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Opinioni e commenti
 

Inps, entro il 30 settembre versamenti volontari. Chiarimenti sui contributi figurativi. Arriva decreto su sostegno contrattazione
Pubblicato il 27-09-2017


Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 30 SETTEMBRE IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato prossimo trenta settembre il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al primo trimestre dell’anno corrente (aprile – giugno 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del mese di settembre – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre aprile – giugno, il secondo dei quattro appuntamenti previsti per quest’anno (gli altri due sono rispettivamente fissati al 31 dicembre e 31 marzo 2018). L’aumento, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero registrata dall’Istat nel 2015/16), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Contributi figurativi

ASPETTATIVA POLITICA O SINDACALE: CHIARIMENTI

Il messaggio 8 settembre 2017, n. 3499 fornisce indicazioni affinché l’istruttoria delle domande di accredito dei contributi figurativi per periodi di aspettativa fruita per incarichi politici o sindacali segua modalità uniformi e conformi alla normativa.

La domanda di accredito deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello nel corso del quale abbia avuto inizio o si sia protratta l’aspettativa. Anche per le aspettative di durata pluriennale, la domanda di accredito deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento all’anno solare precedente (art. 3, comma 3 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564).

Il criterio del rinnovo tacito non opera laddove, in ragione dell’elezione o della nomina, l’interessato non maturi il diritto a un vitalizio o a un incremento della pensione. In tal caso vige la regola generale di cui all’art. 3, comma 3 del d.lgs. n. 564/1996, per cui la domanda va presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento all’anno solare precedente.

L’istanza di accredito figurativo non può essere sostituita dal versamento della contribuzione aggiuntiva ai sensi dell’art. 3, comma 5, del d.lgs. n. 564/1996, in quanto trattasi di una facoltà autonoma del sindacato esercitabile validamente sul presupposto del riconoscimento della contribuzione figurativa.

Il punto 5.3 della circolare Inps 23 dicembre 2016, n. 225 chiarisce che la tutela previdenziale della contribuzione figurativa, in quanto strettamente connessa con la sospensione del rapporto di lavoro durante il periodo di aspettativa, viene meno quando il provvedimento relativo cessi di avere efficacia.

Le dichiarazioni ora per allora non possono essere utilizzate come alternativa all’esibizione dell’originario provvedimento di collocamento in aspettativa e nemmeno per provare una durata dell’aspettativa che sconfessi o risulti incompatibile con quanto documentato nell’originale provvedimento di collocamento in aspettativa o nelle relative proroghe.

L’art. 3 del d.lgs. n. 564/1996, oltre a definire le caratteristiche delle cariche sindacali per le quali è previsto il beneficio della contribuzione figurativa, specifica che tali cariche devono essere previste dalle norme statutarie. Tra l’altro, richiede che le cariche sindacali siano attribuite formalmente.

Fermo quanto rappresentato nel presente messaggio, allorquando se ne manifesti la necessità, permane in capo alle sedi territoriali, secondo diligenza e prudenza, il compito di effettuare gli opportuni accertamenti al fine di acquisire elementi di certezza e chiarimenti in merito a situazioni che hanno rilevanza ai fini dell’accreditamento dei contributi.

In attesa della telematizzazione della domanda, in allegato al messaggio 8 settembre 2017, n. 3499 sono stati forniti i modelli di domanda e attestazione.

Per la conciliazione vita lavoro

BENE DECRETO SU SOSTEGNO ALLA CONTRATTAZIONE

“La firma del decreto ministeriale, annunciata dalla sottosegretaria Boschi, con cui vengono definiti i criteri per il sostegno alla contrattazione aziendale in tema di conciliazione vita-lavoro è una buona notizia che aspettavamo da tempo e e che permette di rilanciare una contrattazione decentrata al servizio dei bisogni delle persone”. Lo ha dichiarato Gigi Petteni, segretario confederale Cisl.

“È importante avere previsto che per il 2017 e 2018 vengono messi a disposizione 110 milioni di euro – ha spiegato – per sostenere una contrattazione tra le parti sempre più tesa a meglio conciliare le flessibilità aziendali con i cicli di vita delle donne e degli uomini che lavorano. Per quanto non previsto espressamente dal testo della legge, il sindacato tutto ha da tempo interloquito positivamente con il ministero e sollecitato una attuazione propositiva e attiva dell’articolo 25 del decreto legislativo 80/2015, una delle norme del Jobs act più nobili e fino ad oggi in attesa di attuazione”.

“Assieme alle norme già rodate su premi di risultato, welfare aziendale e partecipazione organizzativa abbiamo ora un ulteriore stimolo per diffondere nelle imprese di ogni dimensione una contrattazione innovativa capace di estendere diritti e tutele che concentrandosi sui bisogni di cura, sui congedi parentali, sulle ferie solidali, sul sostegno ai lavoratori diversamente abili. Come sindacato approfondiremo i contenuti del decreto e avvieremo una campagna informativa e di orientamento per far crescere la contrattazione delle diverse forme di conciliazione tra vita e lavoro”, ha concluso.

Carlo Pareto

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