lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Messico, la terra trema ancora, 273 morti
Pubblicato il 22-09-2017


terremoto messicoIl Messico ancora sconvolto da un sisma che sembra non voler cessare. È iniziata la conta dei morti, ma stamattina alle 5.30 ora locale, la terra ha tremato ancora: c’è stata una scossa di magnitudo 5.5 con epicentro El Dorado, nel sud ovest del Paese.
A tre giorni dalla prima scossa, le squadre di soccorso (civili, militari, ma anche volontari) lavorano intanto senza sosta attorno agli edifici crollati. Anche se sono 72 le ore, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui si può trovare viva una persona sotto le macerie.
Il Presidente messicano ha elogiato il lavoro dei soccorritori. “La priorità è ancora salvare vite e fornire assistenza medica a coloro che ne hanno bisogno”, ha detto Peña Nieto, che ha ringraziato per i messaggi di solidarietà ricevuti dai diversi paesi in tutto il mondo. “Il Messico ha risposto integralmente e con solidarietà”, ha poi sottolineato, aggiungendo che il lavoro di risposta al terremoto sarà effettuato in tre fasi: il sostegno alle vittime, il censimento dei danni e la ricostruzione, che comporterà la demolizione di edifici con “danni strutturali irreparabili”. Continua ad aumentare il bilancio dei morti: le persone che hanno perso la vita sono 273, ha precisato il responsabile della Protezione civile Luis Felipe Puente. Le autorità hanno infatti contato 137 morti a Città del Messico, l’area più colpita dalla scossa di martedì, 73 nello Stato di Morelos, 43 in quello di Puebla, 13 nello Stato del Messico, 6 in Guerrero e 1 ad Oaxaca.

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Commenti all'articolo
  1. Osservare le deformazioni del suolo con l’aiuto dei satelliti e misurare livello e composizione chimica dell’acqua che scorre nel sottosuolo sono due delle vie che la ricerca ha cominciato a percorrere – si legge sulla Gazzetta di Modena – in cerca dei possibili indizi dell’arrivo di un terremoto. Accanto a queste, si cerca di ricostruire la sequenza di eventi innescata dalla rottura di una faglia per mettere a punto un sistema di allerta precoce. La prima ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, è coordinata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e condotta con le università di Cassino e L’Aquila. Le immagini dei satelliti radar mostrano una depressione del suolo di 1,5 cm iniziata nel 2006 nella stessa area dell’epicentro del terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009. Per Marco Moro, coordinatore della ricerca, la possibile relazione tra la deformazione del suolo e l’arrivo di un terremoto “va verificata su altri sismi” e perciò si sta trovando un accordo con società specializzate in analisi dei dati satellitari per studiare terremoti avvenuti in zone con caratteristiche geodinamiche diverse. In Italia le ricerche potrebbero concentrarsi nelle cosiddette zone di “lacuna sismica”, in cui le faglie sono ferme da troppo tempo. Un secondo studio ha analizzato la variazione nella composizione chimica dell’acqua, con la comparsa di elementi quali arsenico, cromo, vanadio e ferro: fenomeno osservato dal maggio 2016 nella piana di Sulmona, in Abruzzo.

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