giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le Feste del Dialogo
per le vittime del terrorismo
Pubblicato il 13-09-2017


FOAD-6-300x200Bilancio positivo, quello delle FestedelDialogo, organizzate dal 1 all’11 settembre, in Italia e in Terra Santa, dalla Co-mai, Comunità del mondo Arabo in Italia, dal movimento internazionale e interprofessionale “Uniti per Unire” e dalla Confederazione Internazionale, Laica e Interreligiosa, Cristianinmoschea. In tutte le Regioni italiane, dal 1 all’11 settembre, si sono organizzati preghiere comuni, incontri, dibattiti pubblici, cene di fratellanza che hanno fortemente contribuito al dialogo tra musulmani, cristiani, ebrei, fedeli di altre religioni e laici, all’abbattimento dei muri dell’odio reciproco, del pregiudizio, e del terrorismo: con l’adesione di più di 2500 tra comunità islamiche, circoli culturali, associazioni, Università, sindacati. “Gran finale” a Roma, Reggio Emilia e Gerusalemme, il 10-11 settembre.

Nell’Urbe, dibattito denso di interrogativi ma anche di concrete proposte: organizzato dal Prof. Foad Aodi, presidente di Co-mai e Uniti per Unire, e fondatore di #Cristianinmoschea, dal Vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, all’Istituto delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù in Via del Casaletto. “Teniamo presente- ha sottolineato il prof.Enrico Granara, ministro plenipotenziario del Ministero degli Esteri, coordinatore degli interventi di cooperazione nel Mediterraneo- anzitutto che il contesto istituzionale più adatto all’azione di tutte quelle realtà che vogliono sviluppare il dialogo nel Mediterraneo non può essere che quello dell’ Unione Euromediterranea.

Unico organismo sovranazionale, forte di 41 Paesi, che, con fondi di Bruxelles, si occupa concretamente di tutto il Mediterraneo”. “Con queste nostre iniziative “, ha precisato Foad Aodi, “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle civiltà (UnaOc), organismo ONU, “iniziate ufficialmente con #Musulmaninchiesa del 31 luglio 2016, pochi giorni dopo il tragico attentato di Nizza, e proseguite con la nascita della Confederazione #Cristianinmoschea, non vogliamo certo fare miracoli: ma combattere – sempre con le armi del dialogo, della conoscenza reciproca e della buona informazione – contro i fomentatori di odio, e le strumentalizzazioni politiche di problemi complessi, come anzitutto l’ immigrazione irregolare . Vogliamo far vedere le cose a chi non vuol vedere, far sì che l’ottuso cominci a ragionare; e con le #FestedelDialogo .diamo uno strumento per la miglior terapia delle “zone grigie”, anticamera del terrorismo.

Proprio oggi, 11 settembre, abbiamo voluto chiudere le #FestedelDialogo dedicando questa grande partecipazione al ricordo e alla commemorazione di tutte le vittime del terrorismo. Mentre lanciamo un appello per fermare qualsiasi discriminazione e qualsiasi massacro di etnie e religioni”. In stile “I want You”, diremmo, l’intervento del vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, Vicepresidente di #Cristianinmoschea: “Ognuno di noi ha una qualche possibilità di partecipare a cambiare il mondo, ed è nostro dovere non lasciarla cadere. Indegnamente siamo chiamati tutti a trasformare questo pianeta col nostro impegno, partendo dal nostro vissuto quotidiano: e la forza del dialogo deve permeare la cultura, la politica, lo sport, ogni aspetto della realtà”. Sula stessa linea, l’algerino Kamel Belaitouche, segretario generale della Co-mai (“Ogni civiltà nella storia s’è sviluppata grazie al dialogo e all’interscambio con le altre, non con le chiusure nazionalistiche esaperate e ottuse”). Mentre l’ imam Salameh Ashour, responsabile del Dipartimento dialogo interreligioso della Co-mai, ha ricordato il principio fondamentale, comune a tutte e 3 le grandi religioni monoteistiche, dell’uguaglianza di base tra gli uomini.
Abdo Rad, sacerdote cattolico libanese, ha ricordato la radice di base comune a quasi tutte le religioni, cioè la credenza in Dio: e la natura delle varie religioni, di rami, in fondo, d’uno stesso albero. “Anche per questo, il dialogo è di per sè una festa”.

Sono intervenuti, inoltre, Kurosh Danesh, reponsabile CGIL per le Politiche dell’Immigrazione (in rappresentanza del Segretario generale, Susanna Camusso); Andrea Tasciotti, ambasciatore per l’ Italia di varie organizzazioni intergovernative; Suor Swjitha Xavier, delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù, con esperienza di lavoro tra i musulmani nel suo Paese, l’ India, e in Guinea Bissau .”E’ importante, poi, investire nelle nuove generazioni , dando loro esempi positivi cui ispirarsi”, ha detto Manuela Trombetta, coordinatrice del Dipartimento Istruzione di Uniti per Unire, e autrice del Progetto “S.C.U.O.L.A.”, promosso da ASI e UNICEF per parlare di valori etici e solidarietà ai ragazzi tra gli 8 e i 13 anni; ” Le #FestedelDialogo sono uno di questi esempi, un momento in cui parlare di fratellanza e testimoniare il valore del rispetto reciproco, dell’amicizia e della conoscenza, prevenendo il germe del pregiudizio”.

