giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

AAA – netiquette on line cercasi!
Pubblicato il 01-09-2017


Miss-Netiquette-08_17_2013-headerPrima i forum, poi le chat e quindi i moderni social network. Già, proprio i social – “luoghi” aperti a chiunque, quasi sempre gratuiti, sorta di agorà cibernetiche dove poter conversare, interagire, esprimere le proprie idee (magari con pacatezza) e, per parecchi di noi, mezzo performante di attività. Inoltre, veicolo fondamentale per la comunicazione che grazie a questi potenti mezzi informatici raggiunge ogni angolo del globo. Ma è solo questo? No, per alcuni tenebrosi “figuri” è anche l’habitat preferito per scaraventare insulti a destra e a manca, per concretizzare lo stomachevole cyberbullismo di cui tanto si parla e poco si fa, oppure per prendere di mira una persona e versarle addosso uno “tsunami” di schifezze che ripetere qui ora, su queste pagine, significherebbe provocare un’epidemia di nausea collettiva senza poi poter approntare un’adeguata terapia di conforto.
Per accertarlo, per toccar con mano – qualora qualcuno ne dubitasse – basta addentrarsi in un social a caso e verificare motu proprio. I bersagli preferiti di questi “arditi” dal click facile sono i personaggi più in vista, i cosiddetti “vip”. E non importa se onorevoli, politici, star del cinema, giornalisti, opinionisti e altre celebrità, che a prescindere dall’incarico svolto vanno rispettate punto e basta! Per il diffamatore seriale che usa la tastiera come un lanciafiamme, l’importante è aspergere la sua dose di veleno quotidiana. Tanto è più che convinto di farla franca, di eludere ogni regola e controllo! Comunque, vittime sacrificali della violenza on line sono anche le persone comuni – con l’unica “colpa” di dimorare in quello spazio per trascorrere un po’ del loro tempo in tranquillità, e che invece, loro malgrado, devono subire vessazioni perpetue.
Il tanto auspicato autocontrollo e la popolare “netiquette” sembrano essere stati archiviati troppo in fretta. In fin dei conti la Rete non è così anziana, anzi! Lo sono, invece, le sozzerie che ogni ora vengono catapultate nel web, e che parimenti a meteore impazzite vanno a colpire l’individuo causandogli tribolazione e comprensibile imbarazzo. Chi è vittima di questa meschina “incursione” digitale spesso sopporta – cercando di non cadere nella trappola della provocazione, anche se non è sempre così semplice mantenere un comportamento “virtuoso”. Talvolta, pur ignorando chi liberamente ferisce, oppure mettendo nella “black-list” questi inqualificabili personaggi non si risolve nulla, poiché costoro, furbamente, cambiano account e iniziano di nuovo a tempestare di insulti il malcapitato o la malcapitata di turno.
Poi, come non bastasse, s’instaura il nefando “derby” dell’emulazione diffamatoria, una forma di competizione aberrante che consiste nello scrivere e poi “rendere visibile” a tutti l’offesa peggiore. Non di rado, specie quando vengono denigrate persone in vista, dopo le prime ingiurie formulate dallo spavaldo di turno ne seguono a ruota altre, persino più schifose, quasi a dar sostegno a chi ha stoltamente aperto le danze. Detto così sembra un orrido videogame dove si assiste a un’eterna tenzone tra buoni e cattivi, ma purtroppo è la realtà! Da parte nostra, lavorando nella comunicazione siamo i primi ad affermare che Internet non va limitato con veti più consoni a regimi già stati condannati dalla storia oltre che dai tribunali internazionali. Vanno, invece, condannate e perseguite secondo i termini di legge tutte quelle condotte lesive della dignità, che mortificano chi è vittima del cyberbullismo e di conseguenza anche tutti gli internauti corretti ed educati – per fortuna, in maggioranza.
Per arginare e cercare di sconfiggere questo “bubbone” che con il passare del tempo cresce a dismisura, serve l’attuazione di una “netiquette” severa, che funzioni in modo puntuale senza far sconti a niente e nessuno. Poi, la presenza di moderatori, come era in auge nelle prime chat e nei forum, interventi che in fin dei conti funzionavano e fungevano da deterrente. Se qualcuno non è in grado (o non vuole) reprimere le proprie pulsioni offensive, è corretto sia emarginato dal social che lo ospita. Una sorta di “Daspo” internettiano, sperando in un futuro pentimento o di un’auspicata condotta perbene!
Inoltre, quanti ricevono il loro immancabile “aerosol” di impropri e di insolenze, dovrebbero rendere pubblico “il lerciume” avuto, in modo da far vergognare chi si è permesso di intraprendere il pubblico dileggio. Star sempre zitti e tollerare non paga! Purtroppo s’è visto che sopportando, sperando nell’immediata “redenzione” degli spacconi non si risolve nulla, anzi, questi beceri personaggi in cerca di vana gloria si sentono ancora più autorizzati a proseguire la loro squallida “missione”. Palesemente – un insano e illegittimo mandato di infangare per sedare la sete di frustrazione che li accompagna da sempre.

Stefano Buso

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