martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Psoe chiede ai suoi deputati il silenzio sulla Catalogna
Pubblicato il 20-09-2017


Patxi López e Pedro Sanchez

Patxi López e Pedro Sanchez

A tentennare ora è anche il Governo di Rajoy con il crescente imbarazzo dei socialisti per come viene gestita la questione del referendum del 1 ottobre. Mariano Rajoy ha convocato il leader socialista, Sanchez, per una riunione urgente. Nonostante la raccomandazione del Psoe a non fare dichiarazioni sulla vicenda spagnola, José Luis Ábalos, deputato socialista, ha dichiarato di essere preoccupato per “il deterioramento della convivenza, della legalità e senso della democrazia in Catalogna”. A rompere il silenzio anche i deputati socialisti: José María Barreda e Soraya Rodríguez.

Quest’ultima ha chiarito che il PSOE ha sostenuto e continuerà a sostenere il governo in difesa della legalità, della democrazia e del dialogo”, che non significa sostenere “il partito popolare, ma il governo”, ha assicurato. Mentre José María Barreda ha lamentato che avrebbe “voluto che il gruppo parlamentare avesse parlato con più calma della questione” catalana. A far discutere è infatti lo scontro al Governo per una NLP presentata dalla formazione di Albert Rivera e che ha raggiunto solo l’adesione del PP e in cui il PSOE ha votato contro accusando Rivera di voler strumentalizzare la questione catalana. Il Parlamento ha respinto così ieri la proposta di legge per sostenere il governo nel mantenere lo stato di diritto in Catalogna, il Psoe ha votato contro mentre quattro deputati socialisti si sono astenuti, rompendo la disciplina del voto. Di questi solo la Rodríguez ha ammesso di averlo fatto volontariamente.
I socialisti hanno così messo in discussione il loro sostegno all’Esecutivo sulla questione catalana.

La tensione arriva alle stelle in terra ispanica dopo il secco no di Madrid al referendum sull’indipendenza catalana e l’opposizione di Barcellona, fino ad oggi quando la polizia spagnola è entrata per la prima volta in nove sedi della Generalitat catalana e ha arrestato 14 alti funzionari. Arresti eccellenti dell’amministrazione, tra i quali figurano gli stretti collaboratori del vicepresidente catalano Oriol Junqueras, “ministro degli Esteri” e figura di punta del governo locale, in particolare gli uomini che si occupavano dell’organizzazione del voto, a iniziare dal suo braccio destro Josep Maria Jové. Tra gli arrestati, anche il direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini del governo, Jordi Graell e il presidente del Centro delle telecomunicazioni, Jordi Puignero.

Non è la prima volta che Madrid manda l’esercito in terra catalana, per impedire il voto. Infatti l’obiettivo della Guardia Civil, agli ordini della magistratura, è impedire in tutti i modi la realizzazione della consultazione del primo ottobre (data stabilita dalla Generalitat), non a caso sono state requisite (già in un’operazione di ieri) le lettere con le quali venivano convocati scrutatori e presidenti di seggi. Dopo gli arresti migliaia di persone sono scese in piazza urlando “fuori le forze di occupazione”. In alcune facoltà di Barcellona sono state sospese le lezioni e in tutte le città catalane sono stati convocati cortei e sit in. Anche il Barcellona, l’eccellente squadra di calcio catalana, ha espresso solidarietà con gli arrestati nel blitz: “In merito a quanto sta succedendo in questi giorni, specialmente oggi, condanniamo tutti gli atti che possono impedire il libero esercizio dei diritti a cui siamo fedeli: la difesa della Nazione, la democrazia, la libertà di pensiero e l’autodeterminazione”.

Anche a Madrid c’è chi contesta: Podemos ha organizzato una concentrazione alla Puerta del Sol. Ma la tensione resta altissima: il presidente della Catalogna Carles Puigdemont ha convocato una riunione d’urgenza del governo locale. Presente anche l’ex presidente Artur Mas. “Il governo spagnolo ha oltrepassato la linea rossa” e “si è convertito in una vergogna antidemocratica”, ha detto Puigdemont, aggiungendo: “Quello che sta vivendo la Catalogna non lo vive nessuno stato dell’Unione europea”. Il presidente della Catalogna ha poi confermato che il 1 ottobre il referendum sulla indipendenza si farà e ha chiamato i cittadini catalani alla calma: “Fino al primo di ottobre abbiamo bisogno di un atteggiamento di fermezza e serenità, ma quel giorno usciremo di casa, prenderemo una scheda e la useremo”.
Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, parlando nell’aula del Congresso dei deputati spagnolo, difende la decisione dell’esecutivo, e ha risposto alle accuse di Puigdemont e ai catalani rei “di non rispettare la legge”, aggiungendo: “Nessuno stato al mondo può accettare quanto stanno facendo: erano avvertiti, sapevano che il referendum non si può fare perché contrario alla sovranità nazionale e al diritto di tutti gli spagnoli di decidere cosa vogliono per il loro Paese”.

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