martedì, 21 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Cambiare, a sinistra
Pubblicato il 28-09-2017


L’altro giorno, in uno dei suoi editoriali, Claudio Cerasa, definiva, con una precisione invidiabile, i contesti in cui la sinistra sopravvive o persino vive. Essenzialmente uno, è il contesto in cui la la sinistra ha scelto di arrendersi alla realtà, accettando di dovere fare i conti con una storia che è finita e con un’altra che deve necessariamente cominciare

C’è un punto, però, che non sfugge a nessun approfondimento, anche avvicinandoci alla prossima scadenza politica, elettorale. Abbiamo bisogno di cambiare, di rinnovare. Il tema del rinnovamento si pone oggi in termini urgenti, tanto forte è la crisi dei partiti e l’assenza di un’adeguata forza di cambiamento. È evidente lo scarto fra l’avanzamento di una sinistra sociale che produce contenuti e il deficit di rappresentanza politica di tutto ciò. I successi di Bernie Sanders in America o quello di Corbyn in Inghilterra, ci consegnano una lezione: la chiara richiesta di invertire un impianto valoriale che non è più adeguato alle questioni che la società contemporanea pone.

Da noi, in Italia, sopravvive invece una sinistra che, salvo rare eccezioni, è ancora ferma, ancorata ai paradigmi del XX secolo. È sufficiente leggere le surreali interviste di D’Alema o di Veltroni rilasciate, in queste settimane, a Cazzullo. Entrambi ultrasessantenni ma, qui il problema non riguarda la loro età, riguarda, ancor peggio, le loro prospettive. Anche perché basti pensare a tanti giovanotti, appena 40enni, per capire che l’età non è sempre un valore aggiunto.

In altre parole, oggi, il rinnovamento dei gruppi dirigenti passa attraverso la rottamazione netta di un humus ideologico non definito ma evidente: il retaggio dell’ideologismo cattolico e comunista che ancora spadroneggia nella sinistra italiana. È evidente che per 25 anni ha galleggiato grazie ad artifizi di varia natura, dal giustizialismo che nella sinistra ci sta come i cavoli a merenda, passando per il buonismo che ci ha contraddistinto per settimane sulla questione migranti.

In questo nuovo scenario, pertanto, diventa fondamentale creare, con fermezza, una nuova visione fondata su un sistema circolare di idee. Non calato dall’alto, ma spinto e sostenuto dal basso. Un sistema progressivo e modificabile continuamente, nel quale la diversità di opinioni sia un’opportunità. Una nuova stagione di gestione e rappresentanza affidata a chi non guarda al passato ma al futuro. Per riaffermare il primato della politica.

Per disegnare questo nuovo scenario è necessario il coraggio. Le prossime elezioni possono costituire un nuovo inizio per la sinistra riformista. A una condizione, che ristrutturi nettamente il proprio impianto valoriale.

Maria Cristina Pisani

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. E’ da tempo che si sente parlare di una “nuova visione” e di una “nuova stagione”, per far fronte alle nuove realtà sociali ed economiche, ma nulla o quasi si muove, almeno in apparenza, il che farebbe pensare ad una sinistra che non è in grado di farlo, o non ne è capace, perché sostanzialmente improntata ad un massimalismo ideologico, che la tiene ancorata al proprio passato, nonostante i pronunciamenti di altro ed opposto segno, o forse hanno ragione quanti pensano che la sinistra non riformista sia perennemente in ritardo rispetto all’evolversi delle questioni che un Paese è chiamato ad affrontare, e con le quali dobbiamo misurarci (tanto che l’impressione di molti è che vi sia una sommatoria di questioni “non governate”).

    A proposito di “impianto valoriale”, oggi quella sinistra sembra scoprire quanto sia importante il sentimento identitario, ma ciò avviene dopo una lunga stagione in cui lo ha sottovalutato e minimizzato in nome del multiculturalismo, e dopo che si è attardata ad inseguire obiettivi dettati da una visione essenzialmente ideologica delle cose, che l’hanno distolta e distratta dai problemi che le nostre comunità si trovano a dover quotidianamente fronteggiare, e non vedo francamente come possa recuperare un tale ritardo di qui al momento del voto – che sarà comunque il passaggio atto a farci capire quanto la sinistra abbia corrisposto alle aspettative del Paese – e in ogni caso non si diventa riformisti da un giorno all’altro.

    Paolo B. 28.09.2017

  2. Condivido solo in parte l’intervento della Compagna Pisani: ha ragione quando parla di rinnovamento che non passa solo attraverso la “rottamazione” delle generazioni più anziane, soprattutto se esse hanno ancora voglia di combattere e di mettersi a disposizione per una nuova sfida supportando e sostenendo una novella dirigenza politica in grado di meglio rappresentare i bisogni della società. Condivido molto meno la Compagna Pisani, quando afferma che serve “ristrutturare nettamente il proprio impianto valoriale”. No Maria, i valori del socialismo, quel socialismo riformista a cui anche tu hai deciso di appartenere, non ha bisogno di ristrutturare valori solidi quali la libertà, la solidarietà, la giustizia sociale, che sono propri delle socialdemocrazie più avanzate, semmai ha bisogno di adeguarli ed attagliarli ai nuovi bisogni, alle nuove aspettative, al nuovo modello di società globale e globalizzata. E’ il ruolo di una nuova sinistra, che si adegua, che si toglie di dosso ideologie superate nei fatti e sconfitte dalla storia, ma che non rinnega i valori che l’hanno resa protagonista dei riscatti sociali, della liberazione dai bisogni primari, del riscatto di un’umanità serva. E’ la differenza tra destra e sinistra, tra chi ha e chi ha meno, tra chi esegue e chi comanda. Il socialismo ha lo scopo di essere regolatore, di essere forza di giustizia, di equità, non di egualitarismo (che è diverso da eguaglianza che va invece perseguita). Il questo senso il socialismo è quanto mai attuale nella società moderna; in questo senso la nostra identità, che viene da lontano, non può essere svenduta.

  3. Condivido solo in parte l’intervento della Compagna Pisani: ha ragione quando parla di rinnovamento che non passa solo attraverso la “rottamazione” delle generazioni più anziane, soprattutto se esse hanno ancora voglia di combattere e di mettersi a disposizione per una nuova sfida supportando e sostenendo una novella dirigenza politica in grado di meglio rappresentare i bisogni della società. Condivido molto meno la Compagna Pisani, quando afferma che serve “ristrutturare nettamente il proprio impianto valoriale”. No Maria, i valori del socialismo, quel socialismo riformista a cui anche tu hai deciso di appartenere, non ha bisogno di ristrutturare valori solidi quali la libertà, la solidarietà, la giustizia sociale, che sono propri delle socialdemocrazie più avanzate, semmai ha bisogno di adeguarli ed attagliarli ai nuovi bisogni, alle nuove aspettative, al nuovo modello di società globale e globalizzata. E’ il ruolo di una nuova sinistra, che si adegua, che si toglie di dosso ideologie superate nei fatti e sconfitte dalla storia, ma che non rinnega i valori che l’hanno resa protagonista dei riscatti sociali, della liberazione dai bisogni primari, del riscatto di un’umanità serva. E’ la differenza tra destra e sinistra, tra chi ha e chi ha meno, tra chi esegue e chi comanda. Il socialismo ha lo scopo di essere regolatore, di essere forza di giustizia, di equità, non di egualitarismo (che è diverso da eguaglianza che va invece perseguita). Il questo senso il socialismo è quanto mai attuale nella società moderna; in questo senso la nostra identità, che viene da lontano, non può essere svenduta.

  4. Apprezzo il pensiero di Maria Cristina Pisani, ma sono convinto che il suo auspicio, non basti per far nascere una nuova Sinistra.
    E’ mia convinzione, che una nuova Sinistra, si debba basare su alcuni presupposti: Primo presupposto, un Leader carismatico, giovane, meno giovane, bravo sì, che abbia la capacità di fare il Capo, ma anche la virtù di saper ascoltare. Al momento non vedo all’orizzonte qualcuno con queste caratteristiche, non voglio far nomi e esprimere giudizi sulla schiera di personaggi che più o meno si agitano sulla scena Politica Nazionale.
    Secondo, bisogna che il Popolo della Sinistra si metta in mente, che Uniti si può fare qualcosa di buono, divisi si aiuta la destra e i populisti verso la loro marcia trionfale.
    Lo so che è difficile rinunciare a sentimenti che fanno parte della propria vita politica, ma per il bene Comune è indispensabile farlo, come è indispensabile rinunciare ad interessi personali.
    Terzo, un monito a tutti i Socialisti, quelli storici e quelli nati come funghi, che ognuno rivendica il primato della politica Riformista, non per il bene Comune, ma per l’ambizione personale di contare qualcosa. Non si accorgono che per governare un Mondo Globalizzato lo 0,0 e spiccioli, non conta assolutamente nulla. Cari Compagni è ora di cambiare rotta, altrimenti si va ha sbattere. E’ ora di riflettere profondamente tutti assieme!

    Un Caro Saluto

  5. Condivido solo in parte l’intervento della Compagna Pisani: ha ragione quando parla di rinnovamento che non passa solo attraverso la “rottamazione” delle generazioni più anziane, soprattutto se esse hanno ancora voglia di combattere e di mettersi a disposizione per una nuova sfida supportando e sostenendo una novella dirigenza politica in grado di meglio rappresentare i bisogni della società. Condivido molto meno la Compagna Pisani, quando afferma che serve “ristrutturare nettamente il proprio impianto valoriale”. No Maria, i valori del socialismo, quel socialismo riformista a cui anche tu hai deciso di appartenere, non ha bisogno di ristrutturare valori solidi quali la libertà, la solidarietà, la giustizia sociale, che sono propri delle socialdemocrazie più avanzate, semmai ha bisogno di adeguarli ed attagliarli ai nuovi bisogni, alle nuove aspettative, al nuovo modello di società globale e globalizzata. E’ il ruolo di una nuova sinistra, che si adegua, che si toglie di dosso ideologie superate nei fatti e sconfitte dalla storia, ma che non rinnega i valori che l’hanno resa protagonista dei riscatti sociali, della liberazione dai bisogni primari, del riscatto di un’umanità serva. E’ la differenza tra destra e sinistra, tra chi ha e chi ha meno, tra chi esegue e chi comanda. Il socialismo ha lo scopo di essere regolatore, di essere forza di giustizia, di equità, non di egualitarismo (che è diverso da eguaglianza che va invece perseguita). Il questo senso il socialismo è quanto mai attuale nella società moderna; in questo senso la nostra identità, che viene da lontano, non può essere svenduta.

Lascia un commento