venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“La pazza gioia di Virzì”. Una amicizia sincera
in una storia struggente
Pubblicato il 21-09-2017


pazza gioia

Ề stata Rai Tre a mandare in onda l’eccellente film per la regia di Paolo Virzì del 2016: “La pazza gioia”. Una storia struggente e intensa che vede la straordinaria interpretazione delle protagoniste: Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi. Il racconto di un’amicizia sincera, di una complicità naturale e rara che si viene a creare inaspettatamente. Il disturbo mentale trattato e visto con occhi diversi. La ricerca della felicità di due donne e la loro fuga verso la serenità e la liberazione da ogni pregiudizio; la rincorsa verso ciò che conta davvero: l’amore, l’affetto, l’amicizia appunto. Sono questi ultimi sentimenti autentici che spingono a compiere il gesto estremo di una sana follia, della lucida pazzia di chi è disposto a tutto pur di ottenere quella gioia che gli spetta, quel diritto quasi che gli viene negato.

Da qui il titolo: quella gioia ritrovata che rende pazzi di felicità appunto, per cui si compie qualsiasi follia; persone libere che diventano matte di gioia finalmente e non perché siano malate. Ritenute socialmente pericolose, forse perché semplicemente incomprese, sarà la loro solidarietà reciproca a riabilitarle. Ề l’incontro di due anime fragili, la cui sensibilità è stata offesa dalla violenza, dalla crudeltà di un mondo superficiale che giudica senza conoscere, o provare a capire veramente e basato solo sull’apparenza, sulla convenienza, sull’arrivismo dell’interesse personale. Con brutalità il pressapochismo sentimentale ed emotivo di gente distratta si è accanito su di loro privandole persino di un semplice gesto d’affetto e di riconoscenza. Vittime soprattutto di un maschilismo abbietto, sarà la vicinanza fra di loro e del personale di Villa Biondi (nei dintorni di Pistoia, una comunità per donne affette da disturbi mentali dove si ritrovano entrambe e si incontrano) a ripagarle. Remunerate almeno psicologicamente, riusciranno a trovare la loro strada e il coraggio per “ricominciare” e ripartire da zero quasi, ma con un obiettivo ben preciso: essere pazze di gioia, godendosi finalmente la vita nonostante non abbiano avuto molto e riappropriandosi di tutto ciò che di buono sono riuscite a costruire. La loro alchimia nasce probabilmente dal riconoscersi simili, un’empatia che le fa comprendere perfettamente facendo capire ad ognuna ciò di cui ha bisogno veramente l’altra. Molto è racchiuso nella frase commovente che Donatella (il personaggio di Micaela Ramazzotti) dice a Beatrice (quello di Valeria Bruni Tedeschi): “meno male che ci sei tu” (ad aiutarmi, a sorreggermi, a soccorrermi, a sostenermi).

Ề sicuramente l’interpretazione profonda ed intensa, molto sentita e partecipata, delle due attrici -a tratti struggente e commovente- il vero fiore all’occhiello del film, dando il valore aggiunto che ne fa la differenza. Non è un caso che abbiano ottenuto molti riconoscimenti. David di Donatello 2017 a Valeria Bruni Tedeschi quale Miglior attrice protagonista (oltre a Miglior Film e Miglior regista a Paolo Virzì -tra l’altro-); l’anno prima già i Nastri d’argento 2016 avevano convalidato la critica positiva, incoronando Virzì “regista del miglior film”, eleggendo entrambe (sia Valeria Bruni Tedeschi che Micaela Ramazzotti) miglior attrici protagoniste; oltre a premiare Paolo Virzì e Francesca Archibugi per la Miglior sceneggiatura (riconoscimento confermato anche ai Globo d’Oro 2017) e Carlo Virzì per la Miglior colonna sonora. Infine ai Ciak d’Oro 2017 vediamo la conferma per Miglior film e quella per Miglior attrice protagonista a Micaela Ramazzotti. Ma i premi per le due attrici non sono finiti qui. Infatti la Ramazzotti ottiene quello Wella per l’immagine e la Bruni Tedeschi quello Shiseido. Sempre nel 2016. Senza considerate che verranno elette anche quali Migliore attrice dell’anno nel 2016: all’Ischia Film Festival Valeria Bruni Tedeschi, e dalla Federazione Italiana Film d’Essai (che premia “La pazza gioia” quale Miglior Film d’Essai tra l’altro) la Ramazzotti.

Se già una menzione alla colonna sonora è stata giustamente fatta, occorre aggiungere una precisazione: è la canzone “Senza fine” di Gino Paoli a delineare l’isolamento e il distacco dalla realtà di Donatella che adora quella canzone e con cui si sottrae e distrae dal senso di oppressione e sofferenza che la circonda, estraniandosene. Quasi ad evidenziare il romanticismo di quest’anima delicata che desidera qualcosa di duraturo e vero.

Il film, infatti, non è meno realistico e drammatico -a tratti persino doloroso e tragico- di altri dello stesso regista quali “Il capitale umano”, cui tra l’altro “La pazza gioia” è molto legato per diverse ragioni. Innanzitutto per il tono e poi per come è nato. Presentato in anteprima nella sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2016, distribuito in 400 copie, dal 10 maggio al 5 giugno 2016 ne è stata persino ricavata una mostra alla Casa del Cinema di Roma con le foto di scena. Tutto, però, è cominciato da un’intuizione acuta e fortunata di Paolo Virzì mentre stava girando una scena de “Il capitale umano”; vide la moglie Micaela Ramazzotti, incinta della loro secondogenita (venuta a trovarlo per il suo compleanno) camminare insicura nel fango e nella neve per mano di Valeria Bruni Tedeschi “con un misto di paura e di fiducia”: quello che volle descrivere nel rapporto tra Donatella e Beatrice, che imparano a fidarsi l’una dell’altra e a sorreggersi a vicenda, ne “La pazza gioia” appunto. Per quanto riguarda, poi, il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi di Beatrice Morandini Valdirana, la sua camminata leggiadra e spensierata, con una risata che dà un senso di pura rilassatezza e libertà (reiterata con entusiasmo dall’attrice più volte nel film “La pazza gioia”) deriva sempre da una scena finale non prevista de “Il capitale umano”, tagliata durante il montaggio e raffigurante Carla Bernaschi che fugge dalla sua casa correndo a piedi nudi nel parco della villa.

“La pazza gioia”: l’evasione di due donne che ora sanno di non essere più sole, ma di avere qualcuno su cui poter contare che le è vicino. Due caratteri diversi che si incontrano e completano, complementari ed antipodici allo stesso tempo.
Beatrice così esuberante, intraprendente, egocentrica, effervescente, solare, frizzante, nasconde l’amarezza della delusione per essere stata rifiutata da un uomo volgare e violento quale Renato (alias Bobo Rondelli): lei nobile aristocratica ricca, decaduta. Apparentemente più forte, maschera tutto dietro un sorriso.
Donatella: fragile, depressa, ha avuto un figlio (Elia di un anno) dal suo ex datore di lavoro (Maurizio) del locale dove faceva la ballerina sul cubo, che non l’ha riconosciuto e l’ha abbandonata. Più aggressiva e violenta, è molto introversa e meno capace di reagire.

Barbara Conti

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