mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

OGM. L’Ue richiama l’Italia sul divieto nella coltivazione
Pubblicato il 13-09-2017


gmLe istituzioni dell’Ue non possono adottare misure di emergenza contro gli Ogm, quali il divieto di coltivazione, se i prodotti non comportano “un grave rischio per la salute umana”. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, agricoltore penalmente perseguito nel nostro Paese perché nel 2014 piantò mais Ogm autorizzato dall’Ue nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione. Dinanzi al tribunale di Udine a carico dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato che, assieme a Leandro e Luciano Taboga, erano stati accusati dalle autorità italiane di avere messo a coltura la varietà di mais geneticamente modificato (MON 810), in violazione della normativa nazionale che ne vieta la coltivazione.
La Corte Europea di Giustizia ha così chiuso definitivamente la “querelle interpretativa” dell’articolo 34 del regolamento europeo (n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003) relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, nonché degli articoli 53 e 54 del regolamento n. 178/2002 (del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002), che stabilisce i principi e i requisiti generali per la sicurezza alimentare.
La Corte ricorda anche che in quell’occasione l’Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. “Sulla base di un parere scientifico emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais MON 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano”.
La Corte ricorda “che tanto la legislazione alimentare dell’Unione quanto la legislazione dell’Unione concernente gli alimenti e i mangimi geneticamente modificati sono volte ad assicurare un livello elevato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori, garantendo al contempo l’efficace funzionamento del mercato interno, del quale la libera circolazione degli alimenti e dei mangimi sicuri e sani costituisce un aspetto essenziale”. “Il principio di precauzione, inoltre – sottolinea la Corte – che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure”.
Plaude alla sentenza l’Associazione Coscioni. “La decisione della Corte del Lussemburgo sull’atto di disobbedienza civile di Fidenato, iscritto Associaizone Luca Coscioni – e dei Taboga – ha affermato l’Associazione Luca Coscioni in una nota – solleva l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche”. Mentre resta contrariato la Coldiretti. “L’Italia è tra la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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