venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pfas nell’acqua. Il Veneto chiede lo stato d’emergenza
Pubblicato il 26-09-2017


pfasLa Regione Veneto chiede di avocare a sé le competenze per affrontare la “contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche” che preoccupa centinaia di migliaia di cittadini. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha chiesto, in relazione all’allarme Pfas, la deliberazione dello Stato di emergenza con poteri commissariali con una lettera, inviata il 19 settembre scorso, al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Gianluca Galletti. Nella missiva, datata 19 settembre, il giorno successivo alla nota del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute che respingeva la richiesta della Regione Veneto di fissare limiti nazionali per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche, Zaia ha ribadito la richiesta di riduzione dei limiti a livello nazionale, e ha chiesto lo sblocco dei fondi statali (80 milioni) necessari alla realizzazione di nuovi acquedotti che permettano di portare acqua di buona qualità nelle zone colpite.
Nel testo, la Regione risponde anche indirettamente alle critiche sui ritardi accumulati negli anni (il primo allarme data infatti 2013) dicendo di “aver messo in atto ogni possibile sforzo per affrontare nel modo più adeguato la situazione, mantenendo un flusso informativo costante e trasparente”. Ieri era arrivato l’annuncio della fissazione di nuovi limiti, ” i più drastici esistenti al mondo” secondo Zaia, ai composti inquinanti. “Non è vero – aveva subito risposto Greenpeace -. I limiti non sono i più bassi neppure in Europa, visto che in Svezia sono pari a 90 nanogrammi per litro per tutti i Pfas, sia a catena corta che a catena lunga, mentre in Veneto, una volta in vigore il nuovo provvedimento, saranno pari a 390”.
Dall’allarme lanciato dal Ministero nel 2013, presentando uno studio del Cnr, il Veneto si pone dunque come realtà all’avanguardia in Italia, pur richiedendo la fissazione di limiti nazionali, come avviene in Germania e Svezia. “Ci sono voluti – commenta al riguardo Zaia – ben quattro mesi per ricevere da Roma una risposta sulla nostra richiesta formale e ci è stato detto, appunto, che solo noi abbiamo questo problema e di attivarci direttamente per fissare i limiti. Stiamo sondando un ambiente nuovo, per cui abbiamo fissato spannograficamente questi limiti. Non ci stiamo a essere trattati come guastafeste, anche se siamo pronti ad un lavoro di squadra con Roma per la fissazione di limiti nazionali. Siamo pronti a correggere il tiro, ma, se questi saranno più alti, in ogni caso, noi rimarremo sulle nostre posizioni, pur sapendo che ci aspetta un dialogo non facile con i consorzi e costi per almeno un milione l’anno nella sola zona rossa, che comunque metteremo in seguito sul conto di chi verrà condannato”.
“La gravità e l’estensione dell’inquinamento da Pfas in Veneto, e in particolare nelle province di Vicenza Verona e Padova, richiedono una stretta e leale collaborazione tra tutte le istituzioni per essere affrontate in modo risolutivo. Non servono certo polemiche legate più a questioni di consenso per il referendum consultivo del Veneto che alla tutela dell’ambiente e della salute”.
È quanto sollecitano una interrogazione ai ministri dell’ambiente e della salute Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente e Alessandro Bratti (PD), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ed esse correlate.

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