sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Per il nostro partito
Pubblicato il 03-08-2017


Il forum dell’8 e 9 settembre ad Orvieto degli amministratori riveste una grandissima importanza, ma allo stesso modo diventa decisivo per la nostra stessa soppravvivenza, cominciare a discutere a tutti i livelli del nostro posizionamento alle elezioni del prossimo anno. Personalmente, sostengo da molto tempo che il Pd ha esaurito insieme al suo segretario la spinta propulsiva che lo portò ad essere l’unica speranza della sinistra per battere la destra e il populismo antidemocratico dei m5s. Renzi ha rappresentato realmente nella sua prima fase una speranza per il paese, ma non ha saputo capitalizzare la grande fiducia che gli Italiani avevano riposto in lui alle europee. Invece di intervenire, come promesso, sulle grandi questioni aperte da sempre nel paese, il potere della burocrazia nelle istituzioni a tutti i livelli, nell’equilibrio dei poteri fra Regioni provincie e comuni, nel sistema delle relazioni industriali e nella definizione di un programma di politica industriale e della rappresentanza dei corpi intermedi, ha fatto ben altro.
In realtà il suo governo verrà ricordato per quattro grandi Riforme: il Job act, la riforma delle provincie, la buona scuola e il referendum del 4 dicembre.
Non mi e non ci deve interessare ora come partito analizzare la positività di tali riforme, anche se abbiamo espresso critiche e presentato emendamenti per eliminare alcune distorsioni e palesi incongruenze dalla sconclusionata riforma delle province e alcune esagerazioni su art 18 e statuto nel job act.
Mi interessa oggi mettere al centro un dato di fatto,dalle elezioni europee Renzi ha subito solo sconfitte e a mio parere si è ormai esaurita la sua spinta propulsiva inizialmente rivoluzionaria e ben vista dal paese e con lui si è esaurita anche la capacità attrattiva del Pd. Ormai clamorosamente stanno emergendo i danni terribili prodotti da una fusione a freddo che unì gli apparati di Margherita e Ds e tentò di unire due culture politiche, gli ex comunisti con gli ex democristiani di sinistra che come nel passato, quando stavano nel Pci e nella Dc, su una cosa erano e rimangono uniti, nell’aver voluto emarginare e cancellare dalla storia del paese la cultura laica e socialista che ha prodotto come lor signori sanno benissimo le grandi riforme e la grande trasformazione del paese. I Socialisti sono stati leali nel sostenere il Governo nonostante i tanti rospi che abbiamo dovuto ingoiare. Riccardo anni fa chiese a Renzi di aprire una fase due che affrontasse la questione centrale ormai esplosiva della povertà, senza citare Nenni, la sinistra se non pensa agli ultimi della scala non trova la sua stessa ragione di esistere e su questa priorità per il paese abbiamo invitato Renzi a intervenire ad esempio al congresso di Salerno, ma non c’è stato nulla da fare.
Renzi si è lanciato nello scontro mortale del Referendum che ci ha portato tutti a sbattere e da quel giorno a mio parere non ne ha imbroccata più mezza. Tralasciando la sua palese volontà di ottenere al più presto la sua rivincita provando a cambiare la legge elettorale pro domo Pd, osservo con particolare preoccupazione le sue prese di posizioni e la sua diversità di opinioni sulla questione Stx,dal governo e da Calenda. Hollande aveva esaltato l’accordo con Fincantieri che avrebbe salvato i cantieri di Saint Nazaire passati dal fallimento prima della gestione dei norvegesi,poi dei Coreani e invece di appoggiare la forte e giusta reazione del nostro governo ad una vera e propria scorrettezza fra Stati amici ,ha pensato di dire che Macron fa bene a difendere il proprio paese,come che noi non facessimo abbastanza sul tema.Una vera e propria opera di dissociazione, incomprensibile da parte del segretario del maggior partito che sostiene il governo.Così sul tema delle alleanze, dal rapporto con Alfano e dal partito della nazione come obiettivo strategico alla proposta di allargamento a Pisapia fatta a freddo e senza alcuna maturazione politica a uso e consumo dei mass media.
Meno male che la spasmodica voglia di protagonismo dei fautori delle grandi sconfitte del centro sinistra,Bersani in primis sembra aver congelato per ora ogni ipotesi di creazione di un nuovo partito.
Noi in questa fase storica abbiamo un solo compito, tenere in piedi la nostra comunità, ma a partire dal fatto che la legge elettorale sarà come ormai appare certo,in maggioranza proporzionale, noi dobbiamo avere la capacita di giocarci la partita e credo che Riccardo ponendo il partito come ponte fra l’operazione di Pisapia e Renzi abbia davvero trovato la nostra giusta collocazione, e spero che questa sia la linea politica vincente che uscirà dal prossimo consiglio nazionale.

Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. Al di là di come la si pensi in termini di alleanze, e di collocazione nello “scacchiere” politico, mi sembra ingeneroso l’attribuire soltanto al Segretario PD la sconfitta referendaria, ossia il responso uscito dalle urne del 4 dicembre, posto che altri partiti lo hanno seguito o rincorso nello spendersi per il SI’, anche quando era ormai piuttosto chiaro il significato politico di quel voto, che avrebbe dovuto condurre alla nascita del Partito della Nazione, ovvero un soggetto unico e non una coalizione (lo si desume anche dal nome).

    Non a caso tra coloro che sono andati “a sbattere” c’è chi, ben consapevole di quel progetto, e anche con una buona dose di coerenza, continua a sostenere che occorre comunque ripartire da quel 40%, ossia dalla percentuale ottenuta dai SI’, per puntare giustappunto al Partito della Nazione, mentre lo “smarcarsi” ora da tale idea od obiettivo mi sembra francamente un po’ contraddittorio, e anche abbastanza difficile da gestire, e anche da spiegare agli elettori, e non a caso chi lo fa, cioè si smarca, pare mostrare una qualche non piccola indecisione quanto alla strada da imboccare in via alternativa.

    Così come mi sembra piuttosto tardivo l’accorgersi solo adesso sia dei “danni terribili prodotti da una fusione a freddo che unì gli apparati di Margherita e Ds..”, sia di un’altra ben risaputa evidenza, vale a dire il fatto che due culture politiche, quali ex-comunisti ed ex-democristiani di sinistra, si siano trovate unite “nell’aver voluto emarginare e cancellare dalla storia del paese la cultura laica e socialista…”, nel senso che tutto questo conferisce il sapore di un incomprensibile errore all’aver legato la propria sorte a quella del PD, quando non mancavano di certo elementi e segnali a far capire che in tale casa politica non vi era alcun spazio per il pensiero liberal socialista.

    Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, se si è giunti ora a questa consapevolezza, ma è anche vero che in politica l’ultimo passo è talora figlio del precedente e in questo caso gli eventuali errori commessi “lungo la strada” possono essere difficili da recuperare, e devono indurre quantomeno alla prudenza, vuoi per non aggiungerne altri vuoi per non peggiorare semmai la propria situazione (cadere cioè dalla padella alla brace, come si usa dire).

    Paolo B. 05.08.2017

  2. Al di là di come la si pensi in termini di alleanze, e di collocazione nello “scacchiere” politico, mi sembra ingeneroso l’attribuire soltanto al Segretario PD la sconfitta referendaria, ossia il responso uscito dalle urne del 4 dicembre, posto che altri partiti lo hanno seguito o rincorso nello spendersi per il SI’, anche quando era ormai piuttosto chiaro il significato politico di quel voto, che avrebbe dovuto condurre alla nascita del Partito della Nazione, ovvero un soggetto unico e non una coalizione (lo si desume anche dal nome).

    Non a caso tra coloro che sono andati “a sbattere” c’è chi, ben consapevole di quel progetto, e anche con una buona dose di coerenza, continua a sostenere che occorre comunque ripartire da quel 40%, ossia dalla percentuale ottenuta dai SI’, per puntare giustappunto al Partito della Nazione, mentre lo “smarcarsi” ora da tale idea od obiettivo mi sembra francamente un po’ contraddittorio, e anche abbastanza difficile da gestire, e anche da spiegare agli elettori, e non a caso chi lo fa, cioè si smarca, pare mostrare una qualche non piccola indecisione quanto alla strada da imboccare in via alternativa.

    Così come mi sembra piuttosto tardivo l’accorgersi solo adesso sia dei “danni terribili prodotti da una fusione a freddo che unì gli apparati di Margherita e Ds..”, sia di un’altra ben risaputa evidenza, vale a dire il fatto che due culture politiche, quali ex-comunisti ed ex-democristiani di sinistra, si siano trovate unite “nell’aver voluto emarginare e cancellare dalla storia del paese la cultura laica e socialista…”, nel senso che tutto questo conferisce il sapore di un incomprensibile errore all’aver legato la propria sorte a quella del PD, quando non mancavano di certo elementi e segnali a far capire che in tale casa politica non vi era alcun spazio per il pensiero liberal socialista.

    Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, se si è giunti ora a questa consapevolezza, ma è anche vero che in politica l’ultimo passo è talora figlio del precedente e in questo caso gli eventuali errori commessi “lungo la strada” possono essere difficili da recuperare, e devono indurre quantomeno alla prudenza, vuoi per non aggiungerne altri vuoi per non peggiorare semmai la propria situazione (cadere cioè dalla padella alla brace, come si usa dire).

    Paolo B. 05.08.2017

  3. Assolutamente d’accordo. L’analisi è completa, reale, ma soprattutto attuale. Si offre al PSI di oggi, un’opportunità unica di porsi nuovamente al centro di un percorso riformista e di sinistra. Per noi un po’ un’ultima spiaggia, per la sinistra ed il Paese, l’unica strada per non perire.

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