giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Regeni, la Realpolitik e i dubbi su Cambridge
Pubblicato il 04-09-2017


Giulio-RegeniIl ministro degli Esteri ha parlato alle commissioni riunite di Camera e Senato tornando sul caso del giovane ricercatore ucciso in Egitto, Giulio Regeni. “L’Egitto – ha detto alle commissioni riunite Angelino Alfano – è un partner ineludibile dell’Italia, così come l’Italia è imprescindibile per l’Egitto”.
“Nonostante questo, il giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni i rapporti bilaterali hanno subito un duro colpo, l’omicidio Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per un intero paese”, ha aggiunto.
Tuttavia Alfano non torna indietro sulla decisione di riprendere i ‘normali’ rapporti con l’Egitto, già dallo scorso 14 agosto la Farnesina aveva annunciato il ritorno dell’ambasciatore al Cairo, richiamato nell’aprile del 2016 a causa della mancata collaborazione sul caso di Giulio Regeni. “Durante tutti questi mesi” è stato mantenuto “costante il livello di interlocuzione con i genitori di Giulio”, ha detto il ministro che ha sottolineato un punto: “È impossibile per i nostri Paesi non avere un’interlocuzione politico-diplomatica di alto livello”. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto Alfano – è giungere alla verità sulle circostanze che hanno portato alla morte di Giulio Regeni. Una verità vera e non di comodo”. “Gli ultimi sviluppi segnano ulteriori passo avanti nella collaborazione” tra Italia ed Egitto. “Il governo italiano ha sostenuto con passo politico-diplomatico il lavoro investigativo della procura di Roma. Continueremo a sostenere la Procura di Roma nella ricerca della verità”.
“Inviando al Cairo un diplomatico di comprovato livello come l’ambasciatore Giampaolo Cantini, il governo intende rafforzare l’impegno politico e morale per la ricerca della verità sulla scomparsa di Giulio” Regeni. “Cantini ha ricevuto istruzioni precise – ha aggiunto – dovrà seguire in via prioritaria le indagini sul caso”.
La decisione del Ministro degli Esteri è stata accolta con favore dalla presidente del Comitato Diritti umani della Camera, Pia Locatelli che ha affermato: “I diritti umani non si difendono ritirando senza scadenza l’ambasciatore. Seguendo questa scuola di pensiero, probabilmente verrebbero chiuse le ambasciate in quasi tutto il mondo fatta eccezione per l’Europa e pochi altri Paesi”. Ha detto la deputata Psi, a margine dell’Audizione del Ministro Alfano in Commissione Esteri. “Il rinvio del nostro ambasciatore può, al contrario servire proprio a stimolare gli organismi competenti per ricercare la verità e a impedire che tutto finisca pian piano nel dimenticatoio. Purtroppo su questa vicenda è stata fatta una polemica tanto sterile, quanto strumentale che può danneggiare non solo il Governo e la maggioranza, ma anche il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo”.
Ma se sui rapporti tra Egitto e Italia, Roma sembra aver trovato una soluzione, restano invece ancora forti dubbi sull’operato inglese nella faccenda. Sull’intricato caso che ha portato alla tortura e alla morte del giovane ricercatore resta tutt’ora l’opacità che riguarda il mandato che l’Università di Cambridge affidò a Regeni. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, durante l’intervento alle commissioni Esteri di Camera e Senato ha infatti chiesto al riguardo: “Giulio Regeni era un cittadino italiano. Ma quando è stato assassinato era in Egitto per incarico dell’università inglese di Cambridge per conto della quale svolgeva un lavoro che gli era stato commissionato per obiettivi che, sino a prova contraria, dobbiamo ritenere di esclusivo interesse scientifico. Questo è un punto delicatissimo che va chiarito in profondità e con la massima sollecitudine”, ha spiegato Zanda. “Non c’è ancora la necessaria chiarezza sulla strategia e sul costume didattico dell’Università di Cambridge nel commissionare ai suoi studenti ricerche con profili politici così delicati”, ha poi sottolineato il senatore dem. “Non sappiamo quale fosse sino in fondo il mandato di ricerca di Giulio Regeni che però era tale da mettere a rischio la sua stessa incolumità”.

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