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Opinioni e commenti
 

Italia Francia. Continua il braccio di ferro
Pubblicato il 03-08-2017


calendaDopo la vicenda su Stx-Fincantieri non ancora conclusa ma per la quale il Ministro Calenda manifesta ottimismo per sviluppi positivi, il governo ha avviato un’istruttoria su Tim in relazione alla golden power. In pratica il governo si è attivato per verificare il ruolo di direzione e controllo dichiarato dai francesi di Vivendi sul gruppo delle telecomunicazioni  che possiede la rete di accesso telefonica. Il faro è dunque puntato su questo asset, ritenuto strategico per il Paese.

La questione è già iniziata qualche giorno fa. Il 31 luglio scorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ricevuto una nota nella quale il Ministro dello Sviluppo Economico ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della Presidenza del Consiglio (di cui al DPR n. 35 del 19 febbraio 2014 e del DPR n. 86 del 25 marzo 2014), al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’applicazione del decreto sul golden power, in relazione al comunicato stampa del 28 luglio scorso di Tim spa. Il 27 luglio il board di Tim aveva preso atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi SA. Questo è il passo in tema di corporate governance indicato dal governo italiano nel dare notizia dell’avvio dell’istruttoria.

La norma di riferimento è il decreto legge n. 21 del 15 marzo 2012 (‘golden power’) che conferisce all’esecutivo poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha precisato:  “’Facciamo quello che il governo deve fare: applicare le regole che esistono. A palazzo Chigi abbiamo chiesto di verificare se c’è l’obbligo di notifica sull’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendì”. Poi, ai giornalisti che gli chiedono se l’obiettivo è quello di arrivare a una sanzione ha risposto: “Vediamo cosa dice il comitato e da lì valutiamo”. Infine ha assicurato: “Questa cosa non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri”.

Sull’assetto societario dell’operatore è intervenuto anche il presidente Consob, Giuseppe Vegas: “C’erano delle cose da capire: siamo andati in ispezione. Potrà anche essere una coincidenza, ma il fatto che abbiano dichiarato la direzione e il coordinamento di Vivendi su Telecom mi fa pensare che, forse, senza la nostra ispezione, non lo avrebbero fatto. Hanno detto che la valutazione sull’eventuale consolidamento del debito riguarda la Consob francese. Ma se la direzione e il coordinamento c’erano anche prima, allora si pone un problema di trasparenza che riguarda anche noi. Vedremo”. Lo ha dichiarato in un’intervista pubblicata ieri dalla Stampa, riferendosi all’inchiesta aperta sulla natura del controllo esercitato dal socio francese che detiene il 24,9% del capitale di Tim. Vegas annuncia così approfondimenti sulla gestione di Telecom, dal momento che, potrebbe porsi un problema di trasparenza di competenza della vigilanza italiana.

Con riferimento al comunicato stampa del 27 luglio u.s. di Tim SpA, Palazzo Chigi ricorda: “Nel comunicato in questione erano state rese note, inter alia, alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Consiglio di amministrazione di Tim e, in particolare, la presa d’atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi Sa”.

A chiedere ieri di valutare di intraprendere questa iniziativa era stata ieri un’interpellanza al ministro del Mise del deputato e presidente Pd Matteo Orfini che chiedeva al Governo quali iniziative avesse preso o volesse intraprendere per evitare eventuali minacce di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti, citando una parte del testo dell’articolo 2 della norma sul golden power.

Il decreto legge 21 del 15 marzo 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 56 dell’11 maggio 2012, quando era in carica il Governo Monti, contiene norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. La legge, ridisegna i poteri speciali dello Stato in caso di difesa da scalate ostili nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e in quelli di rilevanza strategica come l’energia, i trasporti e le comunicazioni. Nel passaggio a Montecitorio del decreto legge il veto fu esteso anche ai servizi pubblici essenziali. Inoltre, e fu la novità fondamentale, la nuova golden share non è più legata alla partecipazione diretta di capitale pubblico nell’azionariato ma ai settori di attività delle società.

Nell’articolo 2 del provvedimento denominato “Poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni” si dispone che “qualsiasi delibera, atto o operazione, adottata da una società che detiene uno o più degli attivi individuati, che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione” debba essere “entro dieci giorni, e comunque prima che ne sia data attuazione”, notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla società stessa. “Sono notificati nei medesimi termini le delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione – recita la norma – concernenti il trasferimento di società controllate che detengono i predetti attivi”.

