giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Atac, chiesto fallimento. Cda prepara piano salvataggio
Pubblicato il 01-09-2017


Atac“Atac deve essere dichiarata insolvente”, c’è scritto nell’istanza di fallimento depositata ieri al Tribunale di Roma da uno dei tre grandi fornitori di carburante della municipalizzata capitolina, un gigante da 12mila dipendenti con un debito che sfiora 1,4 miliardi di euro. Ora il giudice avrà 30 giorni per decidere se accogliere o meno la richiesta, ma nel frattempo il Cda della più grande partecipata dei trasporti d’Italia vara il piano di salvataggio.
Il consiglio d’amministrazione si è riunito stamattina e ha deciso di dare “immediata comunicazione all’azionista”, si procederà quindi con la convocazione dell’Assemblea dei soci.
“Il Cda di Atac ha individuato nella procedura di concordato preventivo in continuità la migliore soluzione alla crisi della società deliberando l’immediata comunicazione all’azionista e convocazione dell’assemblea dei soci per le decisioni di competenza”. È quanto comunica l’azienda. Il concordato preventivo, un accordo con i creditori sotto l’egida del tribunale, è la linea che si andava già delineando per salvare l’azienda capitolina.
Il Cda ha altresì affidato l’incarico di advisor finanziario e industriale alla società Ernst Young, di supporto alla procedura di soluzione della crisi. ‘’Oggi abbiamo compiuto – commenta Paolo Simioni, AD Atac – il primo passo concreto per il risanamento e rilancio della società”. Affermazione su cui dissentono i Radicali.  “Quello compiuto oggi con la decisione del Cda dell’Atac – affermano in una nota Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli, rispettivamente segretario di Radicali Italiani e Radicali Roma – di chiedere il concordato preventivo non è, come afferma Simioni, ‘il primo passo concreto per il risanamento e rilancio della società’. Al contrario, si tratta dell’ennesimo tentativo di tenere in vita artificialmente per qualche anno una realtà che è di fatto fallita da tempo. Il tutto, naturalmente, a discapito dei cittadini, che in nome della supposta necessita’ di salvare un’azienda si ritroveranno nuovamente a dover scontare un servizio che da inefficiente è ormai diventato in pratica inesistente”.

In ogni caso per il sindaco Virginia Raggi l’azienda deve rimanere pubblica. “Non è vero che ‘il pubblico non funziona’- scrive Raggi – se ben condotto può funzionare bene. Noi abbiamo scelto: l’azienda deve rimanere di proprietà dei romani. Noi non la svendiamo, i servizi pubblici non hanno prezzo”. Per la sindaca, “cedere ai privati non è la soluzione, non è la cura per Atac. I privati non offrono una risposta immediata ai problemi strutturali ed economici della municipalizzata, non preservano il servizio ma lo rendono vulnerabile, sofferente e facile preda di chi punta solo a fare cassa”.
Nel frattempo sindacati di base sono già sul piede di guerra contro le soluzioni prospettate dal Campidoglio per salvare l’Atac, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Roma. Orsa, Tpl Lazio, Faisa-Confail Sul ct, Utl e Fast-Confsal hanno proclamato uno sciopero dalle 8:30 alle 12:30 per martedì 12 settembre. Lo stop di quattro ore, spiegano in un comunicato, è per contestare l’ipotesi messa in campo dal Campidoglio, quella del concordato preventivo, che “metterebbe a serio rischio livelli occupazionali, diritti salariali e normativi dei lavoratori”. I sindacati sottolineano anche “la totale assenza di interlocuzione da parte dell’assessorato della Città in movimento e della governance aziendale con le rappresentanze del lavoratori, unici a non venir ascoltati su una questione da cui dipende il loro prossimo futuro”.

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