lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Codice antimafia è legge. Locatelli: Sì dei socialisti ma…
Pubblicato il 28-09-2017


antimafia

Il nuovo Codice antimafia è legge. Con 259 voti a favore la Camera ha approvato la riforma che punta a velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale; rende più trasparente la scelta degli amministratori giudiziari; ridisegna l’Agenzia per i beni sequestrati; include corrotti, stalker e terroristi tra i possibili destinatari dei provvedimenti. Punto contestato, quest’ultimo, su cui però è passato anche un ordine del giorno che impegna il governo a rivedere l’equiparazione mafioso-corrotto. Soddisfatta, dopo il via libera alla riforma, la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi: “È un regalo al Paese”. Per il ministro della Giustizia, Andrea Orlando è una “svolta”, ci saranno “più strumenti contro la mafia e più trasparenza”. Forza Italia, con Renato Brunetta, grida invece all'”abominio” perché “si porta tutto sul piano penale”.

A favore il voto dei socialisti che però sottolineano come sia pericoloso equiparare mafia a corruzione. “Siamo consapevoli – ha affermato Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera – della gravità del fenomeno corruttivo nella pubblica amministrazione e anche del fatto che sovente i reati di mafia si accompagnano proprio con la corruzione di funzionari dello Stato e di amministratori pubblici e che questo fenomeno, alla luce delle incessanti notizie di scandali e ruberie, sia cruciale nella pubblica percezione della debolezza e inaffidabilità delle nostre Istituzioni. Ciò nondimeno – continua la parlamentare socialista – avvertiamo il rischio di un ricorso a misure legislative di carattere repressivo dai confini sempre più ampi che potrebbe rivelarsi eccessivo e addirittura controproducente rendendo sempre più rischiosa l’attività amministrativa e inducendo così proprio gli individui meno avvezzi a rischiare sul piano personale, penso ai Sindaci di tanti piccoli comuni, a rifuggire dalla attività politica sul territorio”.

“Il testo – ha aggiunto Locatelli – con le modifiche al codice antimafia che estende anche agli indiziati di reati contro la pubblica amministrazione le norme che prevedono il sequestro e la confisca del patrimonio, equiparando i reati di mafia a quelli di corruzione, meritava a nostro avviso una migliore definizione. Con questo testo infatti si finisce per estendere l’applicazione di misure speciali, diciamolo pure – sostanzialmente di polizia – anche al di là dei confini dei reati strettamente connessi all’attività mafiosa e terroristica”.

Sono quasi 20 mila i beni confiscati alle mafie, tramite sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20 mila i beni confiscati (tra terreni, aziende e immobili) con procedimenti di natura penale. Immenso il valore: quasi 30 miliardi, ma oltre il 90% oggi fallisce. Queste in dettaglio le misure previste dalla nuova norma.

MISURE PER CORROTTI – Si allarga la cerchia dei possibili destinatari di misure di prevenzione: oltre a chi e’ indiziato per aver aiutato latitanti di associazioni a delinquere, la riforma inserisce anche chi commette reati contro la pubblica amministrazione, come peculato, corruzione (ma solo nel caso di reato associativo) – anche in atti giudiziari – e concussione.

SEQUESTRO-CONFISCA PIÙ EFFICACI – L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali e’ resa “più veloce e tempestiva” prevedendo una “trattazione prioritaria”. Nei tribunali dei capoluogo sede di corte d’Appello si istituiranno sezioni o collegi specializzati per trattare in via esclusiva i procedimenti. Si estendono i casi di confisca allargata, quando viene accertato che il patrimonio dell’autore del reato è sproporzionato rispetto al reddito e il condannato non è in grado giustificare la provenienza dei beni. Quando non viene applicata la confisca si può avere l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. Confisca allargata obbligatoria per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio e si applica anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita.

CONTROLLO GIUDIZIARIO AZIENDE SE RISCHIO INFILTRAZIONE – Introdotto l’istituto del controllo giudiziario delle aziende in caso di pericolo concreto di infiltrazioni mafiose. Il controllo è previsto per un periodo che va da uno a 3 anni e può anche essere chiesto volontariamente dalle imprese.

STOP INCARICHI A PARENTI – “Maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee” e di “rotazione negli incarichi”. Viene modificato il procedimento di nomina e revoca dell’amministratore giudiziario di beni confiscati: l’incarico non potrà essere dato a parenti né a “conviventi e commensali abituali” del magistrato che lo conferisce. E’ la cosiddetta “norma Saguto”, dal nome dell’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo sospesa e indagata per corruzione. Il governo è delegato a disciplinare un regime di incompatibilità da estendere ai curatori fallimentari: stop a chi ha parentela, affinità, convivenza o assidua frequentazione con uno qualunque dei magistrati dell’ufficio giudiziario che conferisce l’incarico.

SOSTEGNO AZIENDE SEQUESTRATE – Per favorire la ripresa delle aziende sequestrate nasce un fondo da 10 milioni di euro l’anno e misure per aiutare la prosecuzione delle attività e la salvaguardia dei posti di lavoro. Gli imprenditori del settore matureranno, dopo un anno di collaborazione, un diritto di prelazione in caso di vendita o affitto dell’azienda e la possibilità di un supporto tecnico gratuito. Novità sulla segnalazione di banche colluse con la malavita.

AGENZIA RIDISEGNATA – Viene riorganizza l’Agenzia nazionale per i beni confiscati dotandola di un organico di 200 persone e che rimane sotto la vigilanza del ministero dell’Interno. La sede centrale sarà a Roma e avrà un direttore – non per forza un prefetto – che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado. Ridefiniti i compiti, potenziata l’attività di acquisizione dati e il ruolo in fase di sequestro con l’obiettivo di consentire un’assegnazione provvisoria di beni e aziende, che l’Agenzia può anche destinare beni e aziende direttamente a enti territoriali e associazioni.

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