venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

MANOVRA IN CANTIERE
Pubblicato il 06-09-2017


manovra-finanziaria-apreFonti qualificate del MEF fanno sapere che la legge di stabilità 2018, che verrà discussa in autunno, sarà modulata su una correzione strutturale del deficit pari allo 0,3% del Pil, cosa che anche per la Commissione Europea non è più controversa. La Commissione sta lavorando con discrezionalità: “L’Italia farà lo 0,3% strutturale. La legge di stabilità sarà modulata sullo 0,3% strutturale”.

Potrebbe essere presentata con qualche giorno di anticipo rispetto alla tabella di marcia la Nota di aggiornamento al Def, che metterà nero su bianco per il miglioramento della crescita economica liberando nuove risorse in vista della Legge di Bilancio.

Il documento programmatico  è atteso per il 27 settembre, ma potrebbe approdare in Consiglio dei ministri poco prima, segno che il quadro delle stime sui conti pubblici è già chiaro e soprattutto non problematico.

La Commissione europea, sia per contrastare i venti del populismo in Europa, sia per la fiducia nel ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ed anche per non ripetere i danni provocati in Europa da un’applicazione miope dell’austerity, non intende contrastare il piano del governo di limitare l’aggiustamento del disavanzo del prossimo anno allo 0,3% del PIL. Il deficit 2018 dovrebbe dunque scendere all’1,8% contro l’1,2% indicato nelle stime di aprile, ma pur sempre in calo rispetto al 2,1% del 2017 e saldamente sotto il tetto del 3% fissato dalle norme Ue.

Una concessione non da poco quella di Bruxelles, a patto che il governo continui nell’impegno di consolidamento dei conti. Impegno che il titolare di via XX settembre perseguirà ma senza strozzare la crescita, che si appresta ad essere rivista al rialzo sulla scia del miglioramento delle stime, prima da parte delle maggiori organizzazioni internazionali (Fmi e Ocse) e in ultimo dall’Istat, che ritiene possibile una crescita dell’1,5% nel 2017, contro l’ultima stima del governo ad aprile a +1,1%.

Anche se la crescita accelera, l’alto debito pubblico impone comunque all’Italia un uso limitato delle risorse. Da qui la volontà di procedere con interventi mirati per giovani e imprese. La nuova legge di Bilancio dovrebbe infatti introdurre dal primo gennaio una decontribuzione strutturale al 50%, probabilmente triennale, ma sulla durata la discussione è ancora in corso, in favore dei giovani neoassunti, con l’auspicio che nel 2019 si possa mettere mano ad un taglio generalizzato del cuneo fiscale, ben più oneroso per le casse statali e dunque in questa prima fase accantonato.

Con riferimento all’IVA ed alle accise, in base alle stime dei tecnici del governo, il costo del nuovo sconto contributivo dovrebbe essere contenuto entro i 2 mld ogni anno, trattandosi di una misura permanente. In manovra vanno poi messi in conto circa 15 mld per sterilizzare i rialzi di Iva e accise; oltre 1 mld per finanziare il piano Industria 4.0; fino al 1 mld per il nuovo reddito di inclusione a sostegno delle fasce indigenti, tra le altre misure.

Se a queste si aggiungono le spese indifferibili, quelle per il rinnovo del contratto degli statali e le altre che entreranno nel menu da qui al varo della Finanziaria, l’entità complessiva del provvedimento non dovrebbe essere inferiore ai 22 mld di euro. Resta da vedere cosa accadrà poi sul fronte privatizzazioni, fortemente rallentate rispetto al piano iniziale di dismissioni pari allo 0,5% per il triennio 2016-2018.

Infatti per garantire agli statali un aumento contrattuale di 85 euro si starebbe pensando a una terza tranche di circa 1,5-1,6 miliardi, da stanziare in manovra, come aggiunta rispetto a quanto già previsto con le passate leggi di Bilancio. La cifra in questione sarebbe più alta rispetto alle stime circolate in precedenza (si è finora parlato di 1,2-1,3 miliardi).

Ovviamente, al momento, si tratta ancora di una stima su cui sono in corso verifiche. I contorni dello stanziamento devono essere ancora definiti, ma ci si aggira verso una cifra di 2,7-2,8 miliardi in totale, sommando anche quel che è stato dedicato ai rinnovi contrattuali nelle due legge di Bilancio passate (1,2 miliardi). Ad oggi, sempre secondo quanto si apprende, i fondi già disponibili arriverebbero a coprire circa 36-37 euro, mentre occorre arrivare a 85 euro. E’ questo, infatti, l’aumento pattuito con i sindacati nel novembre scorso, come incremento medio lordo mensile per il triennio 2016-2018.

Non manca l’ottimismo al MEF. Il capo della segreteria tecnica, Fabrizio Pagani, nel corso di ‘Italian Industry Day in Borsa Italiana’, ha detto: “Quest’anno con la crescita del Pil penso che possiamo fare meglio dell’1,5%”. Pagani ha specificato che si tratta di una opinione personale perché le stime del Ministero usciranno quando uscirà la nota di aggiornamento al Def.

