venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Aumentano gli occupati. Soprattutto quelli a tempo
Pubblicato il 28-09-2017


Disoccupazione-lavoroDalla nota congiunta di INPS, ISTAT e Ministero del lavoro emerge un aumento di 437 mila posizioni lavorative rispetto al secondo trimestre del 2016. L’incremento occupazionale è così suddiviso: 108 mila a tempo indeterminato (inclusi i contratti di apprendistato) e 329 mila i contratti a tempo determinato. Nella nota congiunta si legge: “Nel secondo trimestre prosegue la tendenza all’aumento dell’occupazione, con una crescita ancora interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente”.

Secondo i dati delle Comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro, su base annua, per il quinto trimestre consecutivo è continuato a ritmi crescenti l’aumento del lavoro dipendente a tempo determinato (rispettivamente +44 mila, +66 mila, +145 mila, +241 mila, +329 mila). La nota recita: “Questi segnali si rafforzano se si considerano le imprese industriali e dei servizi che mostrano, anche secondo la fonte Uniemens-Inps, un forte incremento del tempo determinato (+482 mila su base annua). Contestualmente, per le posizioni lavorative a tempo indeterminato si osserva una sostanziale stabilizzazione della crescita in entrambe le fonti”.

Secondo i dati Istat, si continua a registrare un aumento tendenziale dell’occupazione (+153 mila) a fronte della diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-154 mila) sia degli inattivi (-76 mila). Significativo l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro che contribuisce a spiegare la crescita del numero degli occupati ultracinquantenni, indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile. I tassi di occupazione per età, che per definizione non risentono degli effetti demografici, crescono su base annua per le persone con più di 34 anni (ed in particolare per gli ultracinquantenni), mentre permane debole la tendenza al recupero per i giovani fra i 15 e 34 anni.

Il lavoro a chiamata o intermittente nel secondo trimestre ha un fortissimo incremento. Dopo 4 anni di calo ininterrotto e una prima inversione di tendenza nel quarto trimestre 2016 (+2,5%), nel primo del 2017 ha fatto registrare una ripresa a due cifre (+13,5%), in seguito anche all’abrogazione del lavoro accessorio (voucher), che si è accentuata notevolmente nel secondo trimestre (+73,7%).

Purtroppo, la crescita dell’occupazione imperniata sulla precarietà non risolve i problemi del disagio sociale e continua a produrre gli effetti psicologicamente negativi sui giovani che vengono segnati dalle incertezze per il loro futuro di vita.

Il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, per contrastare le difficoltà che hanno le donne a rientrare nel mercato del lavoro dopo il periodo di maternità, ha proposto: “Estendere forme di decontribuzione dopo il periodo di maternità, come si fa per i giovani”. Poi Boeri ha sottolineato: “La crescita delle famiglie dipende dal lavoro delle donne e che in Italia chi lavora ha alti costi legati alla genitorialità. Nel complesso si perde un terzo del reddito dopo aver avuto figli ma se si guarda solo alle donne che rientrano al lavoro dopo la maternità la percentuale scende al 10. Questo vuol dire che il problema vero è il rientro nel mercato del lavoro. Per questo potrebbe essere utile un incentivo come lo sgravio contributivo al momento previsto solo per i giovani. E comunque deve cambiare anche la cultura. In Italia il lavoro di cura ricade prevalentemente sulle donne mentre gli uomini solo nel 3% dei casi utilizzano il congedo facoltativo dopo la nascita del figlio”.

La proposta di Boeri, spiacevolmente, riguarda solo le donne e non tiene pienamente conto del problema che riguarda anche una minoranza degli uomini. Dunque, per i principi di uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, la proposta di Boeri, dovrebbe essere estesa anche agli uomini, in osservanza ai principi fondamentali, rapporti civili ed etico-sociali della nostra Costituzione, nonché alle norme sulla maternità e paternità.

Salvatore Rondello

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