mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Umberto Farri, un mazzo di garofani a Casalgrande
Pubblicato il 27-08-2017


farri-commemorazioneDomani, lunedì 28 agosto, ci recheremo ancora al cimitero di Casalgrande, alle ore 17 e 30, per un ricordo di Umberto Farri in occasione del settantunesimo anniversario del suo omicidio. Sono stati tre gli esponenti politici che hanno sempre voluto ricordare il sindaco socialista in ogni ricorrenza: Alberto Simonini, legato politicamente alla persona di Farri, che al congresso socialista del marzo 1946 aveva sostenuto la mozione di Giuseppe Saragat, Giuseppe Amadei, che per tanti anni ha tenuto commemorazioni nel cimitero di Casalgrande e che mai è voluto mancare, in qualsiasi parte d’Italia e del mondo si trovasse, e io stesso, che proprio nel 1990 diedi avvio, con la celebrazione di Farri, al confronto storico e politico sul dopoguerra reggiano, amplificato dal Chi sa parli di Otello Montanari. Prendo atto che quest’anno l’amministrazione di Casalgrande ha voluto ricordare il suo vecchio sindaco nel giorno del suo martirio. E’ un fatto nuovo e positivo.

A 71 anni dalla morte di Farri, e dopo 27 anni da quel confronto che mise in luce le tragiche vicende del dopoguerra reggiano, e che servì a ridare dignità a due innocenti come Germano Nicolini ed Egidio Baraldi, resta molta amarezza. Innanzitutto perché i mandanti e gli esecutori del delitto del sindaco di Casalgrande non sono mai stati puniti. Farri venne colpito la sera del 26 agosto mentre la sua famiglia stava festeggiando il ritorno dall’India del figlio Bruno. Entrarono in tre, coperti da un fazzoletto rosso. Uno rimase sull’uscio a fare da palo. Gli altri due spararono. Farri morì all’ospedale di Reggio il giorno dopo, e a niente servì il disperato intervento chirurgico del professor Franzini, che nel 1958 sarà senatore del Psdi. Le piste seguite sono state sostanzialmente tre. Si tentò di collegare il delitto Farri a quello di Nando Ferioli, un possidente liberale ucciso a Sassuolo tre giorni prima, fratello di Alberto, a lungo deputato liberale reggiano. I colpevoli di questo delitto fuggirono in Jugoslavia, ma non si arrivò a nulla. Si tentò di collegare il delitto Farri allo scontro politico che il sindaco di Casalgrande ebbe con uno dei più autorevoli esponenti del locale Pci, a proposto della fucilazione di alcuni fascisti, quando Farri era presidente del Cln. Ma anche questa pista non portò ad alcun risultato. Si pensò a una vendetta di un losco figuro che gestiva il mercato nero, ma fu solo un’ipotesi. Resta forte l’impressione che anche quello di Farri sia stato un delitto politico.

Come Egisto Lui, sindaco di Reggiolo, che venne ferito nel gennaio dello stesso anno da due sicari rossi, anche Farri era un socialista riformista, legato a Saragat e a Simonini. Una specie di nemico del popolo, lui che era già stato sindaco del suo comune prima dell’avvento del fascismo e che aveva subito la violenza del regime. Difficile ipotizzare che delle centinaia di ammazzati per ragioni politiche nell’immediato dopoguerra a Reggio (Il prefetto della liberazione parla di mille morti solo nel 1945, lo storico comunista Magnanini di oltre quattrocento, ma può essere che vi includano anche quelli dei giorni dell’insurrezione, che furono tuttavia meno di quelli del dopoguerra) solo quello di Farri sia stato un delitto comune.

Amarezza anche per quel che è accaduto dopo il 1990. Eravamo a pochi mesi dalla caduta del muro di Berlino e dalla successiva svolta della Bolognina. Il Pci aveva deciso di cambiar nome e di aderire alla Internazionale socialista. Alla fine i post comunisti riusciranno a salvarsi e così i post fascisti del Msi. I socialisti no. Il muro era caduto in Italia dalla parte sbagliata? I partiti democratici ci misero del loro, con errori gravi. Eppure in questi ventisette anni l’Italia è peggiorata, dal punto di vista economico e della partecipazione democratica. Viene da rimpiangere anche l’epoca travagliata e dolorosa ma densa di forti ideali di 71 orsono e cosi pure quella di 27 anni fa, quando le tensioni politiche erano ancora cosi vive. Viene il dubbio che oggi non siamo costretti solo a ricordare la morte di Farri, ma anche quella della politica che una volta si riteneva maestra di vita.

Mauro Del Bue

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