lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Frau Merkel, arriva Italia
Pubblicato il 25-09-2017


Si sprecano oggi i rilievi sul risultato delle elezioni tedesche che ne sintetizzano l’andamento in questi dati inoppugnabili: il calo cospicuo di consensi alla Cdu-Csu di Angela Merkel, la netta sconfitta della Spd, l’ingresso nel Bundestag del partito di destra con un risultato superiore alle previsioni, il successo dei liberali, la tenuta dei verdi e della Linke. Ne esce un quadro di più difficile governabilità, in particolare per la dichiarata indisponibilità dei socialdemocratici, che flettono a poco più del venti per cento, di ripetere l’esperienza della grosse koalition. Più probabile che si delinei una nuova alleanza tra Cdu-Csu, liberali e verdi. Una soluzione però si troverà e la Germania, come la Francia, la Spagna e il Regno unito, avrà un governo democratico.

Dal risultato elettorale emergono tuttavia alcuni elementi che sono ormai comuni a molti, se non tutti, i paesi europei. Il primo é quello che porta a una sconfitta dei partiti di governo, anche indipendentemente dai risultati ottenuti. Questo si é verificato, con effetti clamorosi, in Francia, ma anche in Spagna e nel Regno unito, con Rajoy e la May usciti fortemente indeboliti dalle urne, mentre il risultato del referendum e delle amministrative parziali in Italia annuncia un dato elettorale non dissimile nelle elezioni di primavera, con una possibile aggravante, perché l’indebolimento del governo prodottasi in Spagna, Regno Unito e Germania, potrebbe qui tradursi in possibile sconfitta. Si tratta di un evidente malessere germogliato in tutto il continente e che produce un voto di sfiducia in chi governa senza necessariamente esprimere una chiara alternativa politica. Tranne in Francia, dove un nuovo movimento ha avuto la capacità di interpretare un’istanza di cambiamento e di incanalarla in una moderna proposta riformista, peraltro oggi ovattata dal pericolo di una veloce consunzione, negli altri paesi, compresa la Germania, il voto premia movimenti generalmente anti europeisti e nazionalisti, in qualche caso anche di destra semi razzista.

Le questioni della migrazione, attenzione su questo, che toccano soprattutto i ceti più popolari, unite agli svantaggi reali o presunti della integrazione europea e gli effetti di entrambi sulla situazione della vita dei cittadini, paiono essere ovunque quelle dirimenti. In pochi, penso ancora alla preveggenza del nostro Craxi, avevano intuito questo grave rischio a fronte delle infatuazioni uliviste e liberiste nel mito di un’Europa paradisiaca e dell’indifferenza ai drammi di un Africa senza futuro. Se gli effetti di queste sottovalutazioni hanno avuto una forte incidenza nel voto tedesco, in un Paese che continua a registrare un tasso di sviluppo doppio rispetto a quello italiano, con una disoccupazione generale e giovanile che é la metà della nostra, sarebbe miopia politica non considerarli argomenti di forte impatto anche da noi, capaci di determinare una corposa tendenza elettorale. Non é un caso che tutti i sondaggi italiani continuino a fotografare due dati: l’avanzata del centro-destra e una possibile maggioranza numerica di stampo populista tra Cinque stelle e Lega. Stiamo parlando di maggioranza, non del 13 per cento ottenuto in Germania. Un dato clamoroso e inquietante, almeno per chi continua ad essere democratico, riformista ed europeista.

E’ tardi oggi per invertire questa tendenza e forse non basteranno nemmeno i buoni risultati ottenuti dal governo Gentiloni in materia di economia e del ministro Minniti sulla migrazione. Né il proposito apprezzabile manifestato a Imola da Renzi di concepire il Pd come unico argine e reale alternativa a Salvini e Grillo (Di Maio). Soffia un’aria forte che non si ferma con le mani. Quel che bisogna tentare di fare oggi é muoversi con disposizioni concrete sui due grandi temi citati, costruire una legge elettorale che non faccia il gioco dei populisti (ma Renzi l’ha capito?), liberare tutte le forze politiche non populiste da ipoteche per il futuro, assecondare nel centro-sinistra un’ampia alleanza riformista capace di non disperdere energie e voti. Questo si può e si deve fare. Se poi alla sinistra del Pd si vuole continuare a giocare col fuoco, bè questa non sarebbe neppure una novità. Di fronte ai gravi drammi del Novecento l’estrema sinistra ha solo saputo ballare sul Titanic. E mentre la nave affondava canticchiare vecchie litanie ed alzare le braccia al vento.

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Commenti all'articolo
  1. Le confesso Direttore che aspettavo questo momento. Le aspettavo perché dopo le elezioni in Gran Bretagna, con la sua non nascosta soddisfazione per la mancata vittoria di “quell’estremista” Corbyn, ero curioso di leggere cosa avrebbe commentato la batosta del moderato social liberale Schulz. Invece non ha detto nulla! Il che è emblematico o no? Premesso che a me dispiace sinceramente per il risultato della Spd. Ma era ampiamente prevedibile. Anzi se ci sarebbe stato Gabriel al posto di Schulz i risultati credo sarebbero stati peggiori. E adesso per i fautori dell’uscita dei Partiti socialisti dall’alveo storico che li aveva visti protagonisti e vincenti, sia contro i comunisti che i conservatori nel secolo scorso, per farli approdare in spiagge gia affollate dadi conservatori, liberisti se non peggio…be la risposta c’è stata. Di simili partiti “socialista” la gente, soprattutto quella di riferimento storicamente parlando, non né sente il bisogno. E giustamente li punisce! Allora che vogliamo fare? Far finta di nulla (e il suo silenzio è eloquente..) continuare a rincorrere politiche di altri? O vogliamo rimettere il “pallone”.al centro e provare a dare risposte da socialisti e non da mascherati conservatori liberisti? Vogliamo finalmente chiudere politicamente una stagione politica perdente e chiudere una volta per tutte la scissione partita da Livorno, e mai chiusa in primis da ex comunisti ma anche da rancorosi socialisti? Oppure vogliamo ripetere la storia? Il populismo è il pane di cui si nutrono neo fascisti e qualunquisti, e dove si può andare a finire già lo sappiamo!

  2. La gente ha paura. Paura di attentati, paura dell’Islam, paura per i migranti, paura per la difficoltà di far quadrare i conti. A tutto ciò la sinistra non sa dare risposta e perde. Mi sembra ovvio e naturale.

  3. Il Direttore suggerisce di “costruire una legge elettorale che non faccia il gioco dei populisti”, ma a me sembra una strada “tattica” che non affronta il nodo delle questioni che egli stesso ha evidenziato, e che sono la verosimile causa del grande disagio, e della crescente preoccupazione, di cui soffre una larga quota di elettorato, al punto da cercare chi possa politicamente rappresentare questi “sentimenti”..

    Per stare alle urne tedesche, mi pare che le previsioni dessero per molto probabile una affermazione dell’Afd – insieme ad un recupero dei liberali – ma non ricordo di aver sentito che in terra germanica, a fronte di una tale eventualità, ci fossero intenzioni e spinte per cambiare in tutta fretta il sistema di voto (giusto al fine di “stoppare” la cosiddetta ultradestra).

    Da noi invece, oltre alla considerazione che fa il Direttore riguardo alla legge elettorale, c’è chi vorrebbe “mettere il bavaglio” alle idee che sanno troppo di “destra”, inasprendo le relative sanzioni, ma io credo che ciò sia invece controproducente, perché lo vedo come il modo di ingrossare le fila di chi si riconosce in dette idee, che a mio avviso possono essere ridimensionate, o “sconfitte”, soltanto col dare risposta ai problemi in cui è venuta a trovarsi la nostra società.

    Paolo B. 25.09.2017

  4. L’analisi “giorno per giorno” non aiuta.
    La crisi va avanti da quasi dieci anni. Ha fatto danni enormi e, in questo tempo trascorso, sono cambiate molte variabili, nel mondo, in Europa, dentro i singoli stati. I socialisti non si sono spesi per una rivisitazione delle mutate condizioni della produzione, delle insidie allo status dei lavoratori, del ruolo della finanza dentro il capitalismo di oggi. Non hanno capito che era finito il tempo della spartizione più egualitaria dei surplus. Pochi ricchissimi e tanti poverissimi. Sui luoghi di lavoro, più schiavi che dipendenti.
    La crisi spinge le masse a destra. Viene meno il vincolo tra gli sfruttati che rendeva compagni i lavoratori, le masse vengono sollecitate verso scopi settoriali, di finta sopravvivenza individuale e l’uso della TV e dei social spinge lontani dalla causa comune.

  5. Caro Rocco, la differenza tra Corbyn e Schulz é che il primo era all’opposizione, il secondo al governo. Mi dici quali partiti al governo, almeno nei principali stati europei, hanno aumentato i consensi? Oggi vale l’opposto del vecchio detto andreottiano. Il potere logora chi ce l’ha. Poi è vero che i socialisti europei stanno attraversando una fase critica, che qualcuno sostiene essere addiritturadi di declino. Ma ti faccio osservare che chi sta a sinistra dell’Spd, e cioé la Linke, ha preso il 9 per cento, meno della metà della percentuale conseguita dalla Spd. Chi contesta i socialisti da una vecchia posizione di sinistra (alla Lafontaine) non ha avuto un grande successo, insomma.

  6. Pensavo che i socialisti, tutti, ossia indipendentemente dalla attuale collocazione politica, avessero imboccato la strada del riformismo, abbandonando dunque ogni tentazione massimalista, ma mi viene qualche dubbio in proposito quando sento che si vorrebbe “chiudere una volta per tutte la scissione partita da Livorno”, il che mi fa anche pensare che sarà arduo e difficile ricomporre la “diaspora socialista”.

    Paolo B. 26.09.2017

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