venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Asciugatori di scogli
Pubblicato il 29-09-2017


I socialisti, talora con pedante ossessività, hanno il vizio di coltivare la memoria. Una memoria selettiva che li porta a evitare sin troppo facili rimozioni rispetto alle proprie ragioni e visioni, spesso inascoltate, e ai torti subiti.

Sul rapporto che è intercorso con Pier Luigi Bersani non possono che esserci forti ambivalenze poiché se da un lato è doveroso riconoscergli dei meriti dall’altro occorre pure sottolineare gli errori (troppi e gravi) che dal 2013 seguita ad inanellare.

All’inizio del suo mandato in qualità di segretario del Pd Bersani, con le sembianze di un bonario Dr. Jeckill piacentino si occupò, riuscendoci, di ricostruire un rapporto decente con il Psi, dopo che il suo predecessore aveva operato nella direzione opposta.

Va dato atto all’allora segretario del Pd di avere realizzato tra il 2009 e il 2013 un fecondo confronto con il Psi, cancellando con decisione le nefande gesta di Veltroni a cominciare dall’ archiviazione della favola del Pd partito a vocazione maggioritaria.

Un processo che, se coltivato e implementato, avrebbe potuto essere foriero di una positiva catarsi della sinistra riformista italiana irrobustendola con nuove prospettive.

Ma nell’imminenza delle elezioni del 2013 Bersani, in parte perché il coraggio chi non l’ha non se lo può dare, in parte perché mal consigliato da un sinedrio di apparatchik di scuola postcomunista, in parte perché affascinato dal richiamo della foresta, impresse un brusco stop a tale processo, privilegiando, con un’inversione ad u, l’interlocuzione con pezzi della vecchia sinistra Dc in cerca d’autore (e di voti) al punto di favorire l’ingresso di un nuovo soggetto politico, costruito in fretta e furia, all’interno della coalizione Italia Bene Comune, fino puntellare la nascita di una lista con quelle stimmate.

Sappiamo come finì: una sorta di calcio di rigore tirato in curva, una campagna elettorale guidata in modo demenziale dal Sinedrio di cui sopra, un risultato elettorale che eufemisticamente si può definire al di sotto delle meno ottimistiche o più prudenti previsioni.

Da qui il Dr. Jeckill Bersani ha preso d’infilata la strada dell’autolesionismo, del tafazzismo, divenendo una sorta di Mr. Hyde della sinistra riformista.

Due, tra le tante, appaiono le scelte scellerate che, in parte trovano conferma in queste ore: l’indicazione di Pietro Grasso alla carica di Presidente del Senato (uno dei peggiori che la storia repubblicana ricordi) e la guerriglia parlamentare, concertata con gli esponenti (allora del Pd) di quella che il compianto Bruno Buozzi avrebbe definito “la sinistra delle chiacchiere”, arrivando al punto di lasciare, sbattendo la porta, il partito che aveva guidato, per formare un Movimento di combattenti e reduci affidandone (apparentemente) la guida ad un giovanotto di Buona Speranza.

In particolare l’inaspettata e repentina involuzione bersaniana trovò conferma, all’inizio della Legislatura, nell’indicazione di un magistrato alla seconda carica dello Stato, con tanti saluti al principio della separazione dei poteri.

Una clamorosa riedizione dell’antico vizietto del Pci-Pds-Ds di candidare (ed eleggere) nelle due camere un congruo numero di esponenti dell’ordine giudiziario.

C’è di più: nelle ultime ore rumors provenienti da Napoli, dove è in corso la festa del Movimento combattenti e reduci (cos’abbiano da festeggiare non è dato saperlo), sembra che al Presidente uscente del Senato sia stata offerta la leadership in vista delle prossime elezioni politiche e sembra pure che Grasso definendosi “ragazzo di sinistra” (sic!) starebbe pensando di accettare.

Se così fosse, in altre parole se i rumors corrispondessero al reale orientamento di Bersani & C .non resta che osservare malinconicamente, parafrasando Crozza, che “i ragassi hanno incominciato ad asciugare gli scogli”.

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. Forse mi trovo ad essere anch’io tra quei socialisti che “hanno il vizio di coltivare la memoria”, non so se con “pedante ossessività”, ma certamente con ininterrotta convinzione, e semmai per una punta di orgoglio, e forsanche una qualche dose di risentimento – stati d’animo che peraltro non ci sono vietati, così come l’essere restii alle facili rimozioni – ma anche perché viene spontaneo il mettere a confronto la politica di allora con quella dei giorni nostri, traendone le proprie considerazioni e riflessioni (che ciascuno deve potersi concedere, almeno lo spero).

    Io non so quale effetto possa avere questo rinvangare da parte nostra quel nostro passato, se cioè possa “far breccia”, in termini elettorali, su qualcuno di quanti ci ascoltano, ma non mi sembra che abbia ottenuto fin qui un gran risultato neppure il cercare la “benevolenza” di chi, al di là dei propri personali convincimenti, si trova a rappresentare formazioni politiche “maggiori” dove l’antisocialismo è di casa, e non riesco francamente a capire quei socialisti che continuano a percorrere una tale via, o ipotizzano pure, a distanza di quasi un secolo, di riunire quanto a Livorno ebbe a dividersi (per ragioni di non poco conto, anche se le guardiamo con gli occhi di oggi).

    Paolo B. 30.09.2017

  2. Forse mi trovo ad essere anch’io tra quei socialisti che “hanno il vizio di coltivare la memoria”, non so se con “pedante ossessività”, ma certamente con ininterrotta convinzione, e semmai per una punta di orgoglio, e forsanche una qualche dose di risentimento – stati d’animo che peraltro non ci sono vietati, così come l’essere restii alle facili rimozioni – ma anche perché viene spontaneo il mettere a confronto la politica di allora con quella dei giorni nostri, traendone le proprie considerazioni e riflessioni (che ciascuno deve potersi concedere, almeno lo spero).

    Io non so quale effetto possa avere questo rinvangare da parte nostra quel nostro passato, se cioè possa “far breccia”, in termini elettorali, su qualcuno di quanti ci ascoltano, ma non mi sembra che abbia ottenuto fin qui un gran risultato neppure il cercare la “benevolenza” di chi, al di là dei propri personali convincimenti, si trova a rappresentare formazioni politiche “maggiori” dove l’antisocialismo è di casa, e non riesco francamente a capire quei socialisti che continuano a percorrere una tale via, o ipotizzano pure, a distanza di quasi un secolo, di riunire quanto a Livorno ebbe a dividersi (per ragioni di non poco conto, anche se le guardiamo con gli occhi di oggi).

    Paolo B. 30.09.2017

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