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Opinioni e commenti
 

Libia. Haftar e Gheddafi Jr contro l’Italia. Ue minimizza
Pubblicato il 03-08-2017


Haftar-Dopo l’ok del Parlamento e l’invio della nave italiana “Comandante Borsini” nelle acque libiche, arriva la prima intimazione da parte di Tobruk. Il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, ha dato infatti ordine alle sue forze di bombardare qualsiasi naviglio militare italiano che entri nelle acque territoriali libiche. “Noi siamo impegnati in prima linea nella lotta contro il terrorismo”, ha detto il generale che ha aggiunto: “Ci stupisce dunque che un Paese amico come l’Italia interferisca tanto indebitamente nelle nostre operazioni. Non posso dunque che confermare che qualsiasi nave militare italiana o di qualsiasi altro Paese che entrerà nelle nostre acque senza la nostra autorizzazione verrà bombardata dalle nostre forze”. Il suo messaggio segue di poche ore una dichiarazione del parlamento di Tobruk, che fa capo alla sua fazione, che aveva espresso la sua opposizione all’operazione navale italiana, contestando al premier di Tripoli, Fayez Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, di aver concluso l’accordo con l’Italia per le operazioni congiunte, in quanto la presenza di navi straniere rappresenterebbe una “violazione della sovranità nazionale” libica.
Ma a mettersi di traverso e a parlare contro l’intervento italiano anche il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif Gheddafi, che critica la missione italiana nelle acque antistanti la Libia per cercare di arginare il flusso migratorio.
“Gli italiani in Libia ripetono lo scenario della Nato scatenando l’attaccamento dei libici per la loro terra. Con l’invio di navi da guerra violano la sovranità della Libia a causa del comportamento irresponsabile di alcuni funzionari”, afferma il figlio dell’ex leader libico per il quale “l’Italia considera ancora le spiagge di Tripoli come una colonia di Roma”.
Nel frattempo però stanno preoccupando le dichiarazioni di Haftar, anche se giudicate inattendibili dal governo italiano, sulla stessa linea anche l’Europa: “Abbiamo visto i resoconti. Ma per ora sono solo resoconti dei media”. Così Catherine Ray, portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna sulle minacce del gen Kalifa Haftar.
In effetti Haftar non ha forze marittime sulle sponde occidentali e le sole navi che controlla sono a est, alle porte del petrolio mediterraneo e a Benghazi. Inoltre con la delegazione Sophia (missione europea per impedire la tratta degli esseri umani) che controlla le acque libiche, Haftar non otrebbe comunque muovere le sue navi.

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Commenti all'articolo
  1. Oltre 800 migranti fermati dalla Guardia costiera libica: bloccati, riportati indietro e “arrestati”. Tutto questo – si legge sulla Gazzetta di Modena – in una giornata, quella di sabato, invece tranquilla per le navi militari italiane e quelle delle ong che pattugliano le acque internazionali: in serata veniva segnalata una sola operazione di soccorso in favore di un gommone con circa 130 persone a bordo-. E’ un’inversione di tendenza significativa quella che si è registrata per il momento sulla rotta Libia-Italia. Il portavoce della Marina militare libica, Ayoub Qassem, utilizzando la forma di un comunicato ufficiale, spiega che la Guardia costiera libica ha “salvato e arrestato” 826 migranti in due diverse operazioni a nord di Sabrata. I migranti, tra cui anche bambini, erano a bordo di tre gommoni e due barche di legno. Intercettati a qualche miglio dalla costa sono stati riportati sulla terraferma e consegnati all’organismo che si occupa della lotta all’immigrazione clandestina e ai trafficanti di esseri umani.

  2. “Tre anni fa, in un momento molto difficile per Milano, è stato chiesto al Memoriale della Shoah di Milano se poteva ospitare alcuni migranti, soprattutto donne e bambini, in condizioni disperate. Come fa un luogo che ha stampata a lettere cubitali all’ingresso la parola ‘Indifferenza’, a dire di no, a dire no non ospito nessuno? La leva che ci ha fatto muovere, purtroppo molto poco sentita, è l’obbligo a non rimanere indifferenti”. In poche battute la Testimone della Shoah Liliana Segre spiega il senso dell’iniziativa portata avanti per il terzo anno consecutivo dal Memoriale della Shoah di Milano. Un Memoriale nato proprio per volontà di Segre: da qui il 30 gennaio 1944 Liliana, allora tredicenne, e il padre Alberto furono deportati assieme ad altri 602 ebrei. Di loro, solo in ventidue tornarono. Il Memoriale serve a ricordare quella tragedia, a ricordare a Milano e non solo di come rimase indifferente di fronte al destino degli ebrei. E a chi oggi si chiede perché quel luogo, tra i simboli della Shoah italiana, sia stato aperto per un periodo di tempo per accogliere i migranti, Segre domanda, “dovevamo rimanere indifferenti? Qui non ci sono paragoni con quello che è stato, con la Shoah. È chiaro che il Memoriale è destinato ad altro e non all’accoglienza ma di fronte a un’esigenza è stato deciso, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, di agire. E quello che rimane sono ad esempio i deliziosi disegni fatti dai bambini il primo anno che abbiamo aperto le porte, un segno della loro purezza e gratitudine”. Dal 2015, anno in cui il progetto di accoglienza ha avuto inizio, il Memoriale ha offerto riparo e asilo a 6.350 profughi – uomini, donne, bambini – provenienti da Eritrea, Siria, Sudan e altri 23 Paesi, mettendo a loro disposizione brandine fornite dalla Protezione Civile, pasti caldi e servizi igienici, oltre all’aiuto dei volontari della Comunità di Sant’Egidio. Quest’ultima è la responsabile della gestione operativa dell’accoglienza, come ricorda il vicepresidente della Fondazione del Memoriale Roberto Jarach, che sottolinea come “quest’anno la decisione di aprire ai profughi è stata particolarmente complicata. È un’operazione logisticamente delicata, possibile per il momento perché mettiamo a disposizione un’aerea non utilizzata e, ovviamente, non c’è nessun cambiamento di scopo rispetto alle finalità del Memoriale”.
    (Fonte Pagine Ebraiche 24)

  3. “La strategia del governo sta dando i suoi frutti. Grazie anche al codice di condotta delle Ong voluto da Minniti gli sbarchi stanno diminuendo, lo Stato batte gli scafisti”.
    È quanto dichiarato dal Primo ministro Paolo Gentiloni in un’intervista al Tg1, su cui aprono oggi diversi giornali.
    “Per Palazzo Chigi – scrive il Corriere – è una giornata particolare. Sia il capo dell’esecutivo che il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, hanno ricevuto l’inviato speciale per Libia delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, che ha in qualche modo benedetto la missione navale italiana di supporto alla Guardia costiera libica, dicendo che è ‘la strada giusta’ e che auspica venga sostenuta con forza proprio dall’Onu”.
    (Fonte Pagine Ebraiche 24)

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