lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ius soli, il Pd promette, ma resta il dubbio di AP
Pubblicato il 21-09-2017


Foto Mauro Scrobogna / LaPresse 03-07-2013 Roma Politica Camera - question time Nella foto: Maurizio Lupi, ministro trasporti Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 03-07-2013 Rome Politics Chamber of Deputies - question time In the photo: Maurizio Lupi, Infrastructure and Transport

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Lo ius soli si farà, lo dichiarano il governo e il Pd, mentre il leader di Ap Angelino Alfano annuncia una decisione del suo partito per la prossima settimana. Nel frattempo Anna Finocchiaro promette “a nome mio e del Governo che entro la fine della legislatura faremo di tutto per approvare la legge sullo Ius soli”. “Concluderò in pace la mia esperienza parlamentare, che finirà con questa legislatura, se riuscirò a far approvare lo Ius soli”, ha aggiunto la ministra per i Rapporti con il Parlamento. Infatti una mediazione è in cantiere sull’ipotesi di stralciare dal testo lo ius soli vero e proprio (diventa cittadino chi nasce in Italia da genitori che vivono qui stabilmente) e tenere solo lo ius culturae, che darebbe la cittadinanza al termine di un ciclo di studi. La mediazione potrebbe riuscire ad avere anche il consenso di Mdp, che senza il via libera alla legge minaccia di togliere il sostegno al governo. Ma il testo, gravato da 50mila emendamenti, può passare solo con un voto di fiducia e i Dem chiedono ad Alfano garanzie: in bilico sarebbe il sostegno di circa la metà dei senatori Ap. Ad alzare gli scudi è proprio Maurizio Lupi, capogruppo al Senato di AP: “La nostra posizione è chiara da sempre e siamo lieti che Gentiloni ne avesse già preso atto a suo tempo evitando qualsiasi tipo di forzatura e non permettendo che su un tema così delicato, che non fa parte dell’accordo di programma del Governo, venisse messa la fiducia. I nostri ministri in Cdm e in Aula non l’avrebbero approvata”.
“Il Governo – spiega Lupi – non può essere messo sotto scacco dalle discussioni interne al PD e lo Ius soli non può essere trasformato in motivo di scontro fra tifoserie, un fiore all’occhiello di una parte per dire che è stato conquistato un diritto civile e dell’altra per dire che ha bloccato l’invasione del Paese. Se non ci sono condizioni per fare una buona legge, non si fa. E di questo ne dovrà prendere atto anche il Pd a meno che non voglia, a pochi mesi dalla fine della legislatura, trasformare il Senato in un’arena. Il Senato – prosegue Lupi – ha ben altre priorità, a partire dalla legge di Bilancio con la quale sarà impegnato almeno fino a metà novembre”.
Dal senato intanto arriva un appello del senatore del Pd Luigi Manconi, affinché si approvi al più presto il disegno di legge sullo ius soli, Manconi lo ha presentato ai presidenti di Camera e Senato, insieme a un nutrito gruppo di politici e intellettuali, e si rivolge anche al premier Paolo Gentiloni perché si ponga la questione di fiducia sul provvedimento.
“Ai senatori è stata posta per 61 volte la questione di fiducia – ricorda Manconi in una conferenza stampa per illustrare l’appello – e mi sembra giusto che si chieda il voto di fiducia anche su un provvedimento così cruciale come quello dello ius soli” che, come sottolinea Claudia Castellina, “esiste nel resto del mondo” ed è, come ricorda Furio Colombo, “il dovuto riconoscimento di una situazione che già esiste”.
Ma dall’Europa invece il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, invita alla cautela. Per quanto riguarda lo Ius soli “penso che si debba chiedere all’Italia una moratoria su questo tema. Interrompere il dibattito sullo Ius soli e riaprirlo semmai dopo le elezioni”. E suggerisce: “Chi diventa cittadino italiano diventa anche cittadino europeo. È importante quindi porre il problema sul tavolo del Consiglio Europeo per avere una norma europea uguale per tutti. Altrimenti si rischia il caos e, durante la campagna elettorale, non credo sia giusto cercare di prendere un po’ di voti per trascinarsi immigrati da una parte, creando poi un’ostilità nei confronti degli immigrati dall’altra parte”.
Ma dal Senato arriva ancora una volta l’invito ad andare avanti, così come suggerito dal Presidente di Palazzo Madama, Pietro Gasso: “Penso che la politica debba fare le sue scelte non guardando tanto al problema del consenso, ma al problema della cosa giusta da fare”. “Questa è la mia posizione – ribadisce – e mi sono attirato anche qualche critica perché come presidente del Senato non dovrei dare la mia opinione su leggi all’esame di Palazzo Madama. Ma, siccome sento molto questo tema e rivendico che una cosa è essere d’accordo con il ddl da un punto di vista politico e altro è continuare a gestire la propria posizione garantendo tutte le parti di maggioranza e opposizione, rivendico la possibilità di poter esprimere la mia opinione su questo tema. Poi c’è il problema pratico che è quello di riuscire”.

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