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Opinioni e commenti
 

Lavoro, sgravi contributivi in arrivo. Assegno sociale, requisiti e come fare domanda
Pubblicato il 20-09-2017


Lavoro

SGRAVI CONTRIBUTIVI IN ARRIVO

Sgravi contributivi in arrivo, con la legge di stabilità in via di approntamento, per favorire nuove assunzioni. Gli sgravi saranno riservati all’assunzione di giovani fino a 29 anni e la decontribuzione a favore dell’azienda dovrebbe arrivare a coprire fino al 50% dei contributi previdenziali, con un tetto massimo di 3.250 euro per 2 o 3 anni.

Gli sgravi saranno concessi solo a chi non ha licenziato nei 6 mesi precedenti l’assunzione e non procederà a licenziamenti nei 6 mesi successivi, così da evitare che le nuove assunzioni diventino un modo per rottamare altri lavoratori già in forza all’azienda.

Il governo sta valutando se limitare il divieto di licenziamento per 6 mesi più 6 pena la perdita di incentivo a lavoratori con la stessa mansione di quello assunto con gli sgravi o prevederlo per la totalità del personale dell’azienda che accede al beneficio.

Gli sgravi dovrebbero essere concessi anche se non aumentano gli occupati complessivi dell’azienda, purché venga rispettato il divieto di sostituire lavoratori già contrattualizzati con persone che costano di meno.

Nel 2017 scadono le agevolazioni per assunzioni al Sud e tra i 16-29enni previste dal programma Garanzia giovani. Per questi ultimi, come documentato dal rapporto sul precariato dell’Inps, le assunzioni sono state appena 21.800, 7mila delle quali a tempo determinato.
Nell’intero 2016, quando l’agevolazione contributiva era al 50% per tutte le assunzioni a tempo indeterminato, i giovani fino a 29 anni interessati dal fenomeno sono stati 129mila.

Previdenza giovani e assegno sociale

COSA CAMBIA

Dopo il recente incontro svoltosi tra governo e sindacati al ministero del Lavoro, in tema di trattamento pensionistico per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, l’ipotesi di lavoro ultima messa sul tavolo riguarda una pensione base di circa 500 euro. Cifra che potrà essere ottenuta a 66 anni e 7 mesi (riferimento attuale di chi va in pensione) se la persona avrà maturato 20 anni di contributi e un importo pensionistico pari ad almeno 1,2 volte l’assegno sociale (dunque, circa 540 euro).

Ma cos’è l’assegno sociale a cui invece si sta facendo riferimento in queste ore – e probabilmente anche tra pochi giorni, durante i prossimi appuntamenti tra sigle confederali ed esecutivo (previsti anche per il mese di ottobre) – nelle trattative? E che differenze ci sono tra questo strumento (che ha sostituito la ‘pensione sociale’) e un classico trattamento pensionistico?

Di cosa si tratta

– Intanto è una prestazione economica erogata a domanda e dedicata ai cittadini italiani e stranieri in condizioni economiche disagiate, con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge. Dal 1° gennaio 1996, si legge sul sito dell’Inps, l’assegno sociale ha sostituito la pensione sociale.

Soggetti beneficiari

– È rivolto a cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza e ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. I beneficiari devono percepire un reddito al di sotto delle soglie stabilite annualmente dalla legge.

Come si realizza

– Il pagamento dell’assegno inizia dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. Inoltre, ricorda l’istituto di previdenza, il beneficio ha carattere provvisorio e la verifica del possesso dei requisiti reddituali e di effettiva residenza avviene annualmente.

Quanto viene corrisposto

– L’importo dell’assegno è pari a 448,07 euro per tredici mensilità. Per il 2017 il limite di reddito è pari a 5.824,91 euro all’anno e 11.649,82 euro se il soggetto è coniugato. Hanno titolo a ricevere l’assegno in misura intera i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e i soggetti coniugati che hanno un reddito familiare inferiore al totale annuo dell’assegno.

Soglia reddituale

– Hanno diritto all’assegno in misura ridotta, viceversa, i soggetti non coniugati che hanno un reddito inferiore all’importo annuo dell’assegno e i soggetti coniugati che hanno un reddito familiare compreso tra l’ammontare annuo dell’assegno e il doppio dell’importo annuo dell’assegno. L’assegno non è soggetto alle trattenute Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche).

Decadenza

– L’assegno viene sospeso se il titolare soggiorna all’estero per più di 30 giorni. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è revocata. Non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile, quindi non può essere erogato all’estero.

Requisiti

– Per ottenere l’assegno, tutti i cittadini italiani e stranieri devono soddisfare i seguenti requisiti:

– 65 anni e 7 mesi di età;

– stato di bisogno economico;

– cittadinanza italiana;

– residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni in Italia.

