giovedì, 23 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Inps. Invalidità civile. Breve vademecum
Pubblicato il 07-09-2017


Breve vademecum

INVALIDITÀ CIVILE 2017

Affinché si possa parlare di invalidità è necessario essere affetti da malattie e menomazioni permanenti che riducono la capacità lavorativa della persona in misura non inferiore ad un terzo. Superata la soglia del 33% di invalidità i benefici variano in base alla percentuale accertata. Da 34% in su si ha diritto agli ausili e protesi previsti dal Servizio sanitario nazionale. Le concessione di ausili e protesi è però subordinata alla diagnosi accertata nella certificazione di invalidità.

Ecco, indicati in breve sintesi e per pronta lettura, i benefici attribuibili a seconda della percentuale di invalidità riconosciuta (qui ci riferiamo ai soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni):

Meno di 33%: non invalido. Nel verbale si riporta questa dicitura: “assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3”.

Dal 34%: Concessione gratuita di ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale. Le concessione di ausili e protesi – come detto – è subordinata alle patologie segnalate nel verbale di invalidità.

Dal 46% in su si ha diritto al collocamento mirato.

Dal 50%: Oltre ai punti precedenti, si ha titolo al congedo straordinario per cure, se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

Dal 67% in su si ha diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria.

Dal 74 % in su si ha titolo all’assegno mensile di invalidità.

Dal 100% si ha diritto alla pensione di invalidità.

Con il 100% più l’indennità di accompagnamento: si accede a tutte le agevolazioni descritte ai punti precedenti

Pensione di invalidità e assegno ordinario di invalidità: a chi spetta?

La pensione di invalidità civile viene riconosciuta ai soggetti nei cui confronti sia accertata una totale inabilità lavorativa, ossia una invalidità pari al 100%.

L’assegno di invalidità civile viene invece riconosciuta ai soggetti nei cui confronti sia accertata una invalidità civile ricompresa tra il 74% ed il 99%.

Chi può avanzare apposita domanda all’Inps?

I cittadini italiani residenti in Italia nonché i cittadini comunitari ed extracomunitari purché residenti in Italia, aventi un’età ricompresa tra i 18 anni e i 65 anni e 7 mesi. Raggiunto tale limite di età la pensione di invalidità/assegno di invalidità si trasforma automaticamente in assegno sociale il cui importo base è pari a 364,90 euro al mese più la maggiorazione di € 83,17.

Quali sono i limiti di reddito?

Per avere diritto alla pensione di invalidità civile il limite di reddito annuo da rispettare è apri ad € 16.532,10. Invece, per avere diritto all’assegno di invalidità civile il limite di reddito annuo da non superare è pari ad € 4.800, 38.

E’ possibile svolgere attività lavorativa?

Il beneficiario dell’assegno mensile non può svolgere attività lavorativa giacché, tra le condizioni per il conseguimento dell’assegno la legge richiede che l’interessato non svolga alcuna attività né di natura subordinata né autonoma. Qualora tale condizione venga meno, lo stesso beneficiario è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’Inps. Nonostante il generale divieto sopra indicato la prassi amministrativa Inps ritiene che la percezione di un reddito da lavoro inferiore al limite stabilito dalla norma (4.800 euro annui) per la concessione dell’assegno di invalidità, non configura uno svolgimento di attività lavorativa e, pertanto, l’interessato possa comunque ottenere il beneficio. Invece la pensione di invalidità è compatibile con l’espletamento di un’attività lavorativa. In merito al requisito della totale inabilità, il Ministero del Lavoro ha difatti stabilito che questo non deve essere inteso come assoluta impossibilità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro (Circolare Ministero Lavoro 5/1988).

In caso di rigetto della domanda è possibile proporre ricorso? Contro il giudizio sanitario della commissione medica per l’accertamento dell’invalidità è possibile proporre ricorso innanzi all’Autorità Giudiziaria entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario. Il termine è perentorio: una volta decaduto sarà possibile solo inoltrare una nuova istanza.

Solo 3mila domande

FLOP DELL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE

L’assegno di ricollocazione rischia il flop: al momento sono meno di 3.000 le persone disoccupate in Naspi da almeno 4 mesi che hanno fatto domanda per avere l’assegno, circa il 10% di quelle rientranti nella sperimentazione per l’assegno (tra 250 e 5.000 euro). Il 90% di coloro che ha ricevuto la lettera ha invece deciso di non attivarsi.

Il numero arriva dal presidente Anpal, Maurizio Del Conte che ha puntato il dito sulla scarsa informazione e sul timore dei disoccupati di perdere il sussidio in caso di rifiuto del lavoro offerto.

Stress e orari no stop

MANAGER IN CERCA DI PAUSE

C’è chi esce alle 17 dal lavoro per andare a suonare uno strumento musicale, chi si prende un’ora per camminare in solitudine e chi fa meditazione. Tra manager e amministratori delegati cresce la voglia – e la necessità – di fare ‘pausa’ e di staccare, durante la giornata di lavoro. Colpa di aziende sempre più complesse e del fatto che prendersi momenti, anche lunghi, per pensare non è più visto come una perdita di tempo, ma come qualcosa di indispensabile.