Il MEF ha anche comunicato: “Nel periodo gennaio-luglio 2017 le  entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 247,7 miliardi di euro, in  aumento dell’1,6% (+3,87 miliardi) rispetto allo stesso periodo del 2016.

Nel confronto tra i due periodi viene segnalato che il gettito dei primi sette mesi dell’anno in corso risente del risultato di luglio influenzato dal differimento dei termini (dal 31 luglio al 21 agosto 2017) per il versamento delle imposte in autoliquidazione, delle imposte sostitutive e di tutti i tributi la cui scadenza di versamento coincide con quella del saldo delle dichiarazioni dei redditi per i titolari di reddito di impresa e per i lavoratori autonomi.

Neutralizzando gli effetti sul gettito della nuova modalità di pagamento del canone Tv attraverso la bolletta elettrica, i cui primi versamenti si sono registrati a partire dal mese di agosto 2016 (mentre nel 2017 i versamenti sono affluiti all’erario da gennaio), la crescita delle entrate tributarie nel periodo considerato risulta pari a +1,2%.

Le imposte dirette registrano un gettito complessivamente pari a 136.108 milioni di euro, con un aumento di 392 milioni di euro (+0,3%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le entrate Irpef ammontano a 104.955 milioni di euro, in crescita di 2.624 milioni (+2,6%) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente e da pensione che mostrano un aumento di 1.360 milioni di euro (+1,5%) in linea con la crescita tendenziale dell’occupazione.

Il risultato riflette anche gli effetti di alcune misure introdotte dalla Legge di Bilancio per il 2017 e, in particolare, l’aumento delle detrazioni per i pensionati di età inferiore a 75 anni, equiparate a quelle previste per i pensionati di età pari o superiore ai 75 anni e le revisioni al regime della tassazione dei premi di produttività. Si tratta di interventi di alleggerimento del carico tributario che riducono il gettito Irpef, sottolinea il Mef.

Gli introiti dell’Ires registrano una diminuzione di 1.059 milioni di euro (- 6,9%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il minor gettito è imputabile essenzialmente alla riduzione dell’aliquota dal 27,5% al 24%, prevista dalla legge di stabilità per il 2016, e ad altri provvedimenti come la maggiorazione degli ammortamenti e la più vantaggiosa deducibilità della svalutazione e delle perdite sui crediti delle banche e delle imprese di assicurazione.

All’andamento delle imposte dirette di gennaio-luglio 2017 ha contribuito anche il gettito derivante dalla collaborazione volontaria (voluntary disclosure), introdotta per favorire la regolarizzazione di capitali finora non dichiarati al fisco, che ha fatto registrare versamenti per 444 milioni di euro.

Per quanto riguarda le imposte indirette il gettito ammonta a 111.621 milioni di euro, in aumento del 3,2% (+3.479 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le entrate dell’Iva sono pari a 65.989 milioni di euro con un incremento di 2.793 milioni di euro (+4,4%).

Le entrate delle accise sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) mostrano un incremento di 246 milioni di euro (+1,8%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) ha generato entrate per 2.003 milioni di euro. Il gettito delle imposte indirette è stato influenzato positivamente anche dall’andamento positivo delle imposte sulle transazioni immobiliari (+266 milioni di euro, + 41,4%).

Il gettito relativo ai giochi, pari a 8.159 milioni di euro, presenta, nel complesso, una variazione negativa di 64 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2016.

Nello stesso periodo (primi sette mesi 2017) le entrate dell’Iva sono pari a 65.989 milioni di euro, con un incremento di 2.793 milioni di euro (+4,4%). L’andamento è positivo sia per la componente dell’Iva sugli scambi interni (+2,8%) sia per quella sulle importazioni (+18,0%). Il gettito dell’Iva sugli scambi interni riflette per 5.889 milioni l’applicazione dello split payment.

Un approfondimento chiarificatore è necessario sulla decontribuzione strutturale del 50%  degli oneri previdenziali, quella che i giovani potranno utilizzare per tre anni in caso di assunzione a tempo indeterminato. È il ministro del lavoro Giuliano Poletti, al termine dell’incontro con Cgil Cisl e Uil, a disegnare la bozza di intervento al centro del tavolo di confronto. Ancora non è però stata individuata la platea dei giovani interessati, l’età cioè da cui decorrerebbe la decontribuzione, così come è ancora da approfondire il tetto dell’incentivo.

Soddisfatto dall’esito del confronto e del clima positivo e costruttivo il ministro Poletti ha detto: “L’intervento sarà strutturale perché accompagnerà sempre i giovani individuati per tre anni. Sarà cioè un diritto individuale che il giovane mantiene per tutti gli anni in cui resta all’interno della fascia di età da individuare. Prevederemo una norma che blocchi i licenziamenti scorretti al termine del triennio”.

Governo e sindacati starebbero lavorando, a quanto si apprende, ad una sorta di clausola di salvaguardia con cui disinnescare gli eventuali comportamenti illegittimi delle aziende. Sul tavolo perciò anche la possibilità di prevedere per quelle aziende che licenzino al termine del periodo di decontribuzione la restituzione integrale di tutti i contributi non pagati in virtù della agevolazione. Il tema comunque sarà approfondito nel corso di una nuova serie di incontri tecnici che proseguiranno ancora per un paio di settimane.

Sull’ipotesi di una possibile impennata dei licenziamenti, comunque, il ministro afferma: “Mi sembra poco razionale che un’azienda assuma e formi un dipendente per poi licenziarlo. Il tema comunque ci sta. La strutturalità dell’intervento, inoltre, il fatto che la decontribuzione ci sarà sempre, eviterà anche un’altra bolla, quella che portava le aziende a concentrare le assunzioni in corrispondenza del periodo previsto per gli incentivi. La discussione comunque è ancora totalmente aperta. Gli interventi sulla occupazione giovanile non si esauriscono in un solo strumento, ma faranno parte di un ventaglio di iniziative che vedrà anche l’apporto di Garanzia Giovani, di un intervento per rafforzare gli Istituti Tecnici superiori, e degli incentivi che il governo metterà in campo per quel che riguarda il lavoro 4.0”.

Sul tavolo dell’incontro anche il neonato assegno di ricollocamento e la sua partenza a regime. Un assegno che nelle intenzioni di governo e sindacati potrebbe essere utilizzato anche nella gestione degli esuberi in aree di crisi. L’assegno di ricollocazione potrebbe essere anticipato a quei lavoratori ancora in Cig ma destinati alla Naspi per cercare di collocarli prima che accedano alla disoccupazione. In proposito Poletti ha chiarito: “Un intervento questo, su base volontaria e garantito da un espresso accordo tra le parti”. A breve saranno convocate anche le associazioni di impresa, Confindustria in testa. Sempre in tema di ammortizzatori governo e sindacati hanno analizzato anche il Fis, il fondo di integrazione salariale che supporta i lavoratori di quei settori esclusi dall’utilizzo della Cig. I sindacati hanno denunciato sempre la lentezza dell’intervento. In merito a questo argomento, Poletti ha concluso: “Ci sarà un incontro dedicato perché l’intervento ha bisogno di una verifica puntuale”.

Tempi duri si prospettano invece per i giochi pubblici d’azzardo. Un taglio drastico alle ‘slot machine’, a cominciare dai generalisti secondari e dai bar e tabacchi, per arrivare, in tre anni, alla riduzione delle attività nelle quali si scommette e si gioca. E’ questo il manifesto della lotta al gioco d’azzardo che il governo ha delineato e che sembra completare quanto stabilito dal decreto attuativo pubblicato qualche giorno fa sulla Gazzetta Ufficiale, che impone la riduzione del 35% delle macchinette disseminate nello Stivale.

Il decreto, approvato nella manovra di aprile, prevede la riduzione delle slot, che dovranno passare dalle attuali 400mila a circa 265mila, con un taglio di circa 135mila unità e avverrà in due step: il 15% entro la fine di quest’anno, mentre il restante 19% entro il 30 aprile 2018. Ma la stretta sul gioco d’azzardo non si ferma qui e porta la firma del sottosegretario all’Economia  Pier Paolo Baretta, che domani, in vista della Conferenza Stato Regioni, intende proporre anche il dimezzamento in tre anni degli attuali 98mila punti di gioco.

Recentemente, Baretta, a margine della tavola rotonda ‘Istituzioni e azzardo in Italia’ tenutasi a Milano, ha detto : “L’insieme della riforma è un primo tassello, ma il riordino rappresenta, tuttavia, un’importante inversione di tendenza da parte del Governo, che deve essere consolidata perché non resti fragile”.

Baretta ha spiegato : “Il dimezzamento dei punti gioco ridurrà la pressione sul territorio. Inoltre, è preferibile realizzate una dislocazione equilibrata che non porti a concentrazioni nelle periferie urbane. Mi auspico che giovedì, in sede di Conferenza unificata, si raggiunga un accordo. Solo così saremo in grado di occuparci di altre criticità che restano aperte. A partire dal divieto di pubblicità”.

I punti vendita oggi abilitati all’installazione delle macchine (non tutti necessariamente ne detengono) attualmente sono circa 100mila. Si tratta, nello specifico, di circa 56mila bar e oltre 13mila tabacchi. Per non parlare delle 29.600 sale e punti gioco, di cui 8mila esercizi generalisti secondati, 2.800 sale di videolottery, 200 sale Bingo, 5mila sale giochi, 5.600 negozi e 8mila corner.

A regime, si legge nella proposta, sul territorio nazionale saranno presenti un massimo di 18mila sale, comprensive di quelle attualmente esistenti, e un numero massimo di 30/35mila esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione per la vendita di gioco pubblico.

Nel Def per il 2018 ed in altri provvedimenti ad esso collegati, ci sarebbero sufficienti elementi che potrebbero farci ben sperare per il prossimo futuro.

Salvatore Rondello

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