lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, medici possono comunicare decesso. Inail, si possono sorvegliare colf e badanti. Bonus giovani, arriva norma antilicenziamento
Pubblicato il 11-09-2017


Circolare Inps 33/2015
ANCHE I MEDICI POSSONO COMUNICARE ALL’INPS IL DECESSO

L’obbligo di presentare il certificato di morte all’Inps da parte del parente del defunto sussisteva nonostante l’obbligo del Comune, in quanto, com’è facile immaginarsi, a questi obblighi i vari Comuni adempivano dopo diverso tempo dall’evento.
Per provvedervi in maniera più adeguata si è infatti opportunamente intervenuti con un apposito intervento legislativo.
Al fine quindi di dare piena esecuzione a quanto previsto al riguardo dalla citata norma di legge del 2014, la Direzione Centrale Sistemi Informativi dell’Inps ha, a suo tempo, messo a punto una specifica applicazione, ad uso dei medici che accertano i decessi, per la trasmissione della “comunicazione di constatazione del decesso” attraverso il portale Internet.
Specifiche tecniche
L’accesso al servizio di trasmissione telematica dei certificati di constatazione del decesso avviene attraverso il portale Internet dell’Istituto, nell’ambito dei Servizi per i Medici Certificatori, con l’identificazione tramite codice fiscale e l’autenticazione tramite Pin.
I medici già riconosciuti dall’Istituto, perché accreditati per l’invio dei certificati medici introduttivi alle domande di invalidità civile, e convenzionati con il S.S.N., non hanno bisogno di richiedere di nuovo l’abilitazione all’Istituto.
I medici non ancora riconosciuti dall’Istituto invece devono, ai fini dell’accreditamento:
– scaricare e stampare il modulo di richiesta del Pin disponibile sul sito Inps e presso le Strutture territoriali dell’Istituto;
– recarsi personalmente presso una qualunque Struttura territoriale dell’Inps, muniti di un documento d’identità;
– consegnare il modulo di richiesta del Pin, debitamente compilato e sottoscritto, che verrà conservato agli atti.
L’operatore Inps provvede alla registrazione dei dati anagrafici e all’attribuzione di un codice Pin iniziale di accesso che consegnerà in busta chiusa numerata al medico.
Al primo accesso, il medico deve modificare il Pin iniziale seguendo la procedura guidata.
Per le successive eventuali comunicazioni con l’Istituto, il medico fornirà l’indirizzo della sua casella Pec (Posta elettronica certificata), prevista dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.
Per accedere al servizio è necessario seguire la seguente procedura:
Collegarsi al portale dell’Istituto, disponibile all’indirizzo http://www.inps.it nella sezione “Servizi Online”, selezionare la voce “Per tipologia di utente”;
nella schermata riportante l’elenco dei servizi, suddivisi per tipologia di utente, posizionarsi sulla categoria dei “Medici Certificatori” e selezionare la voce “Certificato di constatazione del decesso”.
Una volta fornite le credenziali di accesso (Codice fiscale e Pin), al medico autenticato verrà presentata la Home Page (o Pagina di accoglienza), riportante i suoi dati i identificativi (da confermare e/o modificare).
Il medico potrà così accedere alle varie funzionalità messe a disposizione dal sistema tramite un menù di scelta rapido che consente di:
trasmettere il certificato tramite il Codice Fiscale del deceduto;
consultare e stampare i certificati di competenza emessi e trasmessi o l’elenco dei soggetti per i quali la trasmissione del certificato non sia riuscita;
annullare un certificato.
Per maggiori dettagli in ordine alle modalità operative è comunque possibile consultare direttamente il manuale utente pubblicato sulle singole pagine del servizio.
Le informazioni presenti sui certificati di decesso pervenuti dai medici sono, in modalità del tutto analoga alla gestione dei dati provenienti dalle anagrafi comunali, messe prontamente a disposizione della base anagrafica Arca e degli archivi delle prestazioni pensionistiche erogate.
Va per mera curiosità precisato, infine, che l’Inps (per ragioni operative) ha inizialmente proceduto all’acquisizione telematica dei certificati di accertamento del decesso con data evento successiva alla pubblicazione della prima circolare.