All’argomento è dedicato uno studio di Boston Consulting Group, basato su interviste ad amministratori delegati di diverse nazionalità. Le imprese, spiegano, non sono mai state tanto complesse quanto ora: negli ultimi 50 anni, l’indice di complessità delle maggiori compagnie elaborato da Bcg è cresciuto a un tasso del 7 per cento ogni anno. I manager sono sotto pressione sette giorni su sette, 24 ore su 24. C’è chi ha raccontato di aver ricevuto mille suggerimenti diversi a pochi giorni dall’incarico. Rispondere a questo con altrettanta frenesia e attivismo non porta sempre ai risultati sperati.

Anche in Italia, il “sempre connesso” risulta sempre più indigesto: il rischio, quando gli stimoli esterni sono troppi, è quello di non essere più in grado di fare il proprio lavoro. E, nel caso dei ceo, di risolvere i problemi. Michele Panzetti, senior trainer della Scuola di Palo Alto, che si occupa di formazione manageriale e life coaching, sostiene che “in Italia c’è ancora una cultura manageriale di basso livello, ma la consapevolezza di come funziona il cervello sta crescendo, anche perché, semplicemente, i dirigenti si rendono conto che lavorare così non assicura migliori performance”.

Corsi per imparare a gestire il proprio tempo tra manager sono in crescita, così come il numero di dirigenti che scelgono di distrarsi facendo corsi di cucina o studiando la musica. “Se si lavora dodici ore al giorno tutti i giorni il nostro cervello ci fa andare più lenti, crea meccanismi di difesa, al pari del ‘fiatone’ quando si corre. I manager che funzionano sono quelli che hanno il coraggio di delegare e di avere momenti di stop”, ha spiegato all’Adnkronos. I ceo intervistati da Bcg che si prendono pause durante il giorno per riflettere, infatti, “dicono che quello è tempo ben speso: riflessione e meditazione – sottolinea la società di consulenza – hanno dato loro risultati migliori e maggiore credibilità agli occhi dei cda, dei dipendenti e di tutti gli altri stakeholder”.

Il più celebre ‘meditatore’ è Warren Buffet, che trascorre almeno sei ore al giorno leggendo. Un suo partner, Charlie Munger, ha raccontato che nell’agenda di Buffet c’è anche l’haircut day, ossia il giorno delle riflessioni. Non è un privilegio concesso a tutti, ma chi mette da parte un po’ di tempo a settimana, secondo Boston Consulting, ne riceve benefici. “Non bisogna confondere l’iperattività con l’efficacia: essere indaffarati non significa essere produttivi”. Uno studio della Harvard Business School mostra come gli amministratori delegati trascorrano il 60 per cento del loro tempo in riunioni, il 25 per cento al telefono e il restante 15% al ‘resto’, compresa la lettura delle mail.

Tutto questo ha costi cognitivi: il cervello ha dei limiti nel prestare attenzione, ricordare ed elaborare idee. Più lo si distrae, più gli si permette di sedimentare le informazioni che ha raccolto in precedenza. Il punto è che all’estero ci sono arrivati da tempo, in Italia ci sono ancora parecchi miti da sfatare. Sempre Panzetti della Scuola di Palo Alto ha raccontato di una sua conoscente andata a lavorare in una grande multinazionale negli Usa: “Il suo capo si preoccupava che restasse al lavoro dopo la fine del suo orario perché temeva non fosse in grado o non fosse performante. Lei, paradossalmente, ha paura di fare straordinari; in Italia sei considerato bravo se resti in ufficio fino a tardi”.

Oggi, secondo Bcg, “una delle più grandi sfide per gli amministratori delegati è placare l’iperattività per impegnarsi nel pensiero critico, facendolo diventare una routine”. E non c’è bisogno di avere stipendi milionari per raccogliere la sfida. Il trend è in atto anche tra le persone comuni e ha alla base motivazioni filosofiche: “Oggi, nella società iperconnessa, dalle molteplici attività che si svolgono nell’unità di tempo, si sta finalmente capendo che il tempo è la risorsa più scarsa di cui disponiamo”, ha sottolineato Fabio Massimo Lo Verde, docente all’Università di Palermo di sociologia ed esperto di sociologia del tempo libero.

Questo accade all’uomo comune ma anche all’amministratore delegato. Secondo Lo Verde, “oggi interessa di più investire in tempo che consumarlo, utilizzando criteri non più efficientisti ma qualitativi”. Ad esempio, ha detto all’Adnkronos, “alle aziende interessa chi sa prevedere gli scenari e i trend di cambiamento significativi. E questo arriva solo con un approccio più riflessivo, dedicato alle analisi”. Tra dieci o vent’anni, “la frenesia del target” e della “sequenza di task” sarà rimpiazzata con altre logiche. Quella per cui, ha spiegato il docente, “più produco e più riesco ad avere vantaggi nel mercato sarà sostituita con la logica del meglio produco e meglio riesco a stare su mercato. L’azienda che riflette su se stessa è un’azienda vincente”.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento