lunedì, 19 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Omosessuali perseguitati e uccisi in Cecenia
Pubblicato il 07-08-2017


gay-russia-ceceniaNegati, annientati, perseguitati. E in molti casi messi a morte. E’ il drammatico destino delle persone omosessuali in Cecenia contro le quali il presidente Ramzan Kadyrov ha intrapreso una vera e propria battaglia.
“Persecuzione dei gay? E’ un nonsense – ha dichiarato Kadyrov – Non abbiamo quel genere di persone qui. Non ci sono gay. Se ci fossero, portateli in Canada”. Sulla stessa linea, le parole pronunciate durante una trasmissione radio qualche tempo fa da Kheda Saratova, membro di quello che dovrebbe essere il Consiglio per i diritti umani ceceno: “Nella nostra società cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società”.

Dichiarazioni che nascondono invece quelle che alcune organizzazioni per i diritti civili hanno definito delle vere e proprie purghe. Lo scorso 1 aprile ha destato particolare sconcerto la notizia pubblicata dal quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta secondo la quale almeno un centinaio di uomini gay sono detenuti illegalmente in un centro di prigionia ad Argun, una cittadina a circa 15 chilometri ad est della capitale Groznyj. Un vero e proprio campo di concentramento dove torture e soprusi sarebbero all’ordine del giorno.

Il 31 luglio il Network LGBT Russo ha pubblicato un report sulle persecuzioni delle persone gay basato sulle testimonianze di 33 persone perseguitate, illegalmente detenute e torturate in Cecenia. Molti di questi uomini vengono uccisi dai loro carcerieri, almeno tre secondo recenti informazioni verificate da Novaya Gazeta. Esecuzioni extragiudiziali, pena di morte. La sostanza non cambia. Persone vittime di una insensata omofobia che pervade le autorità cecene. Amnesty International ha appena lanciato una petizione internazionale per denunciare quanto accade in Cecenia e per tutelare le persone omosessuali perseguitate.

Ma la Cecenia non è l’unica terra dove l’odio nei confronti degli omosessuali si manifesta in forme repressive, leggi che puniscono i rapporti sessuali consenzienti tra persone dello stesso sesso, criminalizzazione delle persone omosessuali. Secondo l’ultimo rapporto dell’ILGA, la più importante organizzazione internazionale a difesa dei diritti di omosessuali e lesbiche, sono 72 i Paesi che puniscono sotto varie forme l’omosessualità e otto dove una una persona può essere condannata a morte per omosessualità. In alcune zone dell’Iraq e della Siria controllate dallo Stato Islamico la pena di morte è eseguita non da soggetti governativi tradizionali, mentre in Somalia e Nigeria solo alcune province la prevedono. Mentre Iran, Arabia Saudita, Yemen e Sudan prevedono la pena capitale a livello nazionale. In altri cinque Paesi (Pakistan, Afghanistan, Qatar, Mauritania e Emirati Arabi Uniti) la pena di morte è prevista nei rispettivi codici, ma non risulta applicata in nessun caso per gli omosessuali.

Massimo Persotti

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento