domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Voucher, maxisanzione dall’Ispettorato. Come funziona il Ccnl. Fisco: Boom incassi per rottamazione cartelle
Pubblicato il 28-08-2017


Voucher
RISCHIO MAXISANZIONE

Dare indicazioni al personale ispettivo in modo da applicare correttamente le conseguenze sanzionatorie a chi viola le regole previste dai nuovi voucher. È questo l’obiettivo della circolare n.5/2017 dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che è intervenuto sul regime che regola il lavoro occasionale. Il superamento da parte di un utilizzatore per ogni singolo prestatore del limite economico di 2.500 euro – ricorda l’Inl – o comunque del limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco di un anno civile, comporta la trasformazione del relativo rapporto nella tipologia di lavoro a tempo pieno e indeterminato a far data dal giorno in cui si realizza il predetto superamento, con applicazione delle connesse sanzioni civili ed amministrative.
Tali regole, precisa l’Ispettorato, valgono anche per il settore agricolo, ma non operano nel caso in cui l’utilizzatore sia la pubblica amministrazione. Aver acquisito invece “prestazioni di lavoro occasionali da soggetti con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa” integra, secondo l’Inl, un difetto ‘genetico’ afferente alla costituzione del rapporto. Ciò comporta quindi, in applicazione dei principi civilistici, la conversione dello stesso rapporto nella tipologia ordinaria del lavoro a tempo pieno e indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative, se accertata la natura subordinata dello stesso. Le sanzioni non sono applicabili se il rapporto precedente era regolato con un contratto di somministrazione.
L’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce inoltre dei chiarimenti in merito alla sanzione prevista in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione della prestazione occasionale e la cosiddetta ‘maxisanzione’ per il lavoro ‘nero’. L’Inl evidenzia che nelle ipotesi di mancata trasmissione della comunicazione preventiva, ovvero di revoca della stessa a fronte di una prestazione di lavoro giornaliera effettivamente svolta, la mera registrazione del lavoratore sulla piattaforma predisposta dall’Inps non costituisce di per sé elemento sufficiente ad escludere che si tratti di un rapporto di lavoro sconosciuto alla pubblica amministrazione con la conseguente possibilità di contestare l’mpiego di lavoratori ‘in nero’ (stesso principio espresso dalla Cassazione nella sentenza n. 16340/2013).
Ciò premesso – rimarca l’Inl – occorre individuare dei criteri utili a differenziare le ipotesi in cui la prestazione di lavoro effettivamente resa possa considerarsi quale prestazione occasionale non comunicata ovvero come un ‘normale’ rapporto di lavoro ‘in nero’, e come tale sanzionabile esclusivamente con la cosiddetta maxisanzione. In tal senso, L’Ispettorato ritiene necessaria una attenta valutazione della singola fattispecie rispetto alla quale si applicherà esclusivamente la sanzione ogniqualvolta ricorrano congiuntamente i seguenti requisiti: quando la prestazione è comunque possibile perché non si sono superati i limiti economici e temporali (280 ore); e se la prestazione può effettivamente considerarsi occasionale in ragione della presenza di precedenti analoghe prestazioni lavorative correttamente gestite.
Agli utilizzatori che violano gli obblighi di comunicazione preventiva (esclusi i libretti famiglia e la pubblica amministrazione) e a chi utilizza il contratto di prestazione occasionale nonostante i divieti del comma 14 (ad esempio gli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato) viene applicata una sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro. Laddove venga riscontrata invece la violazione degli obblighi in relazione a più lavoratori, la sanzione corrisponderà al prodotto tra 833,33 euro e la somma delle giornate lavorative non regolarmente comunicate. Stesso discorso per chi viola le regole relative a riposo giornaliero, pause e riposi settimanali. Il mancato rispetto, precisa l’Inl, comporta l’applicazione delle specifiche sanzioni previste.

Diritto
IL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) è il contratto stipulato a livello nazionale tra le organizzazioni rappresentative dei lavoratori (sindacati) e le associazioni dei datori di lavoro (associazioni di categoria), con lo scopo di:
determinare il contenuto essenziale dei contratti individuali di lavoro in un certo settore (commercio, industria metalmeccanica, industria chimica, ecc.), sia sotto l’aspetto economico (retribuzione, trattamenti di anzianità), che sotto quello normativo (disciplina dell’orario, qualifiche e mansioni, stabilità del rapporto, ecc.);
disciplinare i rapporti tra i soggetti collettivi, ad esempio tra le rappresentanze sindacali e quelle dei datori di lavoro (“relazioni industriali”).
Nel settore del pubblico impiego, il contratto collettivo è stipulato tra le rappresentanze sindacali dei lavoratori e l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), che rappresenta per legge l’Amministrazione Pubblica nella contrattazione collettiva.
Il motivo principale per cui si tende a stipulare contratti nazionali, anziché a livello di singola azienda, è di preservare, nell’ambito di ciascuna categoria, una concorrenza corretta, basata su regole comuni di trattamento dei lavoratori. In altre parole, lo scopo è di impedire che le aziende si facciano concorrenza abbassando i costi, tramite il peggioramento delle condizioni dei lavoratori stessi.
Esempi di contratti collettivi possono essere facilmente consultati nell’Archivio nazionale gestito dal Cnel, che li contiene tutti.
Una tendenza diversa, rispetto ai suddetti principi, è stata adottata con la Legge n. 106 del 2011 (Manovra correttiva), la quale ha previsto incentivi per i contratti territoriali o aziendali, tramite un regime fiscale e contributivo agevolato, anche se limitatamente al 2012.
Rapporti tra contratti collettivi e altre fonti
Il rapporto di lavoro è disciplinato, oltre che dal contratto collettivo, anche dalle leggi in materia e dal contratto individuale. Queste tre fonti sono tra loro “gerarchicamente sovraordinate”: prima viene la legge, poi il contratto collettivo, poi quello individuale.
Ma nel caso in cui ci siano discordanze, tra tali fonti, la regola generale da applicare è che la fonte inferiore (il contratto individuale rispetto al CCNL, il CCNL rispetto alla legge) possa prevalere, rispetto a quella superiore, derogandone le norme, se le norme che contiene sono più favorevoli al lavoratore. Se sono ad esso più sfavorevoli, prevale la fonte superiore. Dunque il contratto individuale del lavoratore vale di più, rispetto a quello collettivo, solo in senso migliorativo, per il lavoratore stesso.
Quando invece si tratta di fonti di pari gerarchia (ad es. tra diversi contratti nazionali), la regola da applicare è che prevale la fonte più recente: un contratto collettivo nazionale di lavoro può liberamente modificare il precedente, sia in modo peggiorativo, sia migliorativo.
Come va interpretato il contratto
L’interpretazione delle norme contenute nel contratto va fatta in base al Codice civile (articoli 1362-1371, si veda il file allegato). Il codice civile dice che, nell’interpretare il contratto, si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole. Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo, anche posteriore alla conclusione del contratto.
Inoltre, non se ne deve allargare il campo di applicazione: per quanto generali siano le espressioni usate nel contratto, quest’ultimo comprende unicamente gli oggetti sui quali le parti si sono proposte di contrattare.

Tesoretto per la manovra
FISCO: BOOM INCASSI ROTTAMAZIONE

Boom per la rottamazione delle cartelle esattoriali che, secondo quanto ha appreso l’Ansa, dovrebbero portare in dote al governo per la prossima legge di Bilancio un extragettito di almeno 1,5-2 miliardi. Stando alle prime proiezioni dei dati alla prima scadenza di luglio, le adesioni alla definizione agevolata dei crediti col fisco – se i pagamenti delle altre rate continueranno regolarmente – consentiranno di superare ampiamente il target di 7,2 miliardi fissato dal decreto fiscale collegato alla scorsa manovra.

Carlo Pareto

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