lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Chikungunya, freddo non uccide uova della zanzara
Pubblicato il 25-09-2017


Ancora 6 nuovi casi nelle ultime ore tra Roma e Anzio nel Lazio. Ad ogni pasto ematico la zanzara tigre assume meno sangue di quanto le necessita per deporre le uova, e pertanto tende a pungere più volte e persone diverse.

Chikungunya-zanzara-malattia-725x484Il Vicepresidente Simit Massimo Galli offre una riflessione nel pieno della diffusione dei casi in Italia di Chikungnuya. “La Rete di specialisti infettivologi sul territorio costituisce un presidio indispensabile per la rapida individuazione e la cura delle infezioni emergenti, a supporto del Ministero della Salute, dei servizi regionali di prevenzione e dell’ISS e per la tutela della popolazione”

Ad oggi il SERESMI, Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive, ha registrato in totale 92 notifiche di casi di Chikungunya. Dunque 6 casi in più rispetto all’ultima rilevazione effettuata nella giornata di 48 ore fa a mercoledì. Al di là delle polemiche politiche sui tempi delle misure di disinfestazione previste dal Piano nazionale di Sorveglianza 2017 del Ministero della Salute, la SIMIT – Società Malattie Infettive e Tropicali offre un approfondimento sui rischi correlati alla puntura della zanzara tigre.
Nonostante i casi stiano, come prevedibile, aumentando, la diffusione della malattia non ha assunto l’andamento esplosivo osservato in alcune aree tropicali in cui è penetrata di recente. Anche le altre epidemie segnalate in Francia e dieci anni fa in Italia si sono autolimitate, a suggerire condizioni ecologiche non pienamente favorevoli alla ampia diffusione della malattia. Sono necessari ulteriori studi e la situazione merita comunque alcune riflessioni.

LA ZANZARA TIGRE – La zanzara tigre (Aedes albopictus) si è meritata un posizione di rilievo tra le cento specie invasive più pericolose al mondo, diffondendosi a partire dall’Asia in tutti i continenti, tranne l’Antartide, in poco più di mezzo secolo – evidenzia il Prof. Massimo Galli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano e Vice Presidente della SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – L’Europa è stata interessata per ultima. In Italia albopictus compare nel 1990 a Genova, dove sbarca probabilmente con un carico di copertoni usati provenienti dagli USA. Ma è verosimile che le vie e le occasioni di ‘importazione’ siano state più di una, e che piante e fiori trasportati dall’Asia in vaso abbiano contribuito a facilitarne molteplici ingressi nel paese.

QUANDO PUNGE E QUALI SONO I RISCHI – Oltre a Chikungunya, la zanzara tigre può trasmettere il virus Zika, quello della Dengue dell’Encefalite di St Louis, con moderata efficienza quello della febbre gialla e ha un ruolo potenziale nella trasmissione di varie altre malattie virali umane ed animali trasmesse da insetti in area tropicale. È prevalentemente antropofilica, le femmine della specie preferiscono cioè pungere gli umani. Può però avere un ruolo nella trasmissione tra cane e uomo della dirofilariosi. Punge inoltre più frequentemente all’aperto, ma può adattarsi anche al chiuso e a differenza di molte altre specie, tra cui la comune Culex pipiens, è più attiva nelle ore di luce del mattino e del pomeriggio, meno nelle ore centrali della giornata e di notte. Ad ogni pasto ematico assume meno sangue di quanto le necessita per deporre le uova, e pertanto tende a pungere più volte e persone diverse, aumentando la probabilità di trasmissione delle infezioni di cui può essere vettore.

LA SOPRAVVIVENZA DELLA ZANZARA DIPENDE DALLE TEMPERATURE – In Italia la zanzara tigre è in genere attiva da marzo ad ottobre. In opportune condizioni di temperatura ed umidità, la femmina adulta vive 30-40 giorni. La ‘conquista’ di areali di distribuzione al di fuori delle fasce tropicali le ha comportato per la necessità di adattarsi per poter passare l’inverno. Il mantenimento della specie nelle aree con inverni freddi è garantita dalla sopravvivenza di uova che entrano in diapausa, bloccano cioè la loro maturazione nei mesi invernali per riattivarsi poi in primavera. La distribuzione locale e la dimensione delle popolazioni di albopictus è determinata da variabili ambientali quali la temperatura media del mese di gennaio, la temperatura media annua e le precipitazioni annuali. Se la temperatura media in gennaio è localmente inferiore allo zero vengono in gran parte compromesse le uova deposte l’anno prima, che sono indispensabili per la ricomparsa di una popolazione attiva di zanzare adulte in primavera. Una temperatura media annua superiore agli 11 gradi è invece fattore che favorisce la sopravvivenza delle uova ed il mantenimento nell’area interessata di popolazioni attive di zanzare. Per prosperare, infine, la zanzara tigre necessita di una precipitazione annua maggiore ai 500 mm.

