venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Curiamoci del ‘Minoritarismo’
Pubblicato il 20-09-2017


Alcuni mesi  fa, nell’ultima segreteria nazionale tenutasi  a inizio estate, nella quale  abbiamo discusso sulle prospettive politiche, ho sostenuto e ribadisco oggi che il Pd e Renzi hanno esaurito la loro spinta propulsiva riformatrice e intendono solo governicchiare senza più affrontare le criticità del nostro sistema e senza avere un vero progetto strategico.

Il Pd è nato in un sistema bipolare  e  in un sistema a più poli  rischia di non avere alcun senso come progetto politico. La fusione a freddo di Veltroni fra la cultura comunista e la sinistra dc  alla base della nascita del Pd si fondava  sulla esclusione predefinita  della cultura socialista e laica  da questo progetto  e non a caso da anni  assistiamo a  cerimonie celebrative della nostra storia che mirano a cancellare il ruolo dei socialisti e dei laici,messe in opera da un sistema mediatico complice in questa operazione tendente a cancellare dalla memoria degli italiani i meriti storici del socialismo e del laicismo .Uno stravolgimento della realtà che fa apparire risultati storici come  l’ingresso nellaNato,la costruzione europea, lo statuto dei lavoratori, la scuola per tutti, la programmazione economica, la nazionalizzazione dell’Enel, o la liberazione dal nazifascismo e la carta costituzionale come successi scaturiti dall’opera esclusiva del partito comunista da una parte e della Democrazia cristiana dall’altra, come che Il Psi il Pri il Pli e il Psdi non fossero mai esistiti.
Nel campo socialista sembra che il Pd sia sempre stato membro del Pse e che il partito socialista ne sia ospite.È ora di dire basta a tutto questo.Non si tratta di alzare bandiere e simboli,si tratta solo di rivendicare con forza la nostra storia  e mettere in campo strategie e operazioni politiche che pur pressupponendo come ineludibile l’alleanza con il pd ,consentano al partito di  avere autonomia e di alzare il suo potere contrattuale. E l’unico modo per farlo è cominciare a farlo a partire dai territori e a livello nazionale cominciare a  ritagliarci insieme a Pisapia e al mondo vasto del civismo esempio Zedda, Padova, del mondo dei difensori dei diritti civili, penso ad esempio a Englaro, Maria Coscioni, un ruolo di ponte e cerniera con il Pd, che non sia solo subalterno ed in attesa solo delle loro scelte anche in tema di legge elettorale.
Se non prendiamo l’iniziativa noi costringeremo Pisapia da un lato a scegliere di stare con gli antagonisti del Pd e da un lato a fare da solo un accordo politico con il Pd.
Siccome spesso il Direttore ci sprona, voglio dirgli una cosa che ho imparato da ragazzo e da dirigente sindacale della Uil e che mi ha insegnato  Benvenuto: un conto è essere minoranza ed essere piccoli, un conto è il minoritarismo, bene io vorrei che il Psi si curasse da questa malattia che ci pervade a tutti i livelli e ci consuma.
Marco Andreini
Segreteria Nazionale Psi
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Commenti all'articolo
  1. E’ anche possibile che talvolta si scelga il “minoritarismo” per necessità, o per tattica, ossia per ingraziarsi e rassicurare il cugino “maggiore”, e convincerlo che non gli si dà in alcun modo ombra, così da renderlo poi abbastanza generoso col “minore”, in termini di posti, incarichi, candidature.

    Niente di nuovo sotto il sole, nel senso che ci può stare anche una qualche dose di “opportunismo”, e tatticismo, qualora venisse effettivamente praticato, ma a me sembra che il “rivendicare con forza la nostra storia” non debba restare confinato all’interno dei rapporti tra i partiti, al solo fine di “alzare il potere contrattuale”, ma raggiungere piuttosto il corpo elettorale, cercando di far capire che i socialisti avevano “un vero progetto strategico”, e sapevano “governare” le grandi questioni dell’epoca (diversamente dalla percezione che si ha oggi, rispetto ai “decisori” politici dei nostri giorni)..

    E’ un percorso sicuramente non semplice, e non breve, ma nel quale ciascuno può dare il proprio contributo nella sua quotidianità, come può e riesce, e potrebbe anche succedere che attraverso questa azione capillare vengano via via riconosciuti i “meriti storici del socialismo”, e possa esservi una sua rivalutazione e “rimonta”, nel comune sentire, accompagnata semmai da un eventuale e rinnovato consenso elettorale.

    Questa mi sembra essere d’altronde l’unica strada per riacquistare una vera autonomia, senza subalternità, e senza dover prendere alcuna iniziativa per “costringere” chicchessia ad allearsi con l’uno o con l’altro (dicevo dei tempi non brevi, ma talora in politica vi sono anche inversioni di tendenza impensabilmente accelerate).

    Da ultimo, bene ha fatto a mio avviso l’Autore nel ricordare la volontà di “oscurare” partiti storici, come se “Il Psi il Pri il Pli e il Psdi non fossero mai esistiti”, mentre la loro cultura politica è invece servita non poco a ricostruire un Paese che veniva dalle macerie e dalle profonde lacerazioni e ferite lasciate dagli eventi bellici.

    Paolo B. 21.09.2017.

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