lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

E io scrivo l’Unità…
Pubblicato il 02-09-2017


Matteo Renzi sta presentando in lungo e in largo per l’Italia il suo libro che si intitola Avanti. Da direttore del quotidiano di partito più antico d’Italia avevo preso questo titolo anche come un segnale politico verso la nostra storia. Non é proprio così, anche se dopo la fine del Pd1, con la scissione di parte cospicua del vecchio ceppo post comunista, sarebbe stato utile non solo a quel partito, ma anche alla politica italiana, che fosse nato il Pd2, aperto al mondo laico, socialista, radicale ed ecologista. Pazienza. Fino alle elezioni non si muoverà nulla. Anzi il Pd avrà il problema non semplice di affrontare il tema della cospicua diminuzione dei suoi deputati, frutto di un premio di maggioranza che é probabile non riesca ad aggiudicarsi. Vedremo che succederà nel percorso, che si annuncia improbo, della riforma della legge elettorale già calendarizzato.

Così mi é venuta voglia di scrivere un libro intitolato l’Unità. Lo scambio dei nomi non é come quello delle partners. E’ senza produrre particolari gelosie che se l’uno fa la nostra vece, noi facciamo la sua. Questo non significa naturalmente candidarsi alla riscossione dei proventi che scaturiscono dalla nuova e fervida stagione di feste del vecchio quotidiano comunista, organo di un partito che comunista non é. E se proprio vogliamo puntare al paradosso allora partiamo dalla storica contraddizione di un quotidiano, fondato da Gramsci, che aveva già contribuito a rompere il Psi e che un paio d’anni dopo venne fondato non per unire, ma per dividere anche i lettori dell’Avanti.

E tuttavia oggi l’eresia è proprio farsi paladini di un’unità tra diversi, mentre (noi abbiamo conosciuto una lunga storia di divisioni e di scissioni) il Pd é reduce da una traumatica separazione, da un confronto interno piuttosto lacerante e la sinistra e il centro-sinistra fanno a gara a chi lavora più intensamente per perdere. Il caso Sicilia é sotto i nostri occhi e rivela un’insana volontà di far vincere gli avversari, come emerge dall’originale posizione di un partito che non accetta Alfano in coalizione dopo averlo accettato e votato al governo. Cosi oggi l’Unitá non é solo un giornale, né é solo una doverosa e provocatoria risposta al libro di Renzi. E’ anche un messaggio politico. Spero di trovare un editore, anche se non mi chiamo Matteo….

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Commenti all'articolo
  1. Tantissimi auguri per il Suo prossimo libro.Tuttavia io continuo ad essere pessimista.Perchè-se nella futura legge elettorale non ci sarà premio di maggioranza-dopo il governo del bunga bunga, ci sarà quello dei clown.Forse,addirittura assieme.

  2. Le parole hanno una indubbia forza e rilevanza, anche sul piano evocativo e simbolico, oltre che mediatico, ma non è detto che alla forma corrisponda sempre sostanza, e d’altronde “l’abito non fa il monaco”, secondo il vecchio e noto adagio, e può altresì succedere che chi si veste dei panni altrui li indossi in maniera abbastanza impropria, se non incerta ed impacciata, tanto da farsi scoprire, rivelare cioè il “trucco”.

    Fuor di metafora, non so spiegarmi come possa ritenersi credibile, agli occhi di chi non ragiona soltanto in modo ideologico, chi si fa inaspettatamente paladino della identità nazionale, o del primato della cultura autoctona, dopo aver teorizzato da sempre il multiculturalismo, oppure chi propugna adesso la sicurezza dopo aver sottovalutato e minimizzato per anni la cosiddetta microcriminalità (per fare due esempi in argomento).

    Qualcuno può ritenere che l’intesa raggiunta dalle forze del centro-destra per le prossime elezioni siciliane sia di natura essenzialmente tattica, ma potrebbe anche essere che quelle componenti si siano ritrovate unite e coese intorno ad un insieme di valori condivisi, che non hanno mai disconosciuto, e anzi hanno sistematicamente patrocinato, tanto da rappresentare per loro un comune denominatore.

    E dal momento che oggi, nel sentire comune, pare esservi una crescente rivalutazione dei valori, potrebbe anche capitare che una buona parte dell’elettorato premi nelle urne la coerenza, e di riflesso l’affidabilità, di tale versante politico, visto che sull’altro lato il nostro patrimonio di valori non è stato un granché elogiato e difeso nel corso degli anni, quando non apertamente osteggiato (se la memoria non mi tradisce).

    Oggi ci sentiamo spesso ripetere la tesi dei valori che non sono né di destra né di sinistra, ma se mettiamo in fila i ricordi sappiamo bene che di tali valori ve né più d’uno, non certo secondario, che nella destra ha sempre trovato grande ospitalità, mentre a sinistra l’accoglienza non è stata altrettanto calda e benevola, e forse ora ci si accorge ivi dell’errore compiuto, e si punta a far retromarcia per rimediarvi (a questo punto non rimane che aspettar di vedere se l’elettorato preferirà “l’originale o l’imitazione”, come si usa dire).

    Paolo B. 03.09.2017

  3. Renzi pensa al nostro Avanti! , al socialismo democratico italiano, come un ateo pensa a Dio… francamente trovo stucchevole che il Direttore si meraviglia ancora del padrone della Pd2!! Continuare a dare credito e patente di “socialista” a Renzi e al Pd è un’offesa all’intelligenza, alla nostra storia, alla storia della Sinistra italiana! Questo soggettone pieno di se sarà il becchino di quello che resta della Sinistra. Ormai , dopo essersi fatto il partito a sua immagine e somiglianza, dopo aver fatto di tutto per far fuori chiunque lo ostacolava, lo criticava, oggi più che mai , sapendo di andare verso una sconfitta catastrofica, ma che gli consentirà di rimanere unico e indisturbato padrone, vuole seppellire ogni residuo di quel movimento politico nato nel 1892 in tutte le sue sfaccettature!

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