LE UOVA – Per deporre le uova le femmine cercano di trovare un surrogato delle cavità naturali degli alberi dove la specie le deponeva nelle sue aree d’origine, possibilmente al buio o in penombra. Questo vuol dire che in ambiente urbano le zanzare sceglieranno per deporre le uova barattoli vuoti, sottovasi, grondaie ed in generale qualsiasi oggetto in cui possa formarsi una raccolta d’acqua. Le uova possono infatti resistere in ambiente secco per oltre sei mesi, ma hanno bisogno di acqua per schiudersi. La zanzara tigre è molto stanziale e se non viene trasportata da vento forte, trascorre l’intera sua vita nel raggio di meno di 200 metri dal punto dove è stato deposto l’uovo da cui è nata.

RESISTENZA A INSETTICIDI – Il contenimento di questa specie di zanzara è considerato molto difficile. Il controllo è principalmente basato sull’uso di larvicidi o sulla dispersione ambientale di insetticidi (piretroidi o organofosforici) per l’eliminazione degli adulti. Questi interventi presentano limiti non solo per il costo elevato, ma anche perché la zanzara potrebbe essere resistente o sviluppare successivamente resistenza ad alcuni degli insetticidi utilizzati. Negli Stati Uniti, ad esempio, popolazioni di albopictus raccolte in aree diverse hanno evidenziato resistenza a insetticidi diversi. La resistenza al DDT, trovata localmente in alcune popolazioni di zanzare, probabilmente era già presente nelle zanzare state importate per prime dall’estero e poi geneticamente trasmessa alle loro discendenti.

Importanza strategica hanno inoltre la scelta dei tempi di disinfestazione e la sincronia degli interventi nella stessa area. L’efficacia e il rapporto costo-efficacia degli interventi tardivi sugli adulti, specie in aree metropolitane, è oggetto di discussione. Strategie alternative, come l’infezione con un batterio, Wolbachia pipientis, che induce sterilità nella zanzara e l’immissione nell’ambiente di grandi quantità di maschi resi sterili per irradiazione, che vadano a competere con i maschi fertili riducendo la percentuale delle uova fertilizzate, sono ancora, anche se promettenti, da considerarsi sperimentali e non applicabili a breve termine.

Va sottolineato che l’impegno della comunità nel limitare le condizioni favorevoli alla riproduzione della zanzara tigre è ritenuto indispensabile complemento agli interventi di disinfestazione.

La possibilità di contenimento in contesto urbano della attuale epidemia di Chikungunya dipende molto dalle condizioni climatiche delle prossime settimane. Dalla capacità di ridurre i contesti favorevoli alla deposizione delle uova e alla sopravvivenza delle stesse all’inverno dipendono le sorti sia della diffusione prossima della malattia, sia della consistenza delle popolazioni di zanzare il prossimo anno. Per il momento, i repellenti per insetti (quelli a base di DEET offrono una protezione individuale di circa dodici ore, con possibili variazioni) possono offrire un opzione di difesa individuale, specie nelle aree in cui la zanzara tigre risulta più abbondante. In Italia lavorano gruppi di ricercatori che hanno dato validi contributi alla conoscenza del problema e che stanno intensivamente lavorando, tra cui Rezza, Romi e collaboratori del dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS, e molti ricercatori degli Istituti Zooprofilattici.

“Al contrario di altri virus – aggiunge il Prof. Massimo Andreoni, direttore dell’Unità operativa complessa Malattie infettive all’Università di Tor Vergata e Past President SIMIT – il Chikunguya non si trasmette alle uova delle zanzare dalle quali, quindi, si libereranno larve esenti dall’infezione e non in grado di trasmettere la malattia. Tutto ciò rende ancora più valida l’ipotesi che il ridursi della circolazione della zanzara tigre nelle prossime settimane porterà all’esaurimento dell’epidemia che potrà ripartire solo con un nuovo arrivo del virus nella prossima primavera/estate.

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