martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Italiani all’estero, i costi
del capitale umano
Pubblicato il 15-09-2017


Nella ressa di notizie di cronaca spesso nera che tempestano le prime pagine dei quotidiani tricolore, spicca, da ultimo, una notizia che notizia non è, poiché da anni oramai sottolineata e sottoposta all’attenzione dei lettori, dei militanti e dei vertici di varie realtà partitiche.

Gli italiani all’estero sono una risorsa, ma tu pensa, e costano allo stato 14 miliardi di euro. Parola di Confindustria.

E sebbene in Italia se ne parli da anni, al solito si fa poco. Verba volant dicevano i ben piu’ concreti nostri antenati, e quanto a chiacchere gli italiani sono davvero imbattibili.

Mancano i fatti, poiché il controesodo non c’é stato, non c’é e non ci sarà, in quanto nessun governo o parlamento, in vero, ha posto in essere gli atti necessari a questo controesodo.

Riportare in Italia le skills, i know-how, savoir-faire e le competenze apprese, scusate l’esterofilia linguistica, é un dovere di questo nostro Stato che non solo non recupera i crediti che ha nei confronti dei lavoratori la cui formazione ha pagato, ma si priva di speranza e competenze per il suo stesso futuro.

Doppiamente inadempiente, lo Stato, lascia fuggire i propri giovani professionisti senza creare nemmeno un data base con i curricula dei lavoratori specializzati all’estero.

Il « Mercato » forse dovrebbe pensare ad allocare le risorse in modo efficiente, tuttavia il mercato non funziona da anni, specie in Italia, oppure i professionisti vengono allocati in altre giurisdizioni e paesi, piu’ efficienti del nostro povero Paese.

Vox clamans in deserto, nessuno accoglie le proposte di creare quote privilegiate per il rientro dei professionisti da impiegare nella Pubblica Amministrazione o nel privato, nessuno accoglie le proposte di istituire data base centrali a Roma per monitorare i professionisti dispersi per il mondo a creare PIL per altre nazioni spesso concorrenti, nessuno si preoccupa di pensare un palmo piu’ avanti del naso.

Un deficit di strategia ed una molecolarizzazione dell’organizzazione nazionale, notoriamente sottodimensionata, non consentono a nessuno di alzare la testa a mirar l’orizzonte, sicché i piu’ mobili moderni e preparati vanno a lavorare all’estero e l’Italia paga il conto.

Ed allora, la notizia dei 14 miliardi persi, al netto dello scontino fiscale per il rientro dei cervelli, non avrà prodotto nulla nemmeno questa volta, e la barca tricolore procederà come al solito lentamente e vociante, parlando con tante voci, ma non con la lingua della globalizzazione.

Leonardo Scimmi

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