mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le aziende “rigenerate” contro la crisi, Leo Longanesi e le sorprese dei gialli
Pubblicato il 30-08-2017


Chi l’avrebbe detto che tre politici si riciclassero come tecnici,studiosi della disoccupazione, della crisi delle imprese, soprattutto delle piccole? E lo hanno fatto con distacco, competenza e attiva partecipazione alle sofferenze della gente e del paese. E’ quanto emerge subito dalla lettura del saggio di tre autori (Paola De Micheli, Stefano Imbruglia e Antonio Misiani), dal titolo “Se chiudi ti compro – Le imprese rigenerate dai lavoratori” (Guerini e associati). Com’è noto, la De Micheli è sottosegretaria all’Economia, Imbruglia è un giornalista,legato alla politica, esperto di economia e Misiani è deputato del Pd. L’orbita di appartenenza è quella del partito di Matteo Renzi, anche se le influenze politiche e ideologiche non si avvertono. Neppure nella prefazione di Romano Prodi che si sofferma soprattutto sull’attualità di una legge (la Marcora ), vecchia di 40 anni,ma ancora valida. E’ proprio grazie a questa legge che molte aziende sono sopravvissute, nel declino generale della nostra industria. E migliaia di lavoratori hanno reagito, rifiutando un destino di disoccupazione,investendo i propri soldi e rimboccandosi le maniche. In tal modo hanno salvato il loro posto di lavoro insieme ad imprese,anche storiche.

I tre studiosi hanno compiuto un originale viaggio raccontando storie di lavoratori,di tecnici,di imprese della provincia italiana che hanno saputo reagire alla crisi. Il dato di partenza sono le cifre ,forse un po’ troppo sottostimati,ma comunque rilevanti. Nel periodo 2007-2014,secondo l’Istat,l’occupazione industriale è calata di un milione 400 mila unità. Se calcoliamo che, per ogni lavoratore che perde il posto di lavoro viene coinvolta una famiglia, è facile arrivare a un numero impressionante. Prodi lo calcola in 4 milioni 200 mila ,ma la cifra è sicuramente più grande. La qualità della vita è peggiorata,la disoccupazione porta alla disperazione .E anche i piccoli imprenditori hanno lasciato una scia di sangue e dolore per le loro famiglie,come conferma la lunga serie di suicidi,di cui in appendice vengono riportate stralci di lettere inedite di Giorgio Zanardi,scritte pochi minuti del gesto estremo. Documenti strazianti della realtà di una crisi (non ancora del tutto superata ) che ci fanno capire quanto siano “pesate” nel nostro paese le conseguenze della destabilizzazione finanziaria internazionale e della pessima gestione europea e nazionale della politica economica .

Parliamo adesso di letteratura,quella vera. Cominciamo con un intelligente libro su un poliedrico personaggio,Leo Longanesi,scrittore,pittore,giornalista ed editore. L’autore di questo saggio (“Leo Longanesi,un borghese corsaro tra fascismo e Repubblica”,Carocci editore) è Raffaele Liucci,noto anche per avere scritto,con Sandro Gerbi,una biografia in due tomi di Indro Montanelli.

L’autore ripercorre ,parlando di Longanesi,la storia delle vicende politiche e letterarie dal 1926 agli anni ’40. Longanesi morì ad appena 52 anni ma fece in tempo, nelle riviste da lui fondate e dirette ( “Italiano”, “Omnibus” e “il Borghese” ) a cogliere pienamente le radici della “destra carsica”,raccontando le storie dei tanti intellettuali passati dal fascismo al post fascismo (compresi quei personaggi che ritroveremo nel Pci ). Un bel documento di un’Italia del tempo che ci fa riflettere anche sull’Italia di oggi .

I gialli rappresentano oggi una parte consistente del mercato editoriale. Anche una media casa editrice,come la Marsilio,che concede un largo spazio alla saggistica politica e alla narrativa di qualità ,ha una collana di gialli. Ma l’originalità è rappresentata dai “Gialli Svezia”.Gli ultimi pubblicati sono di grande interesse perché rivelano intrecci molto diversi da quelli anglosassoni o italiani .Vi è poco sesso e anche l’orrore non viene mai raccontato nei dettagli. E’ questo il caso di Arne Dahl ,pseudonimo del giornalista Jan Arnald,che in un libro di oltre 400 pagine (“Il tempo del male”) fa venire i brividi : provoca una suspence continua,sorprese a getto continuo sino all’ultima riga,che preannuncia un altro giallo. Liza Marklund ,una scrittrice di romanzi polizieschi (15 milioni di copie fin’ora venduti) racconta nell’ultimo libro (“Ferro e sangue”) casi irrisolti,in gran parte ispirati a storie vere ripescate negli archivi . Il pretesto sono inchieste giornalistiche che “scavano” nelle cronache nere che la polizia ha abbandonato senza trovare una soluzione, Il libro ricorda un po’ la serie di film per la tv “Senza traccia”; non a caso la via della tv è riservata anche alle storie di questo libro. Del resto quasi tutti gli autori raccontano tragedie,orrori e drammi sociali utilizzando spesso i format dei gialli. Per non andare troppo lontano,anch’io ho utilizzato lo stesso “modello” narrativo nel recente romanzo “Fuori dal coro” (Dario Flaccovio editore),protagonista un giornalista conduttore radiotelevisivo. Scusate l’autocitazione, ma forse è utile farlo sapere a chi è sfuggita la “notizia”.

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Quanto troviamo scritto qui sulla legge Marcora, in una col riferimento alla “pessima gestione europea e nazionale della politica economica “, porterebbe a dire che ci siamo allora privati di una classe politica che – pur se non esente da difetti e imperfezioni – “sapeva il fatto suo” riguardo alla conduzione del Paese (a distanza di un quarto di secolo da quei giorni bisognerebbe riconoscerlo, o cominciare a farlo) .

    Paolo B. 31.08.2017

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