orarie di reperibilità e alla definizione delle modalità per lo svolgimento degli accertamenti medico legali.

Dal 1° settembre, in sede di prima attuazione della normativa, gli applicativi in uso presso l’Istituto sono stati adattati al fine di acquisire i dati dei certificati dei dipendenti pubblici e disporre un numero prestabilito di visite d’ufficio.

In considerazione della vastità e rilevanza delle modifiche che è necessario apportare, le soluzioni tecniche ed amministrative che sono state adottate dal 1° settembre rappresentano una prima applicazione sperimentale, che sarà progressivamente messa a punto in tempi successivi, fino alla realizzazione di un sistema a regime organico e completo.

In attesa della della pubblicazione dei decreti ministeriali e della conseguente circolare Inps, il messaggio 3265, per l’attuazione tempestiva della disposizione, fornisce le prime informazioni e indicazioni operative su:

Categorie di dipendenti pubblici interessati

Budget disponibile

Richiesta delle visite mediche di controllo da parte delle PP.AA.

Disposizione d’ufficio delle visite mediche domiciliari

Assegnazione delle visite mediche di controllo

Visite mediche di controllo per i casi di infortunio sul lavoro e malattia professionale

Compiti e funzioni degli Uffici amministrativi e delle U.O.C./U.O.S.T. delle Strutture territoriali competenti

Gestione reperibilità e assenza del lavoratore

Il Polo Unico e la dotazione e distribuzione attuale di medici fiscali

Pensioni

26 MLD IN PIÙ DI SPESA NEI PROSSIMI 4 ANNI

Spesa pensionistica in aumento

Si è discusso molto nei giorni scorsi dell’ipotesi di evitare l’aumento dell’età pensionabile che dovrebbe scattare dal 2019. E la Ragioneria generale dello Stato, insieme a Tito Boeri, sono tra le voci che hanno messo in guardia sui rischi di un tale provvedimento, per i costi che implicherebbe. Unimpresa, analizzando i dati contenuti nel Documento di economia e finanza messo a punto dal Governo lo scorso aprile, segnala che nei prossimi quattro anni la spesa per gli assegni pensionistici crescerà di 26 miliardi euro, mentre l’aumento della spesa per le prestazioni sociali sarà di 8 miliardi e quello per la sanità di 6 miliardi. Nello specifico, segnala il Centro studi di Unimpresa, il totale degli assegni pensionistici passerà dai 261 miliardi del 2016 ai 287 miliardi del 2020

(+10%); le prestazioni sociali passeranno da 76 miliardi a 84 miliardi (+11%); le spese sanitarie cresceranno da 112 miliardi a 118 miliardi (+5,36%).

“Come confermato in questi giorni dalla Ragioneria generale dello Stato, restano dei preoccupanti squilibri e l’aumento della spesa pensionistica dimostra che le riforme degli scorsi anni non hanno risolto i problemi delle nostre finanze pubbliche”, è il commento del vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, a questi dati. Il rischio

più concreto però deriva dal fatto che la spesa per pensioni e prestazioni sociali, resterà sostanzialmente stabile rispetto al Pil. Invece, la spesa sanitaria in rapporto al Pil scenderà del 6,73%, dunque sembra che lo Stato investirà più nelle pensioni e meno nelle cure mediche.

Via ai limiti per la pensione anticipata

Secondo quanto scrive Repubblica, uno degli interventi sulle pensioni che potrebbe entrare nella Legge di bilancio riguarda “l’abolizione o la riduzione delle barriere poste dalla riforma Fornero per l’accesso alla pensione contributiva anticipata (al momento può essere perfezionata a 63 anni e 7 mesi): è indispensabile che l’assegno maturato sia paria a 2,8 volte l’assegno sociale (di 448 euro)”. Inoltre, potrebbe essere tolto il limite che impone di accedere alla pensione di vecchiaia con il contributivo puro se si ha diritto a un assegno almeno pari a una volta e mezza l’assegno sociale. Ipotesi che trova d’accordo Cesare Damiano, secondo cui l’eliminazione di queste due soglie rappresenterebbe “una grande vittoria, soprattutto per i giovani”. Vedremo se l’esecutivo confermerà queste indiscrezioni. Lo si potrà capire quando ricomincerà il confronto con i sindacati sulla previdenza.

