sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi, vivere in rimonta come la Pellegrini
Pubblicato il 02-08-2017


“Vivere in rimonta” che ho usato nel titolo è una perla espressiva tra le tante coniate da Gramellini, prendendo spunto dalla prodigiosa rimonta della Pellegrini ancora d’oro ai mondiali. Certo che il riferimento a Renzi è un auspicio per lui e per il Paese ma la condizione per la rimonta è un far tesoro del passato, anche degli errori del passato. Ho già avuto modo di dire che certe scelte di Renzi mi inducevano a definirlo “un barbaro, intuitivo quanto irriflessivo”.
Un barbaro quando intuisce che è venuto il tempo della spallata per dissestare i vecchi equilibri. Il sintomo più rilevante, da lui colto al volo, quella doppia bocciatura alla Presidenza della Repubblica di Marini prima e di Prodi poi. Tra le tante motivazioni quella per me più convincente è che ambedue avrebbero ribadita l’autoreferenzialità della vecchia classe dirigente responsabile di due gravissimi errori. In primo luogo non aver disciplinato un devastante conflitto di interessi, non solo di Berlusconi, per beneficiare della demonizzazione dell’avversario, ed a seguire essersi preoccupati solo della spartizione del potere, riconquistato di stretta misura,invece di rimuovere immediatamente una legge come il Porcellum che rendeva il Senato ingovernabile (due soli voti di scarto) ai più che probabili vincitori, introducendo altresì i nominati al posto degli eletti, recidendo il legame diretto con gli elettori, causa prima del successo grillino. Un’incostituzionalità talmente eclatante da finire per iniziativa di privati cittadini sotto la ghigliottina della Corte costituzionale con i risultati che sappiamo e a cui occorre opporre rimedio. Come non dare atto a Renzi di aver tentato di porre riparo a questa situazione con le forze disponibili in primis FI? Va a suo merito di aver tentato la difficile coniugazione tra riforme costituzionali (in primo luogo la fine del bicameralismo paritario ed il riordino di competenze tra stato e regioni) ed elettorali accedendo alla irrinunciabile richiesta di Berlusconi di poter disporre del pacchetto di mischia a tutela dei suoi interessi patrimoniali con l’introduzione dei capilista bloccati (una fuoriuscita graduale dal sistema dei nominati, molto a cuore a tutte le oligarchie dei partiti) ma chiedendo ed ottenendo che cadesse un tabù della destra, quel secondo turno di ballottaggio, espressa ripulsa di una prospettiva di alleanza postelettorale.

Nessun cedimento sostanziale a Berlusconi, il cui ritiro dal sostegno alle leggi votate era motivato dal non aver ottenuto in cambio il salvacondotto sperato, richiesta reiterata e schivata da Renzi con la nomina in piena autonomia di Mattarella alla Presidenza della Repubblica. È sul piano politico personale che Renzi si è mosso come un barbaro. Quale necessità politica c’era di richiedere negli incarichi europei quello degli esteri sapendo che la sua consistenza rappresentativa è quella esemplarmente riassunta dalla battuta di Kissinger “Chiamare l’Europa? Non c’è un numero telefonico”! per dire tanti quanti sono gli stati membri. Nelle condizioni in cui versa l’Italia molto più proficuo un incarico economico anche per non consentire l’asso-pigliatutto alla Merkel e ai suoi alleati. Un triplo schiaffo insensato, all’interesse del Paese in primo luogo, a D’Alema, da lasciare lui sì tranquillo in ritiro politico-spirituale tra le fondazioni europee, peraltro preferendogli una Mogherini alle prime armi in Italia ed infine con imperdonabile ingratitudine privando di un giusto riconoscimento Enrico Letta,non solo per le apprezzate competenze economiche quanto per avergli reso disponibile una maggioranza autonoma da Berlusconi grazie al distacco di Alfano perseguito con tenacia da Letta proprio nella direzione favorita da Renzi di attrazione verso il centrodestra con un leader alla Kronos che divora i suoi figli.
Questi e tanti altri i passi falsi di Renzi ed il perché è costretto alla rimonta che non può non ripartire dal porre rimedio alla miccia innescata alla scissione identitaria recuperando il potere di coalizione l’unico che può rendere ancora concorrenziale il centrosinistra per il governo del Paese. Lo ripeto, nonostante le molte affinità, con le nostre regole costituzionali ed elettorali da noi non si possono partorire dei Macron ma solo dei Micron.

Roca

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