lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dieselgate: in Italia 1250 morti all’anno
Pubblicato il 18-09-2017


smog-3Il mega-scandalo Dieselgate è stato scoperto nel 2015, quando Volkswagen ammise le manipolazioni. A maggio scorso, ‘Nature’ valutava che l’eccesso di emissioni dei veicoli diesel avrebbe provocato nel mondo 38 mila decessi prematuri nel 2015. A seguito della manipolazione dei motori pianificata dalle case automobilistiche per far sembrare più ecologici i veicoli diesel, la conseguenza sarebbe di 5.000 morti all’anno in Europa. Recenti studi sono in linea con le previsioni precedenti sul numero delle vittime.

Il surplus di emissioni nocive prodotte dai veicoli diesel, rispetto a quanto dichiarato dalle case automobilistiche, ha causato in Italia 1.250 morti all’anno. Lo affermano l’Istituto meteorologico norvegese e l’istituto internazionale Iiasa, in uno studio sullo scandalo Dieselgate pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters da cui emerge che il nostro Paese, purtroppo, è il più colpito di tutta l’Europa.

Secondo quanto hanno rilevato gli esperti, sono 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli.

Parecchie associazioni di consumatori di paesi UE hanno segnalato alla Commissione europea gravi ritardi nei lavori di ‘richiamo’ da parte del gruppo  Volkswagen  per portare a norma le auto del  Dieselgate  con motore diesel Euro 5 dotate del sistema capace di modificare il funzionamento del motore a seconda che stiano effettuando un test di rilevamento dei consumi o se invece stiano viaggiando normalmente per strada. L’autorità del governo comunitario ha così scritto una lettera alla casa tedesca, chiedendo informazioni e spiegazioni sui tempi lunghi e sollecitandola a procedere speditamente.

Secondo quanto concordato parecchi mesi fa, il gruppo Volkswagen, e le relative marche (Audi, Skoda, Seat, Porsche), si era impegnato a concludere il maxi richiamo entro quest’anno, ma a quanto pare le cose non stanno andando al ritmo necessario per raggiungere l’obiettivo. La Commissione europea (che ha scritto nella veste di capofila coordinatrice delle varie associazioni di consumatori dei vari paesi comunitari impegnate in quella che è una mega causa collettiva) ha dato alla Volkswagen 30 giorni di tempo per fornire una risposta in merito al ritardo accumulato per l’intervento e dare assicurazioni sul rispetto dei tempi concordati. A questo proposito la Commissione ha sollecitato anche il coinvolgimento della rete dei concessionari, e non soltanto delle filiali della casa.

In Italia, per lo scandalo  Dieselgate, è partita la class action su iniziativa di ‘Altroconsumo’. La raccolta formale, che vanta già 30mila preadesioni, come spiegano dall’Associazione Altroconsumo, è aperta  fino al 1 ottobre di quest’anno. Il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello, ha detto: “Speriamo in una sentenza del tribunale di Venezia già tra fine 2018 e metà del 2019. Dovrebbe essere una causa relativamente veloce, perché una volta conclusa la raccolta, ci sarà l’istruttoria. La questione dell’illecito, che noi contestiamo a Volkswagen è in pratica già dimostrato perché da un lato la casa automobilistica ha sostanzialmente ammesso, dall’altro abbiamo la decisione di Antitrust con  la condanna a 5 milioni di euro, sanzione massima prevista, per pratiche commerciali scorrette”.

Nel provvedimento dell’Antitrust si legge: “La pratica riguarda la commercializzazione sul mercato italiano, a partire dall’anno 2009, di autoveicoli diesel (con codice identificativo EA189 EU 5) la cui omologazione è stata ottenuta attraverso  l’utilizzo di un software  in grado di  alterare artificiosamente il comportamento del veicolo  durante i test di banco per il controllo delle emissioni inquinanti. Ciò al fine di fornire un risultato delle emissioni ossidi di azoto più basso di quello ottenibile nella modalità che invece si attiva nel normale utilizzo del veicolo su strada”.

L’adesione alla class action, spiega l’associazione dei consumatori, è possibile per chi dal 15 agosto 2009 al 26 settembre 2015 ha acquistato un’auto del Gruppo VW, Audi, Seat e Skoda con motore EA189 Euro 5, dove è stato installato il dispositivo EGR per ridurre le emissioni inquinanti. Solo in Italia, sarebbero quasi 650mila le auto coinvolte nello scandalo.

L’organizzazione indipendente di consumatori chiede per ciascun automobilista  un risarcimento pari al 15% del valore di acquisto delle auto, ma sarà il tribunale a quantificare il danno.

Ma chi risarcirà le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico ? Ci sarà una condanna per chi ha provocato una strage di massa a causa dell’inquinamento doloso ?

Nello Stato di diritto le risposte dovrebbero essere affermative sui modi risarcitori e sull’individuazione delle responsabilità a tutela dei cittadini.

Salvatore Rondello

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