venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il Canada e il cemento americano incoronano i nuovi ‘fab four’
Pubblicato il 22-08-2017


Zverev a Montréal e Dimitrov a Cincinnati, la Svitolina a Toronto e la Muguruza in America. Il momento di confusione in finale di Halep e Kyrgios. L’esplosività del tedesco oscura un Federer in appannamento atletico e fisico. Poi la stanchezza blocca anche Zverev, così come Nadal.

epa06143049 Elina Svitolina of Ukraine celebrates her win over Caroline Wozniacki of Denmark in the final match of the Rogers Cup Women's Tennis tournament in Toronto, Canada, 13 August 2017. Svitolina defeated Wozniacki 6-4, 6-0. EPA/WARREN TODA

Elina Svitolina, Toronto, Canada, 13 August 2017. EPA/WARREN TODA

Il Canada del tennis è come Roma. Il Wta di Toronto e l’Atp di Montréal confermano gli stessi vincitori degli Internazionali Bnl d’Italia; ovvero, rispettivamente, Elina Svitolina e Alexander Zverev. Entrambi vincono facile in finale, ma contro due grandi ritorni. La tennista ucraina si impone per 6/3 6/0 su Caroline Wozniacki. La canadese, tuttavia, nonostante la sesta finale persa dimostra di essere in un buon periodo agonistico. La Svitolina vince di carattere e di grinta, confermandosi una delle giovani più promettenti del tennis femminile. Così come nel maschile lo è sicuramente Alexander Zverev, che porta a casa nel giro di poco tempo tre titoli. Dopo Roma, dove aveva vinto per 6/4 6/3 su Novak Djokovic, è stata la volta dell’Atp di Washington, dove si è sbarazzato con un doppio 6/4 di Kevin Anderson. Ed infine la Rogers Cup, che non è andata (come il nome del torneo avrebbe voluto) a Roger Federer. Lo svizzero, però, è stato il finalista opposto al tedesco, anche se non è sembrato in forma smagliante. L’elvetico, infatti, ha perso dal giovane avversario per 6/3 6/4, ma subito dopo non ha giocato in America, non si sa per certo se di nuovo per i problemi alla schiena che a lungo lo hanno tenuto fuori dal circuito. Così come avrebbe bisogno di stare un po’ lontano dai campi di gioco proprio Alexander Zverev, che ha accusato il colpo di aver giocato tantissimo e vinto moltissimo. All’Atp di Cincinnati, infatti, il tedesco ha perso dal n. 87 della classifica mondiale Frances Tiafoe. Zverev avrebbe voluto ritirarsi sin dalla fine del secondo set, ma ha resistito, è restato in campo sino alla fine e ha cercato di dare il massimo e lottare fino all’ultimo; ma il crollo fisico ormai era evidente a tutti. Rimasto piegato in due più volte, forse avrebbe dovuto provare a interrompere il gioco con un time out medico, chiedendo di farsi misurare la pressione, oppure rifocillandosi con degli integratori o un po’ di banana o di barretta energetica; oppure tentando semplicemente di mandare fuori palla l’avversario con traiettorie più lobate e meno piatte, spingendo anche meno e rischiando poco, invece di tirare ogni colpo che scaricava ancor di più le sue energie. Ma Zverev ha la testardaggine dei giovani, ha voluto fare a modo suo ed è uscito a modo suo, con l’onore di essere rimasto in campo e di non essersi ritirato, ma con l’ostinazione di voler continuare a giocare come sempre, pur non al top fisicamente, con onestà, vincendo con il merito di fare sempre il punto e non di guadagnare il match sugli errori dell’avversario. Forse più astuzia gli avrebbe giovato o forse un sano consiglio del coach, ma Juan Carlos Ferrero non era sugli spalti. Alexander non sa fare diversamente se non dare spettacolo con il suo tennis e la sua tattica e tecnica di grosso livello. Pensava che avrebbe resistito e sarebbe stato sufficiente: ha tenuto per un set, è riuscito a controllare bene Tiafoe (che aveva battuto Paolo Lorenzi), ha vinto per 6/4 ed è andato in vantaggio nel secondo. Sembrava partita chiusa, probabilmente