Inail fa chiarezza
SORVEGLIARE A DISTANZA COLF E BADANTI È POSSIBILE

Colf, badanti e baby-sitter: si tratta di figure professionali alle quali molte persone affidano la cura dei propri cari (anziani o bambini) e della propria abitazione. Ma è possibile controllare a distanza il loro operato mentre non si è in casa, utilizzando un impianto di videosorveglianza? Una nota emessa recentemente dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (8 febbraio 2017 prot. N. 1004) aiuta a fare chiarezza su questo punto. Innanzitutto l’Inail specifica che per ‘lavoro domestico’ si intende “l’attività lavorativa prestata esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro (art. 1, legge 339/1958), che ha per oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico diretti al funzionamento della vita familiare”. Tale attività viene svolta nella casa abitata esclusivamente dal datore di lavoro e dalla sua famiglia (non in un’impresa organizzata e strutturata) e pertanto – come ha affermato la Cassazione nella sentenza n. 565 del 1987 – “per la sua particolare natura si differenzia da ogni altro tipo di lavoro”. Il lavoro domestico non è soggetto alla tutela dello Statuto dei lavoratori (come nella parte relativa all’estinzione del contratto, che può avvenire ‘ad nutum’, ovvero senza che il dipendente possa opporsi) e si sottrae all’applicabilità dei limiti e dei divieti di cui all’art. 4 della legge n. 300/1970, che riguarda l’installazione di telecamere sul luogo di lavoro. Chi intende installare un sistema di videosorveglianza all’interno della propria abitazione può farlo dunque senza richiedere il via libera alla sede competente dell’Ispettorato territoriale. Tuttavia il datore è tenuto comunque a rispettare la disciplina sul trattamento dei dati personali, “essendo confermata la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza”.

Bonus giovani
CI SARÀ NORMA ANTILICENZIAMENTO

Un bonus fiscale alle aziende che assumeranno giovani con contratto a tempo indeterminato. Protetto, però, da una norma anti-licenziamento. È questa la conferma arrivata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine del suo intervento al Meeting di Rimini. Rispondendo alle domande dei cronisti, il ministro ha confermato l’inserimento di una clausola nel bonus giovani per evitare “comportamenti furbeschi” da parte dei datori di lavoro e tutelare così i neo assunti. “Dobbiamo evitare che ci siano effetti negativi di una regola che vogliamo in termini positivi – ha specificato Poletti -. L’obiettivo è aumentare il numero degli occupati, il numero degli occupati giovani e il numero degli occupati stabili”.
Con il bonus fiscale, le aziende che assumeranno giovani potranno beneficiare di decontribuzioni, anche se non è ancora chiaro quale fascia d’età sarà interessata dalla misura. “Sarebbe grave se si producesse un effetto ‘collaterale’ non voluto – ha sottolineato il ministro – che produca magari il ricambio-scambio tra una persona occupata e una persona che viene assunta. Ci sarà quindi un chiarissimo divieto ad utilizzare queste norme attraverso un meccanismo di scambio. Ci sarà un periodo di tempo entro il quale non si potrà licenziare prima e non si potrà licenziare dopo”.
Con il dimezzamento dei contributi il governo punta a incentivare, per il primo anno, fino a 300mila assunzioni stabili di giovani. Lo ha detto all’Ansa Marco Leonardi, consigliere economico di Palazzo Chigi. Molto probabilmente le imprese potranno usufruire dei nuovi sgravi per i neoassunti under 29: fissare l’asticella a 29 anni è, spiega, una scelta “preferibile” per rispettare le norme europee che chiedono di non discriminare per età.
Il nuovo incentivo avrà un tetto a 3.250 euro che consentirà comunque alla “stragrande maggioranza” delle nuove assunzioni di rientrare nello sconto del 50% visto che “circa il 75% dei giovani sta dentro quella soglia con il salario di ingresso” nel mondo del lavoro.
Difficile, sempre per le regole Ue, che si possa passare al termine dell’incentivo a un taglio strutturale del 3% dei contributi.

Carlo Pareto

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