martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Referendum Veneto. Al via comitato per astensione
Pubblicato il 04-09-2017


nencini fantoSi è riunito sabato 2 settembre a Vicenza, alla presenza del Segretario nazionale Nencini, il Direttivo regionale del PSI del Veneto. All’OdG il referendum del 22 ottobre.
Al termine di un’approfondita riflessione, il Direttivo regionale, verificato il numero legale, ha approvato all’unanimità la seguente delibera: “Chi desidera maggiore autonomia utilizzi gli strumenti esistenti: gli articoli 116 e 117 della Costituzione. Li dentro c’è già tutto per richiedere una gestione più diretta di una serie di materie importanti. Il PSI del Veneto rifiuta l’uso strumentale del referendum come mezzo di propaganda di una parte politica. Si tratta di una spesa inutile ed imposta a tutti i residenti del Veneto.
Il referendum della Lega infatti non permette di accedere ad alcun vantaggio fiscale e neppure di accelerare un processo che determini maggior autonomia.

Il PSI del Veneto quindi, dà vita al “comitato socialista per l’astensione” con lo scopo di avviare iniziative volte a svelare ai cittadini residenti in Veneto l’inganno politico che il referendum rappresenta.

Il comitato socialista per l’astensione dovrà connettersi con quello lombardo per verificare la possibilità di azioni comuni”

Il Segretario Nencini ha poi partecipato, nell’ambito della festa di “Fornaci Rosse”, al dibattito dal titolo “Referendum-farsa: le ragioni dell’astensione”.
Al dibattito, organizzato a Vicenza dall’Associazione culturale “Nuova Sinistra”, hanno partecipato l’Eurodeputata Elly Schlein (Possibile), i Consiglieri regionali Graziano Azzalin (PD) e Piero Ruzzante (MdP) ed il Presidente del Comitato veneti per l’astensione, Stefano Poggi.

Il Segretario ha spiegato come il referendum non abbia alcun valore pratico né porti alcun vantaggio fiscale poiché tra le materie oggetto di maggior autonomia non c’è e non potrebbe esserci quella tributaria. La Costituzione stabilisce il percorso da seguire per ottenere una maggior forma di autonomia ma su ben altre materie, beni culturali, istruzione ed ambiente le più importanti. Un percorso stabilito dalla nostra Costituzione che prevede la consultazione degli Enti Locali e poi una trattativa tra Regione e Governo. Un percorso su cui il referendum nulla può fare ma che Zaia avrebbe potuto già avviare, ma non lo ha fatto, neppure quando al Governo era il centrodestra. Tutto ciò, Zaia in Veneto e Maroni in Lombardia, ben lo sanno. Perché allora questa consultazione dispendiosa (costerà a tutti i residenti in Veneto oltre 1 milione di euro in pubblicità ed organizzazione) ed inutile? Probabilmente perché si tratta dell’avvio della campagna elettorale di Zaia e della Lega per le politiche.

Luca Fantò

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