mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LET IT NEET
Pubblicato il 12-09-2017


PANCHINAL’Istituto di Statistica italiano comunica nuovi dati incoraggianti sull’occupazione, ma come sempre, le buone notizie portano con se il rovescio della medaglia. Il Paese scommette infatti poco o male sul ‘futuro’, ce lo dicono chiari gli ultimi dati sui cosiddetti ‘Neet’, giovani che non hanno e cercano un lavoro né sono impegnati in un percorso di studi o di formazione. In Italia questa categoria era fino a poco tempo fa sconosciuta e ora invece si attesta come una vera e propria generazione di ‘scoraggiati’ (quasi un giovane su cinque in Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni) che non trova spazio nel Belpaese, ed è sempre più difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro. Non solo ma i dati continuano a trascurare che anche quei giovani che quando ci riescono, si trovano spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale. 


Diminuiscono i disoccupati, ma resta alta la percentuale di Neet

di Salvatore Rondello

L’Istat ha comunicato oggi i dati aggiornati sul mercato del lavoro relativi al secondo trimestre del corrente anno. Prevalentemente crescono gli occupati a termine e le donne che raggiungono il 49,1% della forza lavoro, mentre i passaggi dal lavoro a tempo determinato al lavoro a tempo pieno sono in diminuzione.
Nella premessa dell’Istat recita: “Nel secondo trimestre del 2017 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali e all’1,5% su base annua. Nel complesso, l’economia dei paesi dell’area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016. I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell’industria in senso stretto e nei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,4% su base annua, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa in corso”.

Con riferimento al mercato del lavoro nel comunicato Istat si legge: “Dal lato dell’offerta di lavoro, nel secondo trimestre del 2017 l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+78 mila, +0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). Continuano invece a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente. I dati mensili più recenti (luglio 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un aumento degli occupati (+0,3% rispetto a giugno, corrispondente a +59 mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti.

Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%) che riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (-3,6%). L’incremento in termini assoluti è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e l’occupazione a tempo parziale aumenta soprattutto nella componente volontaria. La crescita dell’occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni ed è più intensa per le donne e nel Nord.
Il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti in confronto a un anno prima, con maggiore intensità per quello giovanile. Nei dati di luglio 2017 il tasso di disoccupazione sale di 0,2 punti congiuntamente al calo di 0,3 punti del tasso di inattività 15-64 anni.
Rispetto agli ultimi trimestri, nel confronto tendenziale si attenua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-76 mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,1 punti). La diminuzione degli inattivi riguarda soltanto le donne, soprattutto il Mezzogiorno, gli individui di 35-49 anni, e coinvolge quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso continuano a diminuire le transizioni da dipendente a termine a dipendente a tempo indeterminato (dal 24,3% al 16,5%). A fronte della riduzione complessiva delle transizioni dalla disoccupazione all’occupazione (-3,1 punti), i flussi dai disoccupati verso i dipendenti a tempo determinato aumentano (+0,9 punti). Riguardo agli inattivi, per le forze di lavoro potenziali è aumentata soprattutto la percentuale di quanti transitano verso la disoccupazione (dal 18,5% al 21,3% nei dodici mesi).

Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari all’1,1% sul trimestre precedente, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. Le ore lavorate per dipendente crescono (+0,2%) rispetto al trimestre precedente, mentre diminuiscono su base annua (-0,7%), anche se continua la flessione del ricorso alla Cassa integrazione. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente. In termini congiunturali si registra una diminuzione dello 0,1% delle retribuzioni e dello 0,5% degli oneri sociali e, quale loro sintesi, un calo dello 0,2% del costo del lavoro”.

Le ore complessivamente lavorate, nel secondo trimestre, superano quota 10,8 miliardi e crescono dello 0,5% sul trimestre e dell’1,4% sull’anno, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa. Per l’Istat si tratta del numero maggiore di ore lavorate dopo il quarto trimestre 2011 (10,9 miliardi). I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil.
Dopo tre trimestri di crescita, nel secondo trimestre del 2017 torna a diminuire il numero di disoccupati, la cui stima sarebbe scesa a 2 milioni 839 mila unità in base ai dati grezzi.

In base ai dati destagionalizzati, invece, il tasso si attesta all’11,2%, in calo di 0,4 punti rispetto al trimestre precedente. In entrambi i casi si registra un minimo dal 2012: in particolare, il tasso grezzo risulta il più basso dal secondo trimestre di quell’anno (quando era al 10,5%), mentre il tasso destagionalizzato è il più basso dal terzo trimestre del 2012 (era al 10,7%).

Nel secondo trimestre del 2017, il tasso di occupazione delle donne sale al 49,1% sulla base dei dati grezzi Istat (+0,6 punti in un anno), in crescita per il quarto trimestre consecutivo: segna così il livello più alto registrato nelle serie storiche iniziate nel 1977. Nonostante il recupero, la situazione occupazionale delle donne nel nostro Paese, secondo l’Istat, è tra le peggiori dell’Ue: nella media 2016 l’Italia è penultima tra i paesi Ue28, con un divario di 13,2 punti rispetto alla media, seguita soltanto dalla Grecia.

Il Presidente del Consiglio Gentiloni ha commentato: “Disoccupazione ai minimi dal 2012. Buoni risultati da jobs act e ripresa. Ancora molto da fare su lavoro ma tendenza incoraggiante”.

Infatti, ancora sono presenti situazioni preoccupanti come quella dei “neet”. Secondo i dati comunicati dall’OCSE da un rapporto sull’istruzione, in Italia i “neet” (i ragazzi tra i 15 ed i 29 anni non occupati né impegnati nello studio o nella formazione) raggiungono il 26% contro una media del 14% degli altri Paesi OCSE. Un ragazzo su quattro è “neet”. Peggio solo la Turchia con il 28%.
La situazione in Italia è più grave nel sud dove Sicilia e Calabria sono al 38% e la Campania al 35%. Dall’analisi dell’Ocse, l’Italia risulta ultima per la spesa pubblica nell’istruzione (7,1% nel 2014). Anche nella percentuale dei laureati l’Italia è al penultimo posto seguita dal Messico.

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