Da ambienti finanziari interpellati si apprende però che la dichiarazione di Direzione e Coordinamento di Vivendi SA è un atto societario da cui non deriverebbe una modifica della titolarità del controllo o della disponibilità di asset in quanto nessun trasferimento degli stessi è stato trasferito rimanendo nella piena disponibilità di Telecom Italia. Pertanto non si paleserebbe l’obbligo di procedere alla notifica alla Presidenza del Consiglio. Quanto al secondo tema, quello dell’esercizio della golden power non si verifcherebbero alcuna situazione eccezionale e alcun grave pregiudizio alla sicurezza ed al funzionamento delle reti, condizioni previste dalla normativa per applicare le prerogative di veto derivanti dalla disciplina della golden power.

Pier Luigi Bersani (Mpd) ha commentato: “Il governo usi tutti gli strumenti che ha: non è questione di ritorsioni, non c’entra niente con Fincantieri, ma con le normali regole del gioco.  Si ha il diritto di conoscere cosa diavolo Vivendi intende fare di questa azienda. Io non ho capito cosa Vivendi voglia fare di Telecom: se ci dice pacatamente che ha controllo e coordinamento dell’azienda, ci dice una cosa piuttosto seria, il governo fa bene a guardarci perché siamo di fronte a un’impresa strategica, quella che nettamente investe di più in Italia e abbiamo il diritto di sapere chi detiene il controllo cosa voglia fare”.

I parlamentari del Movimento5Stelle in Commissione Telecomunicazioni hanno commentato: “Il governo Gentiloni è protagonista di una vera sceneggiata di quart’ordine, oggi si sveglia e decide di attivare la golden power su Tim, è una decisione tardiva presa solamente per far finta di mostrare i muscoli alla Francia. Il governo non può svegliarsi ora per una timida ripicca: Vivendi ha la maggioranza delle azioni dal 2014. La verità è che dopo aver smontato il patrimonio infrastrutturale del Paese questi partiti cercano di salvare la faccia. Purtroppo solo solamente azioni dimostrative del tutto inutili”.

Stefano Fassina di Sinistra Italiana ha sottolineato: “Nessuna ritorsione, nessuna discriminazione in base alla nazionalità. Ma sulla rete di Telecom in mano a Vivendi chiediamo al governo di aprire la strada per riportare sotto il controllo dello Stato, tramite Cdp, un asset decisivo sul piano tecnologico e della sicurezza nazionale”.

Ancora una volta , come per Fincantieri-Stx, la versione fornita dai francesi non è convincente. Intanto, Amos Genish  è il nuovo direttore operativo di Tim, dove sovrintenderà alle Operations della società. Ad annunciarlo in una nota è il presidente esecutivo di Tim, Arnaud de Puyfontaine. Con il nuovo incarico Genish si trasferirà a Roma da Londra, dove era a capo delle strategie di convergenza tra contenuti, piattaforme e distribuzione di Vivendi. Ha lasciato l’incarico di Amministratore Delegato Flavio Cattaneo.

Nel comunicato di Ardaud de Puyfontaine si legge: “Genish ha sviluppato una profonda esperienza nel campo delle telecomunicazioni e della tecnologia sia negli Stati Uniti sia in Brasile, dove ha fondato  Gvt rendendola in pochi anni il principale operatore brasiliano nel campo della banda ultralarga. In precedenza era stato Ceo di Telefonica Brasile / Vivo, il principale operatore integrato di telecomunicazioni del Paese con oltre 90 milioni di clienti. Amos è un affermato manager nel settore delle telecomunicazioni dove ha contribuito alla creazione di valore, con una comprovata esperienza in diversi contesti internazionali. Sono certo che saprà adattarsi rapidamente al contesto italiano, come aveva fatto in Brasile”.

In realtà le questioni Vivendi-Tim e Fincantieri-Stx sono soltanto le punte di iceberg di una situazione molto più complessa e vasta tra Italia e Francia. In questi giorni di derby tra Roma e Parigi, dalla Fincantieri a Telecom, arriva un giudizio indipendente che fa pendere la bilancia economica decisamente in favore dell’Italia. Non è un parere qualsiasi: lo ha sottoscritto Franklin Templeton, uno dei più grandi gestori di risparmio al mondo con oltre 720 miliardi di dollari gestiti con uffici in oltre 30 paesi al mondo, nonché una delle voci tra le più ascoltate dalla comunità finanziaria internazionale affermando: “L’Italia è molto meglio della Francia”.