Frances si è visto sconfitto e ha iniziato a dare il massimo, Zverev ha commesso qualche errore di troppo ed è stato 6/3 per Tiafoe, che si è giocato il tutto per tutto; al terzo il tedesco si è arreso per 6/4. Uscito di scena, ma non prima di aver regalato altre emozioni. Non ultima la finale alla Rogers Cup contro un Federer (tra l’altro suo idolo d’infanzia) in difficoltà e messo dal tedesco in ombra. E poi l’incontro al secondo turno contro Gasquet, che vince in rimonta al terzo set per 6-3, 4-6, 7–6(3): Alexander ha rischiato seriamente di perdere, ma alla fine ha tirato fuori dal cilindro il meglio dei suoi colpi per portare a casa la partita tutta stra-sudata e strameritata. Forse il più bel match del torneo, dove ha dimostrato grande maturità; all’inizio aveva peccato un po’ di superbia e un ottimo Gasquet gli ha impartito una valida lezione, che subito il tedesco ha appreso alla perfezione conquistando il secondo set; poi ha fatto vedere chi era e da vero campione ha messo a segno, nei momenti decisivi, i punti essenziali e fondamentali facendo la differenza sulle palle più difficili con tiri straordinari. La doppia faccia di Zverev che, sicuramente, con un po’ di riposo, ritroverà la forma per essere vincente agli Us Open.
Dopo il Canada è il cemento americano appunto a regalare altre novità tennistiche. Per quanto riguarda atleti non più in forma, oltre al già detto Zverev, anche Nadal nel maschile e la Pliskova nel femminile. Nel Wta di Cincinnati, la tennista ceca si arrende abbastanza facilmente in semifinale per 6/3 6/4 alla spagnola Garbiñe Muguruza. Karolina era la testa di serie n. 1, ma è apparsa anche lei molto stanca e meno al top del solito, più fallosa rispetto ad una strabiliante Muguruza, che ha giocato con un’aggressività e una precisione impressionanti; tanto da rifilare un netto e drastico 6/1 6/0 alla Halep in finale. La rumena, così, sciupa ancora una volta l’occasione di diventare numero uno, mancando un’altra chance. L’appuntamento con la vetta del ranking sembra una maledizione per lei; forse non è ancora pronta emotivamente per tale traguardo, tremando un po’ ogni volta che le si presenta l’opportunità. Non spreca le sue chance, invece, una cinica e determinata Muguruza, che sembra al momento quella più in forma e lanciata per gli Us Open. Una buona Madison Keys (allenata dalla Davenport), la stessa Wozniacki e anche il leggero calo della Pliskova non sembrano sufficienti a fermare la sua corsa. Sarà lei la nuova numero uno oppure la tennista ceca sarà pronta a difendere la sua postazione al vertice del ranking mondiale? Intanto la Kerber resta sempre più indietro e scivola al n. 3 del mondo. Chi, invece, ha sorpreso positivamente e non ha avuto difficoltà nel maschile, proprio come la Muguruza, è stato all’Atp di Cincinnati Grigor Dimitrov. Il bulgaro ha conquistato il suo primo Master 1000 stupendo per la continuità, la lucidità di gioco, la precisione, l’aggressività sia tecnica, tattica che mentale, giocando con una calma e una tranquillità stupefacenti, tanto da far sembrare tutto facile e semplice. La testa di serie n. 7 ha sconfitto senza troppi problemi la testa di serie n. 4: l’australiano Nick Kyrgios, per 6/3 7/5. Bravo il finalista ad eliminare prima Rafael Nadal (per 6/2 7/5) e poi Ferrer con un doppio tiebreak (il primo vinto per 7 punti a tre, il secondo 7 a 4), impressionando per l’incisività del suo gioco. Ma, come la Halep, il giovane australiano sembra ancora non controllare bene gli appuntamenti topici dei tornei con le finali, forse più emotivo rispetto a un più “freddo” e “maturo” Dimitrov, che si dimostra assolutamente pronto per gli Us Open. Kyrgios nella finale è apparso in confusione e quasi rassegnato, ha giocato a tratti e colpi eccezionali sporadici, quasi tentativi