giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Di Pietro ammette ‘il clima infame’. Nencini: “Indignati”
Pubblicato il 11-09-2017


di pietroAlla fine la storia ha dato ragione a chi negli anni di ‘mani pulite’ denunciava il giustizialismo imperante e la distruzione di partiti storici che avevano costruito l’Italia come il Psi. Ma adesso a fare autocritica è proprio uno dei maggiori protagonisti di quegli anni, Antonio Di Pietro. Il Magistrato del pool di ‘mani pulite’ ammette in tv, a “L’aria che tira”, di avere costruito il consenso sulla paura delle manette e ora va oltre e ammette che con quell’inchiesta, di cui fu il magistrato- simbolo, si sono distrutte anche le ideologie, aprendo lo spazio alla nascita dei cosiddetti partiti personali. Dice infatti Di Pietro: “Dalla fine della Prima Repubblica sarebbero dovute emergere nuove idee e persone che le portassero avanti. Invece da quell’inchiesta è nato un grande vuoto e sono comparsi personaggi rimasti sulla scena politica più per se stessi che per altro, a cominciare da me”.
A ribattere alle affermazioni del politico in toga, Riccardo Nencini, attuale segretario del Psi, il partito che più di tutti ha pagato il ‘caro’ prezzo di quelle inchieste alimentate dalla paura e dal populismo.
“Di Pietro: ‘abbiamo costruito il consenso sulla paura delle manette’. Cosa significa: che le procedure d’indagine sono state piegate per alimentare la paura? Che la bussola è stata la ricerca del consenso anziché la sete di giustizia?”. È quanto ha scritto il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini sul suo profilo Facebook riferendosi all’ex leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che ha ammesso di aver costruito il consenso elettorale grazie ai fatti giudiziari riconducibili a “Mani Pulite”. “C’è di più”, aggiunge Nencini: “Perché un magistrato parla di consenso? Che rapporto intercorre tra consenso ed esercizio di una funzione terza quale deve essere la giustizia? Nessuno, si legge sui testi di Diritto. E invece… La paura è un sentimento terribile: ti priva della libertà e ti confina in una stanza senza finestre. La paura è lo strumento cui ricorrono i regimi totalitari per stroncare gli avversari. Annichilirli, tagliare la lingua, abrasare il pensiero”.
“Ci basta sorprenderci delle dichiarazioni tardive di Di Pietro o non dovremmo indignarci, chiederne ragione? Lo ripeto: non si tratta di passare un colpo di spugna sulle malefatte accertate. Si tratta di fare luce su metodi, sistemi, obiettivi che finalmente uno dei protagonisti ci fa intuire. Chi se non il Parlamento dovrebbe farlo?”, ha concluso.
Mani Pulite non ha creato solo un clima di sospetti, ma ha anche portato a delle vere e proprie tragedie famigliari, quelle inchieste hanno portato a 11 suicidi nel 1992, 10 nel 1993 e altrettanti nel 1994. Senza contare carriere distrutte e reputazioni messe al repentaglio da avvisi di garanzia che nel lessico comune erano diventati ormai delle sentenze.

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