venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

In ginocchio contro Trump: la storica protesta della NFL
Pubblicato il 27-09-2017


Il presidente americano aveva invitato i presidenti delle squadre di football a licenziare tutti i tesserati che non avessero rispettato l’inno prima delle partite, in segno di protesta contro la ferocia della polizia verso le persone di colore. Richiesta rispedita al mittente e pesantissimo scambio di accuse tra i personaggi di spicco dello sport e l’inquilino della Casa Bianca

nfl2ROMA – Trump vs NFL. E non solo. In questi giorni la tensione è alle stelle negli Stati Uniti: la polemica riguarda il presidente Donald Trump e i personaggi di spicco dello sport a stelle e strisce che, tutto unito, ha deciso di protestare contro la politica dell’inquilino della Casa Bianca. Ripercorriamo i fatti.

IN GINOCCHIO DURANTE L’INNO – Circa un anno fa Colin Kaepernick, allora quarterback dei San Francisco 49ers (squadra di football americano, uno degli sport più popolari negli Usa), decide di inginocchiarsi durante le note dell’inno americano che da tradizione precede l’inizio delle partite di NFL. Un gesto per protestare contro l’eccessiva ferocia della polizia nei confronti degli afro-americani. Un’iniziativa rimasta in un primo momento isolata (tant’è che Kaepernick si trova attualmente senza squadra), ma che a distanza di 12 mesi è diventata virale. Lo scorso 22 settembre infatti Trump, in una conferenza stampa in Alabama, aveva invitato i presidenti delle squadre di football a licenziare tutti coloro (chiamati “Son of bitch”, figli di putt…) che non avessero rispettato l’inno americano. Un invito non solo rispedito al mittente, ma che ha generato un fiume di polemiche.

LA PROTESTA CONTRO TRUMP – Lo scorso weekend è stato definito come quello della “Grande Protesta” contro Trump. I tre sport più popolari degli Usa (football, baseball e basket) si sono infatti uniti per dissociarsi dal capo del paese. E così, nella MLB, Bruce Maxwell, popolare giocatore degli Oakland Athletics, si è inginocchiato poco prima di una partita contro i Texas Rangers. Il campionato di pallacanestro (la celebre NBA) non è ancora iniziato, ma i campioni più famosi, su tutti Lebron James, si sono fatti sentire su twitter. Proprio il leader dei Cleveland Cavaliers ha ammesso come votare per Trump sia stato un errore e come sia il popolo, e non una singola persona, a mandare avanti la nazione. Ancora più duro è stato Gregg Popovich, 68enne allenatore dei San Antonio Spurs: “Mi meraviglio delle persone intelligenti che stanno intorno al presidente e che lo appoggiano. Siamo la vergogna del mondo, la gente deve sentirsi a disagio”. Ma la vera e propria guerra di Trump è contro la Nfl, la lega di football composta per tre quarti da giocatori neri. Si può infatti definire storico quello che è successo nell’ultima giornata con tutti gli atleti inginocchiati o rimasti nello spogliatoio in segno di protesta durante l’inno americano, ripercorrendo ciò che Colin Kaepernick aveva fatto un anno fa. Tutto questo per solidarietà verso i neri e in generale contro la politica arrogante e brutale del presidente americano.

#STANDFOROURANTHEM – Non si era mai assistito ad un polemica simile tra un capo politico e il mondo dello sport. Trump ha reagito a questi gesti lanciando su twitter l’hashtag #StandForOurAnthem (“In piedi per il nostro inno”) chiedendo rispetto per il paese e invitando il pubblico a lasciare gli spalti se dovessero accadere nuovamente episodi di protesta simili. Il portavoce della Nfl, Joe Lockhart, ha invece difeso la scelta degli atleti parlando di manifestazione pacifica. Lo sport dunque alza la voce e Trump, il cui consenso sta sempre più diminuendo, mettendosi contro le discipline più popolari negli Usa non poteva commettere un autogol peggiore.

Francesco Carci

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