disperati tirati a tutto braccio senza un vero schema tattico. Ordine mentale di gioco che è apparso assolutamente possedere il bulgaro, più preparato dal punto di vista dello studio dei match. Tanto da essersi allenato per una settimana in Spagna, circa due mesi fa, proprio con Rafa. La preparazione a Mallorca insieme al campione spagnolo ha dato i suoi frutti. La differenza si è vista: è sembrato scendere in campo un altro e “nuovo” Grigor Dimitrov, più completo e solido, con le idee più chiare e un rendimento altissimo. Bella, tuttavia, l’amicizia palesata in finale con Kyrgios. Innanzitutto l’abbraccio lungo, forte e sentito tra i due a fine partita. Poi le parole di conforto del bulgaro all’australiano: “non mollare” -gli ha detto-, invitandolo a resistere, lottare e persistere nel conseguire i risultati, certo che prima o poi il suo momento di gloria arriverà. Poi lo splendido discorso alla premiazione di entrambi. Prima l’ammissione di non aver giocato al meglio di Nick, che gli ha fatto davvero tanto onore. Poi i complimenti del bulgaro per la persona straordinaria e profondamente umana che è Kyrgios, con cui fino a un momento prima rideva e scherzava negli spogliatoi; un vero amico, con la mamma del quale aveva parlato proprio all’inizio del torneo -ha rivelato il vincitore, incoronato sorridente con i raccata-palle che lo circondavano come da rito- confessandole di sperare di incontrare il figlio in finale: così è avvenuto infatti. Sereno, Grigor non ha nascosto la stima, l’ammirazione e l’amicizia per l’altro; ma forse ha avuto più serenità dell’australiano. Tranquillità che gli ha permesso di vincere e forse dettata anche dal forte di coro che gridava il suo nome tra gli spalti e che forse ha innervosito Nick, che a un certo punto ha guardato tra il pubblico con un gesto misto tra stizza, risentimento, rabbia e rassegnazione, come a dire “sto perdendo, ora sarete contenti!”; e intanto buttava via palle inspiegabilmente, apparentemente. Colpo su colpo e perdeva ad ogni 15 regalato poco a poco, piano piano, la partita. Solo il servizio lo teneva a galla. Ma non bastava. La percentuale di prime di battuta di Dimitrov è stata impressionante e quella degli errori gratuiti non forzati (sino a 31) troppo elevata per Nick, e di molto superiore a quella del bulgaro. Qui si è decisa la partita. Ma -come ha riconosciuto giustamente lo stesso trionfatore- quello di Kyrgios è un vero talento comunque, che emerge sempre; la sua prerogativa è che da lui non sai mai cosa aspettarti, mentre quella di Dimitrov che ha saputo sempre risollevarsi e trovare la soluzione giusta in tutti i momenti di difficoltà, andando a vincere punti considerati quasi persi per lui: fuori dal campo, spesso, anche contro lo stesso Nick, tirava a tutto braccio dritti lungolinea vincenti imprendibili; è sembrato davvero ispirato tennisticamente e non si può che inchinarsi al suo talento. E l’australiano lì a guardare ed applaudire, troppo fermo sulle gambe, poco mobile e pigro, che si faceva sorprendere con la palla troppo addosso al corpo oppure un passo troppo distante sul rovescio o poco piegato sulle ginocchia che non alzava abbastanza la palla di rovescio, che finiva puntualmente a rete. Di questo passo la finale più verosimile a Flushing Meadows, nella sessione maschile degli Us Open, sembra proprio quella (pronostichiamo ed auspichiamo) tra Zverev e Dimitrov (nel femminile, viceversa, proprio una replica tra Pliskova e Muguruza). Il calo dei ‘fab four’ (Djokovic, Federer, Murray e Nadal) spiana loro la strada. Intanto, se agli esordi Dimitrov era considerato il baby Federer, oggi dovremmo forse vederlo come il nuovo Nadal (a cui si è molto ispirato in quest’ultimo periodo -per sua stesa ammissione-).

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