Come fare domanda

– Va presentata online all’Inps attraverso il servizio dedicato (dove è possibile scaricare il manuale con le istruzioni per la compilazione). In alternativa, si può fare tramite: Contact Center al numero 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure 06.164.164 da rete mobile; infine, anche da enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Assegno minimo da 650 euro

PENSIONI, IL PIANO GIOVANI

Pensioni, governo e sindacati al lavoro. Sul tavolo c’è l’ipotesi di una riduzione della soglia del trattamento pensionistico minimo maturato per i giovani. È quanto è emerso dall’ultimo incontro avuto sul tema, durato circa 3 ore al ministero del Lavoro. Ovvero, si sta pensando di garantire un assegno di circa 650 euro nel caso in cui i contributi versati non abbiano raggiunto un livello tale da garantire la cifra. E questo attraverso un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo, ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota dell’assegno sociale.

“Abbiamo registrato una disponibilità del governo ad affrontare le questioni legate alla prospettiva previdenziale per i giovani e alla previdenza complementare”, ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. In particolare è stato evidenziato come “la base di una pensione adeguata non possa essere 1,5 volte l’assegno sociale (pari a 448,07 euro per tredici mensilità), ma che appunto la soglia vada rivista al ribasso”, soprattutto per chi ha una carriera discontinua o carente a livello delle retribuzioni. Si parla di 1,2 volte l’assegno sociale; quindi, circa 540 euro.

Meccanismo di garanzia

– E dal governo, ha rilevato anche il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, “ci è stato prospettato un intervento volto ad aumentare le possibilità di pensionamento dei lavoratori più giovani con pensioni esclusivamente contributive riducendo la soglia del trattamento pensionistico minimo maturato (da 1,5 a 1,2 volte l’assegno sociale) necessario per l’accesso alla pensione con 66 anni e 7 mesi e proponendo anche un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota dell’assegno sociale”.

Aspettativa di vita

– È però necessario, ha sostenuto ancora il sindacalista, “rimuovere anche il vincolo che lega la possibilità di pensionamento nel contributivo a 63 anni e 7 mesi al raggiungimento di una soglia di importo minimo della pensione pari a 2,8 volte il valore del l’assegno sociale ed eliminare l’aggancio dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, perché nel sistema contributivo i lavoratori vengono doppiamente penalizzati dato che l’aspettativa di vita incide sia sull’aumento dei requisiti pensionistici, sia sul calcolo della pensione attraverso la riduzione periodica dei coefficienti di trasformazione”.

Assegno sociale

– “Siamo parzialmente soddisfatti” dall’incontro con il Governo, ha dichiarato anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “C’è stato questo sforzo da parte del ministero di individuare la possibilità di un nuovo meccanismo che riguarda i coefficienti portandolo da 1,5 a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale e eventualmente anche quello del 2,8 ma riteniamo che sia necessario arrivare ad una soluzione entro il mese di settembre anche perché ad ottobre sarà presentata la finanziaria al Parlamento”, ha aggiunto Barbagallo.

Metodo contributivo

– Oggi, ha rimarcato ancora Petriccioli, “sono arrivate alcune ipotesi di soluzione da parte del Governo per migliorare l’accesso alla pensione dei giovani che avranno pensioni interamente calcolate col metodo contributivo ed alcune aperture per il rilancio della adesioni alla previdenza complementare e per la parificazione della tassazione delle prestazioni dei lavoratori pubblici al livello di quella dei privati. Sono ipotesi positive ma ancora non sufficienti per tenere insieme, secondo lo spirito dell’intesa del 28 settembre 2016, il necessario ripristino delle condizioni di flessibilità nell’accesso al pensionamento con il tema dell’adeguatezza dei trattamenti pensionistici”.

Poletti

– L’incontro al ministero si è svolto “in un clima positivo. È stato un lavoro utile e c’è un impegno a continuare il confronto” ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, evidenziando come gli incontri continueranno la settimana prossima. Sono già in agenda incontri il 5 sulle tematiche del lavoro, il 7 e il 13 settembre prossimo sui temi pensionistici.

Altri incontri

– La discussione odierna, rileva Poletti, “si è sviluppata sui temi previsti dalla fase 2 del confronto tra governo e sindacati. Sono state affrontate le problematiche legate ai giovani e in particolare alle carriere discontinue e al tema della previdenza complementare. È stata sviluppata una proposta e la discussione continuerà nei prossimi giorni”.

Carriere discontinue

– Una proposta, spiega, “che punta ad arrivare a costruire un percorso per i giovani che hanno carriere discontinue. Ci sono alcune opzioni in campo del tipo assistenziale e previdenziale per far fronte a questa situazione. Il tema è ancora aperto a discussione”. I sindacati, rileva Poletti, “hanno sottolineato la volontà di affrontare la questione dell’aspettativa di vita e noi abbiamo confermato la posizione del Governo su questo tema: il tema potrà essere discusso dal momento in cui l’Istat darà il quadro della situazione”.

Carlo Pareto

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