giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

MISSIONE POSSIBILE
Pubblicato il 02-08-2017


nave Comandante Borsini

nave Comandante Borsini

L’Italia è pronta per la Libia. Camera e Senato oggi hanno dato il via libera alla missione navale italiana a sostegno della Guardia costiera libica, con l’obiettivo di favorire il contrasto del traffico di esseri umani e fermare così le partenza dei migranti. Dopo la Camera anche l’Aula del Senato ha approvato le risoluzioni presentate dalla maggioranza e da Forza Italia sulla missione navale in Libia. La prima è passata con 191 voti favorevoli e 47 voti contrari, la seconda con 170 sì, 33 no e 37 astenuti.
“Dopo aver salvato molte vite in mare non possiamo intervenire solo nel contrasto ai trafficanti e disinteressarci di quello che succederà ai migranti riportati in territorio libico. Da qui la nostra proposta di introdurre nella relazione la garanzia di un’assistenza particolare ai soggetti più vulnerabili, in particolare minori non accompagnati/e, donne e ragazze spesso vittime di violenza e di tratta a fine di sfruttamento sessuale e il rispetto del diritto d’asilo dei e delle migranti in territorio libico, in un quadro di protezione dei diritti umani per tutti e tutte”. Lo ha detto Pia Locatelli, Capogruppo Psi, intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto sulla relazione delle Commissioni Affari esteri e Difesa sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica.
Nel corso del dibattito che ha preceduto le votazioni ha sottolineato che le azioni compiute dall’Italia sulla questione libica “sono state orientate da due obiettivi: la stabilizzazione della Libia e il mantenimento della sua unità. Abbiamo assunto una serie di iniziative coerenti alcune di breve, altre, le più, a lungo termine in funzione della stabilizzazione. Siamo stati il primo Paese a riaprire l’ambasciata a Tripoli, abbiamo riconosciuto il governo di Sarraj, dando piena attuazione alla risoluzione ONU 2259 del 2015 approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza. Altri hanno giocato su più tavoli. Abbiamo sostenuto molti cessate il fuoco nel sud del paese, l’ospedale civile di Misurata cura feriti delle diverse parti evidenziando il carattere squisitamente umanitario di quell’iniziativa tanto aspramente criticata; abbiamo dialogato con le tribù del Fezzan che controllano i confini con Niger, Ciad, Algeria”.
Dopo il via libera parlamentare, lo Stato maggiore della Difesa ha fatto sapere che la nave Comandante Borsini “è da poco entrata nelle acque territoriali libiche”, in rotta verso Tripoli, per le necessarie attività di ricognizione.
Ieri il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, nella informativa alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato aveva fatto sapere che con la missione navale italiana in Libia “non si profila alcuna lesione alla sovranità libica. Il nostro obiettivo è anzi quello di rafforzarla”. Mentre il ministro degli Esteri Angelino Alfano alle Commissioni Esteri-Difesa ha riferito che “la richiesta libica di sostegno navale nasce in una clima di assoluta fiducia reciproca non estemporanea, che viene da lontano, in cui l’Italia ha sempre agito nel rispetto della sovranità libica”. Alfano ha ricordato che il sostegno italiano al governo di Tripoli è stato fornito “senza condizionarne il processo decisionale, altrimenti lo avremmo indebolito”.
Il ministro degli Esteri ha inoltre rivelato che l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone – dal 10 gennaio l’unico presente di uno Stato occidentale – è andato a incontrare personalmente, il generale Khalifa Haftar, ai primi di aprile, nella sua base di al Rajma, nell’Est del Paese. Un incontro positivo e da allora, il canale è aperto, sono seguite telefonate e si sta lavorando a un nuovo incontro. Anche se ufficialmente è stata la Francia di Macron la prima a tentare un accordo e un’apertura verso il generale Haftar, il 9 luglio l’Italia ha aperto un ufficio visti a Tobruk: un’iniziativa che è stata possibile solo grazie all’appoggio di Haftar. Tuttavia gli sforzi italiani sembravano vanificati dalla reazione del generale all’accordo di Roma con Sarraj sulle navi in territorio libico.
Nel frattempo, dopo il codice Minniti sulle Ong, è stata sequestrata la nave “Iuventa” della ong tedesca “Jugend Rettet”, fermata la notte scorsa nel porto di Lampedusa. Investigatori del Servizio centrale operativo, della Squadra mobile di Trapani e del Nucleo Speciale d’intervento della Guardia costiera hanno eseguito il sequestro preventivo della motonave battente bandiera olandese ma gestita dall’organizzazione non governativa tedesca che non ha firmato il codice di condotta del Viminale. Il provvedimento è del Gip di Trapani, Emanuele Cersosimo, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Tarondo. Le indagini, avviate nell’ottobre del 2016, spiegano gli investigatori, “hanno consentito di raccogliere elementi indiziari in ordine all’utilizzo della motonave ‘Iuventa’ per condotte di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Il natante, viene sottolineato, “è stabilmente utilizzato nel soccorso di migranti in prossimità delle coste libiche ed al loro trasbordo su altre navi sempre in acque internazionali, permanendo abitualmente nel mare Libico, in prossimità delle acque territoriali del paese africano”. “Siamo stati interrogati – riferisce Tommaso Gandini, attivista della campagna #overthefortress lanciata dai membri del progetto Melting Pot (che si occupa di narrare le migrazioni), e che si trovava sulla Iuventa – ci sono state poste delle domande sia sull’ultima missione che sulle precedenti ma siamo stati informati che l’indagine è contro ignoti”.
Anche la Commissione Ue ha salutato con favore la decisione delle Ong di firmare il Codice di condotta italiano, sollecitando il più ampio numero a sottoscriverlo. “L’idea di avere un codice di condotta era stata unanimemente sostenuta da tutti i ministri dell’Interno al consiglio Ue, perché questo codice porterà molta più chiarezza a tutti gli attori sulle pratiche” da adottare e “assicurerà alle Ong, che se aderiscono ad alcuni principi e standard operativi in linea con la legge internazionale, avranno la garanzia di accedere ai porti italiani”, spiega la portavoce della Commissione europea per Migrazione e Affari interni Natasha Bertaud.
La stretta del governo, con il Codice per le ong e la missione in Libia, sembra aver frenato le partenze. In base ai dati diffusi dal ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno a oggi sulle coste italiane sono sbarcati 95.215 migranti, il 2,73% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (97.892). È la prima volta quest’anno che si rileva un calo. Intanto Save The Children, una delle tre ong firmatarie del Codice, oggi è stata sentita dal Comitato parlamentare Shengen, e ha sostenuto che il Codice “aiuta i salvataggi se applicato nella sua correttezza. Il problema sarò per chi non lo ha firmato. Noi abbiamo pensato che era meglio firmarlo risolti alcuni casi che ci preoccupavano, piuttosto che non farlo. Bisognerà vedere come viene applicato”. Poi il direttore generale Valerio Neri ha affermato: “Non abbiamo notizie di contatti fra Ong e trafficanti. Non abbiamo nessuna informazione”.

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