martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Draghi ottimista su ripresa e prospettive di crescita
Pubblicato il 25-09-2017


Draghi-EurozonaLa ripresa è stabile, diffusa, e le prospettive di crescita robuste. Ma tutto ciò ancora non ha riflessi sull’inflazione, che a fine anno tornerà a scendere, seppure temporaneamente. Per questo bisogna proseguire con il Qe, e anche quando si discuterà della sua fine, in autunno inoltrato, resterà un livello di sostegno “necessario” alla zona euro per completare la transizione verso una traiettoria di crescita “bilanciata”. Il presidente della Bce Mario Draghi, nella sua terza audizione dell’anno alla commissione economica del Parlamento Ue, lancia segnali positivi sull’andamento dell’economia della zona euro, ribadendo però che non è il momento per “decisioni affrettate”. Anche perché esistono ancora “fonti di incertezza”, come l’euro forte, che vanno monitorati. “La stabile ripresa” ancora non si traduce in “più convincenti” dinamiche dell’inflazione, ha detto il presidente agli eurodeputati. Anche se i rischi di deflazione sono “essenzialmente spariti”, l’inflazione sottostante è migliorata “solo moderatamente” negli ultimi mesi. E l’inflazione core, all’1,5% ad agosto, calerà in modo “temporaneo” verso la fine dell’anno. Quindi, nonostante la Bce sia “più fiduciosa” di un ritorno dell’inflazione vicino all’obiettivo del 2%, “sappiamo che serve ancora un livello molto elevato di accomodamento monetario”.

Draghi è convinto che “dobbiamo essere persistenti con la nostra politica monetaria, non possiamo permetterci mosse affrettate, dobbiamo essere prudenti”. E non dà soddisfazione a chi cerca segnali sulla fine del Qe. Si limita a ribadire che il futuro della politica monetaria sarà discusso più in là, ed è quindi “prematuro” chiedersi, ad esempio, quali saranno gli effetti sui tassi dei Paesi periferici. Una questione che in ogni caso non riguarda la Bce: “Il nostro mandato è perseguire la stabilità dei prezzi, cioè un tasso di inflazione vicino al 2% che si autosostenga, cioè senza misure di politica monetaria. Quindi la difesa dei tassi d’interesse dei Paesi periferici non è un nostro obiettivo”, ha chiarito. Qualche segnale rassicurante comunque lo invia: qualunque sarà il futuro del Qe, la Bce manterrà “il livello di sostegno monetario che l’economia della zona euro necessita per completare la sua transizione verso una nuova traiettoria di crescita bilanciata, caratterizzata da condizioni sostenute di stabilità dei prezzi”. E manda anche un messaggio ai Governi: “Sblocchino il potenziale delle nostre economie”, e rendano “la governance dell’Unione economica e monetaria più adatta allo scopo”.

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