Forte, da parte di Co-mai e Uniti per Unire, l’attenzione anche ad altri problemi internazionali: Perea Castrillon, d’origine colombiana, ha sottolineato l’importanza del processo di riconciliazione nazionale iniziato ultimamente in Colombia con la firma – dopo 53 anni di guerriglia – dell’accordo di pace tra il governo e i guerriglieri delle FARC ( accordo elogiato ultimamente da Papa Francesco nel suo viaggio nel Paese sudamericano). Mentre sempre la Co-mai ha partecipato l’11 settembre, insieme a rappresentanti delle comunità musulmane e delle comunità d’ origine straniera in Italia, al sit-in per lo stop al massacro della minoranza musulmana in Birmania organizzato davanti all’ambasciata birmana in Piazza dei Giochi Delfici.

Nelle Marche, infine, Mekri Abdel Kader, responsabile regionale di #Cristianinmoschea, ha organizzato a Fabriano un’altra Festa del Dialogo, cui han partecipato, tra gli altri, anche il sindaco Gabriele Santarelli, il vicesindaco Arcioni e Ahmid Bereksi, ambasciatore algerino in Italia, in Croazia e a Malta, e il Direttore della Caritas di Fabriano (“è stata una bellissima festa, con l’unione di tutto il pubblico su quest’idea del dialogo tra religioni e tra culture come base della vita sociale”). Mentre altri due eventi conclusivi delle #FestedelDialogo sono stati la Festa organizzata, a Reggio Emilia, da Sufi Mustapha, Presidente del Congresso Europeo degli Imam predicatori, e le iniziative varate, in Terra Santa, dalla scrittrice ebrea Shazarahel, Vicepresidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Sono stata accolta con grande calore dalla preside e dalla vicepreside della scuola di Jajulia”, dice Shazarahel; “e abbiamo deciso insieme di dare il via ad incontri in cui bambini musulmani potranno scoprire il mondo ebraico, e bambini ebrei il mondo islamico, mettendo in valore tutto ciò che ci unisce. Questo, ad esempio, invitando un rabbino che parli dell’ebraismo ai giovani studenti musulmani, e facendo loro visitare una sinagoga. Tenteremo anche di fare l’inverso: lo scopo di queste iniziative è seminare nelle giovani generazioni il seme della bellezza che nasce dalla scoperta del mondo altrui, che arricchisce e completa il nostro”. Sempre l’11 settembre, anniversario del terribile attentato “spartiacque” del 2001 alle Torri Gemelle di New York, a Gerusalemme il rabbino Mordechai Chriqui, all’Istitutio “Rahman”, ha parlato su questi temi. Mentre Shazarahel ha annunciato il lancio dell’altra iniziativa di Co- mai e Uniti per Unire #Musulmaninsinagoga: iniziativa dalle straordinatrie potenzialità pacificatrici, in un’area come la Terra Santa, e che sarà presto organizzata, su proposta di Foad Aodi, sia là che in Italia.

Fabrizio Federici

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Commenti all'articolo
  1. Attimi di paura ieri a Tolosa, in Francia, quando un uomo – si legge sulla Gazzetta di Modena – ha attaccato quattro passanti e poi tre poliziotti al grido di “Allah akhbar”. L’uomo ha colpito con calci e pugni gli agenti intervenuti prima che questi riuscissero a bloccarlo e ad arrestarlo. Due vittime civili dell’aggressione sono state portate all’ospedale per essere medicate. I poliziotti hanno riportato lievi ferite alla tibia, alla cervicale e alle mani. L’aggressore, di cui si sa soltanto che è nato nel 1975, ha continuato a urlare “Allah akhbar” anche durante l’arresto. Secondo i media d’oltralpe, non è conosciuto dalle forze dell’ordine e soffre di problemi mentali. Risale a gennaio l’ultimo ricovero in un ospedale psichiatrico.

  2. L’Isis trasferisce soldi in Europa per finanziare nuovi attacchi”. È l’allarme lanciato in queste ore dagli esperti russi, che sostengono nei loro report che il gruppo terroristico colpirà anche quando non avrà più uno Stato alle spalle. Sottolinea al riguardo La Stampa: “Il collasso sempre più rapido a livello militare, la perdita di circa l’80 per cento del territorio rispetto al picco del 2015, non hanno ancora piegato del tutto la capacità organizzativa degli islamisti”.

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