Giacobbe: cambiano la legge Fornero

Negli ultimi giorni sembra che si stia riaccendendo una sorta di “scontro generazionale” sulle pensioni. Anna Giacobbe, dal suo profilo Facebook, ci tiene però a dire che “non sarà un meccanismo che automaticamente e inesorabilmente allontana l’età della pensione (per ‘aumento aspettativa di vita’), o che a ciascuno ‘ridà quello che ci ha versato’ (il ‘contributivo puro’), a fare giustizia tra le generazioni, a dare il giusto a ciascuno”. Per la deputata del Partito democratico è giunto il momento di cambiare la Legge Fornero, perché “nel 2011 eravamo sull’’orlo del baratro’, così si disse, e per questo si intervenne sulla previdenza con grande durezza. Oggi le cose vanno meglio, l’economia è in ripresa (io credo davvero che sia così). E allora ‘la Fornero’ non è vangelo (con rispetto parlando)”. “Cambiare si può, cambiare si deve”, è la conclusione di Giacobbe.

Indagine Uil sulla PA

ASSENZA DI SALUTE, SICUREZZA E BENESSERE ORGANIZZATIVO

“Si è conclusa l’ultima fase del monitoraggio avviato dalla Uilpa nel novembre 2015, quando fu chiesto ai datori di lavoro pubblici (Ministeri, Agenzie Fiscali ed Enti Pubblici non economici) un confronto sugli adempimenti previsti dall’art. 26 del D. Lgs. 9 aprile 2008, 81, finalizzato a misurare lo ‘stato di salute’ della Pubblica Amministrazione”.  Lo  ha recentemente dichiarato in una nota il Segretario Generale della Uilpa, Nicola Turco il quale ha aggiunto:  “Si è trattato di un importante monitoraggio inteso a verificare le reali condizioni degli ambienti, delle relazioni di lavoro e della qualità della vita dei lavoratori delle amministrazioni pubbliche, i cui risultati sono stati oggetto di un’elaborazione statistica”.

“Un’indagine a tappeto – ha proseguito Turco – sulle varie articolazioni centrali e periferiche della P.A.,  il  cui risultato più significativo è sicuramente il  ‘silenzio’  diffuso su tutto il territorio nazionale, che si riferisce indistintamente a tutte le macro Aree del Paese (Nord, Centro, Sud ed Isole), con punte eclatanti che riguardano il Ministero della Giustizia (75,9%), il MEF (73,9), il MIUR (73,8%), l’Interno (73,2%), il Mibact (69,6%), il MIT (66,7%), il Lavoro (69,4%), la Difesa (51,9%).

“Un silenzio – ha sottolineato Turco – che fa riflettere non solo sulla reale conformità a norma dei luoghi e dei processi di lavoro ma soprattutto sulla stessa percezione e sensibilità del management pubblico  rispetto a tali problematiche”.

Il Segretario Generale della Uilpa ha inoltre evidenziato che “i risultati dell’indagine rappresentano plasticamente la scarsa cultura e l’insufficiente programmazione in materia di prevenzione e benessere organizzativo, fattori che si ripercuotono sulla qualità della vita dei lavoratori ma anche sui servizi erogati ai cittadini”.

In particolare ha precisato Turco che: “E’ appena il caso di ricordare che il costo sostenuto dalla finanza pubblica per gli incidenti sul lavoro e per le malattie professionali oscilla tra il 2,6 e il 3,8 per cento del PIL e che una strategia nazionale indirizzata a eliminare queste falle di sistema, contribuirebbe ad un abbattimento di costi di notevole entità. Basti pensare al calo delle assenze per malattia,  alla  riduzione di costi per l’assistenza sanitaria, al mantenimento in servizio di dipendenti altrimenti costretti al pensionamento per sopravvenuta inidoneità fisica.

L’abbattimento  di   tali  costi  potrebbe  trasformarsi  in un risparmio di gestione da investire in rinnovi contrattuali seri e degni di questo nome”.

“Questa realtà  – ha ulteriormente puntualizzato Turco –  ci ha indotto a rompere il silenzio con una pubblicazione dal titolo ‘Salute e sicurezza del lavoro nella P.A. – La tutela della  persona’   che presenteremo  a settembre  e  che  abbiamo  immaginato come un doppio binario: la realtà da cambiare da un lato e il modello a cui tendere dall’altro. Una operazione verità finalizzata a raccontare ai cittadini le reali condizioni in cui versa la Pubblica Amministrazione ed in cui operano quotidianamente i tanto bistrattati dipendenti pubblici che erogano i servizi alla collettività”.

“Abbiamo voluto dimostrare – ha concluso il Segretario Generale della Uilpa – che chi pensa di riformare la Pubblica Amministrazione tagliando e non investendo, senza alcun confronto, non potrà andare da alcuna altra parte se non su quella dello smantellamento dei servizi, a discapito dei cittadini e di tutti gli utenti in generale”.

Carlo Pareto

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