martedì, 19 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

BRICS. In un decennio scalata l’economia mondiale
Pubblicato il 04-09-2017


brics

I BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, sono riuniti in un summit nella località cinese di Xiamen. Durante il Forum commerciale, il Presidente cinese, Xi Jinping, ha sottolineato l’importanza di aumentare la cooperazione in commercio, investimenti e finanza. Ma, rispetto a quanto Xi aveva promesso nello scorso mese di maggio, la somma messa a disposizione dalla Cina per la cooperazione economica e tecnologica è stata quasi dimezzata (pari a circa 64,2 mld di euro anziché i 113 mld di dollari già promessi).

Il presidente cinese ha detto: “I mercati emergenti ed i Paesi in via di sviluppo svolgono un ruolo maggiore negli affari internazionali. Nel decennio passato, il blocco dei Paesi BRICS è diventato un faro dell’economia mondiale”.

Infatti, i cinque Paesi emergenti, nel 2016, rappresentavano il 23% dell’economia mondiale raddoppiando la posizione del 2006. Xi Jinping ha aggiunto: “Nel decennio terminato, quello della grande crisi economica mondiale, ho visto i Paesi fare dei progressi nella ricerca di uno sviluppo comune, con un aumento del Pil combinato del 179%, una crescita degli scambi commerciali del 94% e un aumento della popolazione urbana del 28% in questo periodo. Il blocco ha contribuito in maniera considerevole alla stabilizzazione dell’economia mondiale e alla ripresa della sua crescita ed ha apportato dei benefici tangibili a più di tre miliardi di abitanti. Traendo profitto dalle nostre rispettive forze e facendo convergere i nostri interessi, abbiamo messo in atto un quadro di cooperazione basato sui leader che copre vasti settori e molteplici livelli. I Paesi BRICS devono lavorare per entrare nel secondo ‘decennio d’oro’ di cooperazione”.

Avvertendo che proseguendo nel loro cammino i cinque Paesi dovranno affrontare compiti impegnativi, ha detto: “E’ tempo di issare le vele quando la marea sale. L’economia mondiale non si è ancora ristabilita e resta in un periodo di aggiustamento caratterizzato da una crescita debole, mentre nuovi motori della crescita non sono ancora emersi. La globalizzazione economica fronteggia diverse incertezze. Anche gli stessi mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo si trovano in situazioni esterne più complesse. Questo lungo cammino che conduce alla pace e allo sviluppo nel mondo non sarà facile. Più di 700 milioni di persone soffrono sempre la fame, decine di milioni di persone sono state sfollate e sono diventate dei rifugiati, mentre numerose persone, tra le quali dei bambini innocenti, sono state uccise nei conflitti. Lo sviluppo dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo non ha intenzione di ‘rubare il formaggio a nessuno’ ma punta ad ‘allargare la torta dell’economia mondiale”.

.Xi senza mai citare Donald Trump, ha criticato la politica isolazionistica dell’attuale amministrazione statunitense affermando : “Solo l’apertura porta progressi e solo l’inclusione mantiene tali progressi. Data la debolezza della crescita economica mondiale negli ultimi anni, i problemi come lo sviluppo ineguale, la scarsa governance e il deficit di equità sono peggiorati, e il protezionismo e la mentalità isolazionista  sono aumentati.  Non dobbiamo ignorare i problemi della globalizzazione economica o solo lamentarcene. Al contrario, dobbiamo fare sforzi congiunti per trovare soluzioni. I Paesi BRICS devono collaborare con altri membri della comunità internazionale per promuovere il dialogo, il coordinamento e la cooperazione e contribuire a mantenere e garantire la stabilità e la crescita dell’economia mondiale. I nostri cinque paesi devono aprirsi l’uno all’altro, ampliare i loro interessi convergenti in questo processo, adottare un approccio inclusivo e condividere le opportunità, al fine di creare opportunità più brillanti per aumentare le loro economie”.

Il presidente cinese è fiducioso: ”L’economia mondiale è tornata a crescere e i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo hanno conosciuto delle buone performances. Un nuovo ciclo della rivoluzione tecnologica e industriale è in corso di realizzazione, mentre la riforma e l’apertura guadagnano slancio. Abbiamo tutte le ragioni per credere che il nostro mondo sarà migliore”.

Nel summit presieduto dai cinesi,  riguardo alla grave crisi provocata dalla bellicosità nucleare della Corea del Nord, Cina e Russia si sono manifestate delle colombe rispetto al falco Usa. Pronte al dialogo le prime due, pronto alle armi il secondo, stando almeno alle dichiarazioni bellicose del presidente americano Donald Trump in risposta all’escalation bellica di Kim Jong Un. Nella guerra sembrerebbe non crederci nessuno, nemmeno l’ex consigliere guerrafondaio Steve Bannon (“una soluzione militare non c’è”) e probabilmente nemmeno il Pentagono, anche se Trump sfodera il solito ritornello (“tutte le opzioni sono sul tavolo”) basato proprio sui suoi briefing.

Oggi si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu a cui compete di adottare i provvedimenti per il superamento della crisi. Non si esclude l’ipotesi di denuclearizzazione della penisola coreana. Nel gioco delle strategie per debellare la terribile minaccia nucleare dello scomodo vicino nordcoreano, i presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin, sempre più vicini, hanno concordato di affrontare adeguatamente il problema.

Putin, appena arrivato a Xiamen per il nono Brics Summit che chiude i battenti domani e che sta acquistando una dimensione sempre più politica con il corteggiamento di Paesi come il Messico e la Turchia che potrebbero aderire ai Brics, ha partecipato alla bilaterale con il presidente cinese.  Oggetto della bilaterale è stato proprio la Corea del Nord. Anche se Xi Jinping non ha menzionato affatto la questione nel lungo discorso di apertura del Business Summit, a poche ore dal lancio che ha causato un terremoto che ha fatto tremare di paura gli abitanti della confinante provincia cinese di Jilin.

Xi e Putin si incontrano per la quarta volta in un anno e Kim è tra i fattori che più stanno facendo ravvicinare Russia e Cina.

I due leader hanno concordato di affrontare adeguatamente le conseguenze politiche dell’ultimo test nucleare condotto dalla Repubblica democratica popolare di Corea e hanno concordato di attenersi all’obiettivo di denuclearizzazione della penisola coreana e di mantenere una stretta comunicazione e coordinamento. Una roadmap elaborata da Pechino c’è e i russi concordano su questa strategia. Xi e Putin hanno anche chiesto sforzi comuni per promuovere la pace e lo sviluppo.

Dal BRICS, nessuna estremizzazione sulla crisi provocata dalla Corea del Nord, ma una alleanza per un dialogo costruttivo che mette in minoranza gli Stati Uniti di Donald Trump.

Sarebbe auspicabile che anche l’Unione Europea e gli Stati Uniti scelgano un saggio percorso per un sano dialogo tra i popoli che abitano lo stesso pianeta. E’ doveroso verso l’umanità intera fare tutti i percorsi virtuosi possibili, soprattutto per cercare di superare la terribile preoccupazione di una più terribile guerra nucleare.

Salvatore Rondello

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento