giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Confindustria rivaluta il pil al 1,5%
Pubblicato il 14-09-2017


crescita italiaIl Centro studi della Confindustria ha presentato oggi un report sul quadro economico attuale. Il Centro studi di viale dell’Astronomia vede l‘economia italiana migliorata e rivede al rialzo il Pil per quest‘anno e per il prossimo, valutando una stima prudenziale che non include gli effetti della legge di Bilancio 2018. Per il Centro studi, nel 2017 il Pil raggiungerebbe l’1,5%, in aumento di due decimi di punto sulla stima di giugno e quasi doppio dallo 0,8% di dicembre. Per il 2018, il Pil è indicato a +1,3% da +1,1%.

Il terzo ed il quarto trimestre dovrebbero salire rispettivamente dello 0,5% e dello 0,3%, grazie alla componente della domanda. Un segnale incoraggiante per la crescita del terzo trimestre è arrivata dalla produzione industriale, considerata un buon anticipatore dell‘andamento del Pil: a luglio, secondo Istat, ha segnato +0,1% su mese e +4,4% su anno.

Il ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan, nel suo intervento, ha confermato che la nota di aggiornamento al Def attesa per il 21 settembre migliorerà Pil e deficit ma ha invitato a non pensare “che il più è fatto… sarebbe forse il rischio più grave, soprattutto in una fase di chiusura della legislatura”. Parlando del dibattito se la crescita sia congiunturale o strutturale, Padoan ha aggiunto: “Spero di poter riprendere quanto prima a fare questi studi… argomento che mi appassiona nella mia veste di studioso di modelli economici”.

Secondo Riccardo Barberi, capo economista del Mef, il Tesoro dovrebbe alzare la stima del Pil 2017 a 1,4-1,5% (da 1,1%) e indicare nel 2018 una crescita molto superiore all‘1,2%. A luglio la Banca d‘Italia aveva alzato la stima del Pil 2017 a +1,4% da +1,3%. Anche per il FMI la crescita è stata valutata all‘1,3%.

Nel report del Csc il deficit scende al 2,1% nel 2017 (dal 2,3% stimato a giugno) e al 2,3% nel 2018 (da 2,4%). Il debito è visto a 132,6% quest‘anno e a 131,8% il prossimo (da 133,2% e 133,7%). Il capo economista del Centro Sudi della Confindustria, Luca Paolazzi, ha detto: “A fine 2018 avremo recuperato quasi completamente il terreno perso nella recessione 2011-2013, anche se saremo ancora il 4,7% sotto i massimi pre-crisi”. Poi Paolazzi ha spiegato che a trainare la crescita sono gli investimenti, sostenuti dai provvedimenti del governo, ed export.

Il numero uno degli industriali, Vincenzo Boccia ha ribadito ai giornalisti: “Questa crescita può diventare strutturale, siamo all‘inizio di un‘inversione di tendenza, ma non dobbiamo fare errori”. Come si sa, negli ultimi tempi, la Confindustria ha chiesto al governo un piano per l‘inclusione al lavoro dei giovani e la detassazione dei premi di produzione.

Tra i rischi per la crescita, la possibilità che si perda la spinta riformatrice e l‘incognita delle prossime elezioni sono i timori dell’Associazione degli industriali. Il Csc è ottimista sul mercato del lavoro. A fine biennio gli occupati saranno 160.000 oltre il picco della primavera 2008 pur con un calo delle ore di lavoro procapite.

Mentre, il punto debole resta l‘occupazione giovanile: le scarse possibilità di lavoro stanno facendo crescere l‘emigrazione dei giovani. Come ha detto Luca Paolazzi: “Un‘emorragia in termini di capitale umano che ci costa ogni anno 14 miliardi di euro”. Dai 21 mila emigrati under 40 del 2008 si è passati a 51 mila nel 2015.

Il Csc conferma il tasso di disoccupazione all‘11,2% quest‘anno e prevede per il 2018 una riduzione a 10,6% (da 10,7% previsti precedentemente). Attualmente, purtroppo, ci sono ancora 7,7 milioni di disoccupati.

Sempre oggi, l’Istat ha comunicato l’aggiornamento dei prezzi al consumo con l’indice su base annua salito all’1,2% ad agosto (1,1% a luglio).

Salvatore Rondello

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