venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Kurdistan. Curdi al voto, Erdogan schiera l’esercito
Pubblicato il 25-09-2017


curdi statua peshmergaI curdi pronti al voto in Iraq (Kurdistan) per lo storico referendum sull’indipendenza da Baghdad, anche se il voto referendario non ha un valore legale vincolante, rappresenta comunque un colpo agli Stati della Regione che temono sempre di più l’approvazione di uno Stato curdo a discapito dei propri territori. Sono 12.072 i seggi a cui sono chiamati i 5,3 milioni di elettori curdi registrati, sparsi in tre province del Kurdistan autonomo: Erbil, Sulaimaniyah e Dohuk.
Ma si vota anche nella regione contesa di Kirkuk, ricca di petrolio e in parte controllata dalle milizie curdo-irachene. Si vota anche in altre zone contese, come alcuni distretti di Ninive, di cui Mosul è capoluogo, e altri della regione orientale di Diyala, confinante con l’Iran.
L’iniziativa referendaria, promossa dal presidente della regione autonoma curda Masoud Barzani, ha irritato e preoccupato il governo di Bagdad, tanto che il parlamento ha approvato oggi una serie di misure in risposta alla decisione della regione autonoma del Kurdistan di svolgere il controverso referendum per l’indipendenza. Il parlamento iracheno ha anche chiesto l’invio delle truppe nelle aree nel nord controllate dai curdi dal 2003.
“Meglio morire combattendo che lentamente di fame”, afferma il leader curdo e presidente della regione autonoma curda, Massoud Barzani, nel palazzo presidenziale di Sari Blend, sul perché della sua iniziativa referendum sull’indipendenza.
Si tratta di “un passo verso un futuro migliore”, ha detto il ministro degli Esteri curdo, Falah Mustafa, da poco rientrato da New York dove ha partecipato ai lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu.
Il referendum in questione non è una richiesta politica ma un’istanza popolare che rappresenta un’opportunità di dialogo e di comunicazione con Baghdad, ha ribadito inoltre Mustafa. Tuttavia la comunità internazionale ha più volte chiesto ai curdi di fermare l’iniziativa referendaria proprio per evitare scontri in una Regione in continuo conflitto.
Gli Stati Uniti e l’Ue hanno chiesto al presidente uscente della regione autonoma del Kurdistan, Masoud Barzani, e ai leader curdi di rimandare il referendum sull’indipendenza di almeno tre anni per tutelare l’integrità del paese. Oltre all’Iraq, la Turchia minaccia serie conseguenze nei rapporti con il Kurdistan iracheno, mentre l’Iran teme a sua volta che il voto possa galvanizzare le minoranze curde che vivono sul suo territorio.
Le forze armate di Ankara da una settimana sono impegnate in esercitazioni militari alla frontiera. E questa non è la sola conseguenza legata al referendum: nei giorni scorsi Erdogan aveva preannunciato sanzioni contro la regione e oggi ha confermato in un discorso trasmesso in diretta dalla televisione curda irachena Rudaw: “Bloccheremo l’export del petrolio dalla regione curda”. “Siamo sconcertati da questo tentativo. Il referendum indetto dal governo regionale del Kurdistan è contro il buon senso e mette in pericolo la pace e la stabilità non solo dell’Iraq, ma anche quella della regione” si legge nella nota del ministero turco che ha anche raccomandato ai propri concittadini di lasciare il Kurdistan iracheno. Nel frattempo il ministro turco delle dogane ha smentito che sia stata chiusa la frontiera terrestre all’arrivo dal nord dell’Iraq, come hanno scritto i media turchi bella giornata in cui i curdi della regione autonoma irachena votano nel referendum sulla loro indipendenza.

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