Con questa frase Franklin Templeton ha invitato a investire di più sull’Italia e meno sulla Francia. Nel loro ultimo rapporto dedicato al mercato obbligazionario in Europa, il giudizio firmato da David Zhan, responsabile  degli investimenti a reddito fisso, è molto netto. A cominciare dal titolo: “Perché vediamo valore in Italia”. Secondo Franklin Templeton, l’Italia non rappresenta più un potenziale pericolo in campo politico e sta mostrando un deciso miglioramento dei fondamentali economici. A differenza della Francia, dove l’effetto Macron sembra già svanito. Inoltre, il gestore appare preoccupato dell’aumento del debito pubblico di Parigi che l’allontana sempre di più dal modello tedesco.

Partiamo dalla politica. Sono state soprattutto le incertezze sulla governabilità dell’Italia, unite ai problemi economici, a spaventare gli investitori negli anni passati. A favore di altri paesi europei considerati più solidi come la Francia. Ma se si guarda un prodotto come il “Franklin European Total Return Fund”, si scopre che la quota di investimento sui titoli di stato italiani è molto più alta rispetto a quelli emessi da Parigi. Per David Zhan : “L’incertezza politica permane ma non siamo così preoccupati dall’avanzare del partito populista Movimento 5 Stelle”. Da cosa deriva questa certezza? dallo stop subito dal partito guidato da Beppe Grillo alle ultime amministrative e dal fatto che la Costituzione italiana impedisce a un partito di indire un referendum su un trattato internazionale. In altre parole, sarebbe scongiurata la possibilità dell’uscita dalla Ue. E se anche i Cinquestelle andassero al governo (“non è inverosimile”) si troverebbero “a sfide simili a quelle di Renzi nel portare avanti le riforme”.

Ancora meglio il giudizio sulla situazione economica dell’Italia. La crescita? “Dovrebbe accelerare e potremmo vedere il rapporto debito-Pil dell’Italia stabilizzarsi quest’anno piuttosto che continuare a crescere”. L’emergenza banche? Qualche istituto “necessita di ristrutturazioni e di ricapitalizzazioni, ma si tratta principalmente di banche più piccole perché quelle grandi sono in buona salute e molte operazioni di ristrutturazione sono già in corso”. Inoltre, secondo il report “è improbabile che la Bce innalzi presto i tassi e qualunque stop agli acquisti sarà comunque graduale e quindi non vediamo uno scenario disastroso per l’Italia”.

Diverso nel report di Franklin Templeton il discorso per la Francia: “Il rapporto debito/Pil sta salendo più velocemente rispetto all’Italia e la disoccupazione rimane elevata”. Poi arriva una severa bocciatura che colpisce direttamente il neo presidente: “Riteniamo che il mercato sia eccessivamente ottimista nel prezzare la capacità di Macron di condurre le riforme. La sua capacità di costruire una nuova maggioranza è sicuramente un segnale positivo, ma il suo partito è formato da esponenti sia di destra che di sinistra, per cui potrebbe dover affrontare alcuni problemi dovendo considerare entrambe le correnti del suo governo”.

Oltre al report del Franklin Templeton, va ricordato che la bilancia commerciale tra Italia e Francia segna un attivo per l’Italia ormai da diversi anni. Probabilmente, questa realtà spinge il capitalismo francese ad investire in Italia per realizzare i profitti che non riesce più ad ottenere in Francia.

La difesa degli interessi italiani forse bisognava già esercitarla molto tempo prima, ma non è mai troppo tardi. Le prese di posizione per chiedere il rispetto della dignità e delle regole sono un atto dovuto.

In questa vicenda Italia-Francia, è preoccupante il silenzio assordante dell’Europa che non interviene per far rispettare le regole comunitarie sottoscritte dai Paesi aderenti.

La crisi in atto tra Italia e Francia fa emergere la crisi in cui versa la stessa Europa. Una crisi superabile soltanto dalla volontà di costituire al più presto una confederazione od una federazione di stati.

Salvatore Rondello

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