lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

SINISTRA SENZA POPOLO
Pubblicato il 25-09-2017


german-elections

Angela Merkel conquista il suo quarto mandato da cancelliera ma la sua vittoria coincide con il trionfale ingresso in Parlamento della destra populista di Alternative fuer Deutschland (AfD). Una vittoria amara anche per il peggior risultato del suo partito dal 1949. Ancora peggio ha fatto l’Spd di Martin Schulz, che fa il suo peggior risultato di sempre. Delle elezioni tedesche ne parliamo con il segretario del Psi Riccardo Nencini.

Anche in Germania la diga antipopulista rischia di crollare…
Intanto una conferma che i grandi partiti tradizionali da soli non sono più una diga, perché la Spd e la Cdu prendono poco più del 50% dei voti. E questo è un fatto straordinario che in Germania non si era verificato. Sta diventando uguale al resto dell’Europa. Il che conferma due cose. La prima che quello che stiamo vivendo è un cambiamento che non ha confini. Secondo che è un cambiamento durevole. Può essere rintuzzato come è successo in Francia e in Olanda ma questa ondata nera non può essere cancellata. La nostra condizione, e parlo di quella del Socialismo europeo, è peggiore di quella della Merkel. Perché la sconfitta della Spd è in trend continuo dei vari partiti socialisti europei. Il che conferma la tesi di un formidabile ripensamento della idea tradizionale di destra e di sinistra. Perché per la prima volta nella storia moderna, dalla fine del ‘900 ad oggi, si assiste ad un fenomeno che è eccezionale. Quello di una sinistra senza popolo. Quindi la domanda che il socialismo europeo deve farsi, è come dobbiamo interpretare fenomeni che non sono contingenti ma sono durevoli.

Quali i temi a questo punto più urgenti sui cui lavorare?
La sicurezza, il nodo migranti, l’identità occidentale nella globalizzazione, nuove forme di stato sociale. Questi sono i quattro temi che vanno affrontati rapidamente.

Sono temi che necessitano tutti di una risposta europea…
Intano ci vuole una alleanza tra con il socialismo europeo, con le varie forze democratiche europee. Prima cosa da fare è creare un fronte europeista che tracci un confine netto tra il populismo da una parte e pratiche riformiste dall’altra. Questa è la posizione di cornice. Poi bisogna mettere i giusti ingredienti. Il primo, la valorizzazione dell’identità occidentale, non dico europea, ma occidentale. Che è fatta di difesa dei diritti fondamentali, di protezione dei più deboli ma quando parliamo di deboli bisogna allargare la platea rispetto al secolo passato. La più debole allora si riteneva fosse la classe operaia, oggi tra i più deboli vi sono studenti che hanno passato venti anni sui libri e ora non trovano lavoro, vi sono professionisti che non arrivano a fine mese, ci sono famiglie con figli piccoli, ci sono famiglie separate. È li che bisogna andare a costruire una proposta politica. Poi ci vuole un impegno risolutivo per costruire una Europa diversa.

E anche qui gli ingredienti vanno cercati.
Cito ad esempio la web tax. Che diventa un tema centrale. Lo abbiamo visto con Google qualche settimana fa. Potremo vederlo con Ryan Air tra poco. Le grandi imprese, le grandi piattaforme tecnologiche, le tasse le devono pagare nello stato in cui lavorano. Non possono esserci salvaguardie, protezioni che consentano loro di girovagare tra i 28 paesi europei come accade fino ad oggi.

Passiamo all’Italia…
La cosa ridicola è che in Italia si sita ripetendo il meccanismo tedesco dove la sinistra, Linke, ha scelto come obiettivo della campagna elettorale non la destra, mettere in campo politiche che mettessero in rilievo il pericolo di un’avanzata forte della destra, ma l’obiettivo principale è stata la Spd. È un rischio questo che viviamo anche qui in Italia. Ed un errore gravissimo a cominciare dalla Sicilia. Se non si capisce che c’è un pericolo di un potenziale governo grigioverde, che rischia di allontanarci dalle conquiste di questo ultimo mezzo secolo, e di fatto assume dei connotai di forte inciviltà, rischiamo di generare una sorta di effetto Bombacci. Nel senso che nel nome di una rivoluzione impossibile alla fine si favorisce la destra. E questo è il rischio che c’è anche in Italia.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Io credo che l’errore che si trascina dietro la sinistra, nello specifico quella italiana perché delle altre conosco soltanto quanto leggiamo sui giornali, sia quello di “gridare al lupo” – qui tradotto nel “pericolo di un potenziale governo grigioverde” e “diga antipopulista” – ed è stato così anche nei confronti della cosiddetta destra moderata, che si voleva far passare come “cesarismo” o deriva plebiscitaria, e chi più ne ha più ne metta, perché la sinistra, o meglio certa sinistra, non accetta di avere antagonisti (secondo la logica del pensiero unico).

    E in questa continua ricerca di un “nemico da demonizzare”, passano di fatto in secondo piano i problemi concreti del Paese, così che ci si ritrova a ripescare e ripetere l’elenco dei “temi che vanno affrontati rapidamente”, come se “la sicurezza, il nodo migranti, l’identità occidentale nella globalizzazione, nuove forme di stato sociale”, per dire delle quattro questioni qui elencate, non fossero criticità o emergenze conosciute da tempo, ma si è invece lasciato che il disagio, le preoccupazioni, il timore per il futuro, arrivassero a toccare una fascia sempre più estesa di popolazione.

    Questi sono gli effetti di una cultura politica autoreferenziale, appunto quella di detta sinistra, che si ritiene l’unica depositaria della verità e pensa di rintuzzare “questa ondata nera” in modo ideologico, senza cioè dar risposte ai problemi della gente comune, problemi che vediamo complicarsi ogni giorno di più, ma cercando invece di comprimere sempre più, e semmai punire, le parole di quanti intendono esprimere in modo chiaro e deciso la propria insoddisfazione (e forse l’effetto Bombacci, evocato in queste righe, andrebbe analizzato più a fondo).

    Paolo B. 26.09.2017.

Lascia un commento